Vigilare significa avere il cuore aperto ad accogliere Dio – Giovedì della XXI settimana del Tempo Ordinario (Anno pari) – Santa Monica
Giovedì della XXI settimana del Tempo Ordinario (Anno pari) – Santa Monica

O Dio, consolatore degli afflitti,
che nella tua misericordia hai esaudito le pie lacrime
di santa Monica con la conversione del figlio Agostino,
per la loro comune intercessione
donaci di piangere i nostri peccati
e di ottenere la grazia del tuo perdono.
Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio,
e vive e regna con te, nell’unità dello Spirito Santo,
per tutti i secoli dei secoli.
Dalla prima lettera di san Paolo apostolo ai Corìnzi 1Cor 1,1-9
In Cristo siete stati arricchiti di tutti i doni.
Paolo, chiamato a essere apostolo di Cristo Gesù per volontà di Dio, e il fratello Sòstene, alla Chiesa di Dio che è a Corinto, a coloro che sono stati santificati in Cristo Gesù, santi per chiamata, insieme a tutti quelli che in ogni luogo invocano il nome del Signore nostro Gesù Cristo, Signore nostro e loro: grazia a voi e pace da Dio Padre nostro e dal Signore Gesù Cristo!
Rendo grazie continuamente al mio Dio per voi, a motivo della grazia di Dio che vi è stata data in Cristo Gesù, perché in lui siete stati arricchiti di tutti i doni, quelli della parola e quelli della conoscenza. La testimonianza di Cristo si è stabilita tra voi così saldamente che non manca più alcun carisma a voi, che aspettate la manifestazione del Signore nostro Gesù Cristo.
Egli vi renderà saldi sino alla fine, irreprensibili nel giorno del Signore nostro Gesù Cristo. Degno di fede è Dio, dal quale siete stati chiamati alla comunione con il Figlio suo Gesù Cristo, Signore nostro!
Santificati per grazia e santificanti per la pace
Nel saluto iniziale che Paolo rivolge alla comunità di Corinto, città della Grecia, si presenta come apostolo di Gesù Cristo per volontà di Dio. É Lui che lo ha scelto e chiamato a svolgere il servizio dell’annuncio del Vangelo. L’apostolo riconosce in sé e nei cristiani di Corinto l’azione primaria di Dio che li ha santificati in Gesù Cristo e li ha chiamati a diventare santi. Paolo sembra affermare che la santità coincida con la comunione con Dio e tra i fratelli che hanno in comune la medesima vocazione. La santità da una parte è un dono gratuito di Dio, dall’altra, è compito e missione affidato al servizio della Chiesa. La Chiesa-comunione si manifesta nell’ invocare insieme il nome del Signore, anche se si è sparsi nel mondo, e nell’essere a suo servizio anche se con ministeri diversi. Su coloro che si riuniscono per pregare e che si mettono a servizio della comunione fraterna scende la benedizione da Dio Padre nostro e dal Signore Gesù Cristo.
Illuminati dalla grazia di Dio diventiamo segni luminosi della sua presenza
Aprendo la lettera indirizzata alle comunità cristiane di Corinto, Paolo fa memoria grata dell’opera di Dio per quella Chiesa. Il rendimento di grazie è la benedizione rivolta a Dio e ai Corinti. Essi sono indirettamente esortati ad unirsi alla sua preghiera per assumere la consapevolezza di essere destinatari dell’amore gratuito di Dio che li ha benedetti con i carismi, di cui sono stati abbondantemente arricchiti. I doni di grazia sono il segno eloquente che Dio intende stabilire una relazione stabile con loro affinché