La fecondità dello Spirito – Venerdì della VIII settimana del Tempo Ordinario (Anno pari)

La fecondità dello Spirito – Venerdì della VIII settimana del Tempo Ordinario (Anno pari)

28 Maggio 2026 0 Di Pasquale Giordano

Venerdì della VIII settimana del Tempo Ordinario (Anno pari)
1Pt 4,7-13 Sal 95

Concedi, o Signore, che il corso degli eventi nel mondo
si svolga secondo la tua volontà di pace
e la Chiesa si dedichi con gioiosa fiducia al tuo servizio.
Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio,
e vive e regna con te, nell’unità dello Spirito Santo,
per tutti i secoli dei secoli.

Dalla prima lettera di san Pietro apostolo 1Pt 4,7-13
Siate buoni amministratori della multiforme grazia di Dio.

Carissimi, la fine di tutte le cose è vicina. Siate dunque moderati e sobri, per dedicarvi alla preghiera. Soprattutto conservate tra voi una carità fervente, perché la carità copre una moltitudine di peccati. Praticate l’ospitalità gli uni verso gli altri, senza mormorare.
Ciascuno, secondo il dono ricevuto, lo metta a servizio degli altri, come buoni amministratori della multiforme grazia di Dio. Chi parla, lo faccia con parole di Dio; chi esercita un ufficio, lo compia con l’energia ricevuta da Dio, perché in tutto sia glorificato Dio per mezzo di Gesù Cristo, al quale appartengono la gloria e la potenza nei secoli dei secoli. Amen!
Carissimi, non meravigliatevi della persecuzione che, come un incendio, è scoppiata in mezzo a voi per mettervi alla prova, come se vi accadesse qualcosa di strano. Ma, nella misura in cui partecipate alle sofferenze di Cristo, rallegratevi perché anche nella rivelazione della sua gloria possiate rallegrarvi ed esultare.

La carità che custodisce la comunità
Questo brano appartiene alla sezione esortativa rivolta alle comunità cristiane chiamate a vivere la fede in un tempo di prova e di ostilità. L’apostolo invita i credenti a riconoscere che “la fine di tutte le cose è vicina”: non come annuncio di paura, ma come richiamo a vivere il presente con intensità evangelica. Per questo Pietro insiste sulla sobrietà, sulla preghiera, sull’ospitalità e soprattutto sulla carità fraterna, presentata come il segno concreto di una comunità abitata dalla grazia di Dio. La Chiesa proclama questa pagina come invito a comprendere che la vita cristiana non consiste soltanto nell’attesa del Signore, ma nella trasformazione quotidiana delle relazioni. La sofferenza e la prova non diventano motivo di chiusura, ma occasione per partecipare alla gloria di Cristo. La comunità credente è così chiamata a diventare spazio di servizio reciproco e di speranza condivisa.

Salmo responsoriale Sal 95
Tua è la gloria, Signore, nei secoli.

Dite tra le genti: «Il Signore regna!».
È stabile il mondo, non potrà vacillare!
Egli giudica i popoli con rettitudine.
Gioiscano i cieli, esulti la terra,
risuoni il mare e quanto racchiude;
sia in festa la campagna e quanto contiene,
acclamino tutti gli alberi della foresta.
Davanti al Signore che viene:
sì, egli viene a giudicare la terra;
giudicherà il mondo con giustizia
e nella sua fedeltà i popoli.

Tua è la gloria, Signore, nei secoli
Il Salmo 95 appartiene al gruppo degli inni di regalità del Signore presenti nel Salterio. È un canto universale che proclama Dio re della storia e giudice giusto delle nazioni. Tutta la creazione — il mare, la terra, gli alberi della foresta — viene coinvolta nella lode, perché il Signore viene a ristabilire la giustizia e la pace. Il salmo celebra così la sovranità di Dio non come dominio oppressivo, ma come manifestazione della sua fedeltà e della sua rettitudine. Dopo l’invito di Pietro a vivere nella carità e nella vigilanza, il salmo allarga lo sguardo verso il compimento finale della storia; il Signore viene e il suo giudizio sarà verità e giustizia. La comunità cristiana può vivere con fiducia e perseveranza perché sa che la storia appartiene a Dio e che la sua gloria si manifesterà pienamente nel Cristo risorto.

Dal Vangelo secondo Marco Mc 11,11-25
La mia casa sarà chiamata casa di preghiera per tutte le nazioni. Abbiate fede in Dio!

[Dopo essere stato acclamato dalla folla, Gesù] entrò a Gerusalemme, nel tempio. E dopo aver guardato ogni cosa attorno, essendo ormai l’ora tarda, uscì con i Dodici verso Betània.
La mattina seguente, mentre uscivano da Betània, ebbe fame. Avendo visto da lontano un albero di fichi che aveva delle foglie, si avvicinò per vedere se per caso vi trovasse qualcosa ma, quando vi giunse vicino, non trovò altro che foglie. Non era infatti la stagione dei fichi. Rivolto all’albero, disse: «Nessuno mai più in eterno mangi i tuoi frutti!». E i suoi discepoli l’udirono.
Giunsero a Gerusalemme. Entrato nel tempio, si mise a scacciare quelli che vendevano e quelli che compravano nel tempio; rovesciò i tavoli dei cambiamonete e le sedie dei venditori di colombe e non permetteva che si trasportassero cose attraverso il tempio. E insegnava loro dicendo: «Non sta forse scritto:
“La mia casa sarà chiamata
casa di preghiera per tutte le nazioni”?
Voi invece ne avete fatto un covo di ladri».
Lo udirono i capi dei sacerdoti e gli scribi e cercavano il modo di farlo morire. Avevano infatti paura di lui, perché tutta la folla era stupita del suo insegnamento. Quando venne la sera, uscirono fuori dalla città.
La mattina seguente, passando, videro l’albero di fichi seccato fin dalle radici. Pietro si ricordò e gli disse: «Maestro, guarda: l’albero di fichi che hai maledetto è seccato». Rispose loro Gesù: «Abbiate fede in Dio! In verità io vi dico: se uno dicesse a questo monte: “Lèvati e gèttati nel mare”, senza dubitare in cuor suo, ma credendo che quanto dice avviene, ciò gli avverrà. Per questo vi dico: tutto quello che chiederete nella preghiera, abbiate fede di averlo ottenuto e vi accadrà. Quando vi mettete a pregare, se avete qualcosa contro qualcuno, perdonate, perché anche il Padre vostro che è nei cieli perdoni a voi le vostre colpe».

La fecondità dello Spirito
Sullo sfondo di questa pagina del vangelo c’è il tempio di Gerusalemme, meta del pellegrinaggio di Gesù e di ogni pio Israelita. Avrebbe dovuto essere la «casa di preghiera per tutti i popoli», come aveva promesso Isaia, invece era diventato «un covo di ladri», come aveva denunciato già il profeta Geremia. L’insegnamento di Gesù spiega con le parole dei profeti il gesto della cacciata dei mercanti dal tempio che suscita l’irritazione delle autorità religiose e la loro determinazione ad ucciderlo. La scena centrale è racchiusa da altre due nella quali il protagonista è un albero di fichi, prima pieno di foglie ma senza frutti e poi seccato fin dalla radice. Alla luce di ciò che è descritto nella scena centrale appare chiaro che il fico rappresenta il tempio, ma più in generale la religiosità ebraica poggiata sul culto del santuario di Gerusalemme. Nella fame di Gesù c’è il desiderio di Dio di gustare i frutti della giustizia operata dagli uomini e invece non trova altro che appariscenza senza contenuto, riti senza pietà, culto senza fede. La maledizione di Gesù non è una condanna, ma è la rivelazione di ciò che accade quando non si matura nella fede, si coltiva l’apparenza e la esteriorità, senza prendersi cura della propria vita spirituale. Come un corpo senza anima è morto e si corrompe, così la fede senza lo Spirito Santo che la vivifica e la rende feconda si condanna alla sterilità e a spegnersi.
Gesù si avvicina all’albero e cerca frutti pur sapendo che non è il tempo dei fichi. Questo potrebbe giustificare un probabile rimprovero rivolto a Dio con il quale ci lamentiamo perché sembra esigere da noi quello che mai saremmo in grado di dargli o più di quello che siamo capaci di offrirgli. In realtà non chiede a noi la preghiera come se fosse una tassa da pagare, ma desidera che essa sia esperienza intensa e vera di relazione d’amicizia e di amore con Lui grazie alla quale possiamo portare frutto di opere buone in ogni tempo. La preghiera non è un dovere da compiere ma un’esigenza dello Spirito che mi mette in sintonia con Dio per avvertire con Lui la fame e la sete di giustizia. La preghiera fatta con fede è quella che crede perché desidera ardentemente che si compia la volontà di Dio. La parola di Dio non solo esprime la verità, ossia il volere di Dio, ma anche realizza quello che dice. Chi, conoscendo la volontà di Dio, prega perché essa si compia si mette a servizio del suo progetto d’amore e porta frutti di giustizia in ogni tempo, anche in quello della vecchiaia. Così si realizza la parola di Dio che dice: «anche nella vecchiaia porteranno frutti».

Preghiamo
Signore Gesù, profeta di pace e di perdono, tu che hai rimproverato la tua generazione denunciando i danni della religiosità dell’apparenza, scuotimi con la tua parola, ribalta le mie convinzioni che mi rendono ipocritamente rigido e formale, purifica il mio cuore dall’ipocrisia e dalla schiavitù del consenso. Il tuo Spirito alimenti la mia fede perché la preghiera, come la tua, sia un’esperienza di filiale abbandono tra le braccia del Padre. Credo, Signore, che Tu mi ami e che mi accompagni nel mio cammino di maturazione perché, con la grazia dello Spirito Santo, possa portare in ogni tempo frutti di giustizia, amore e perdono.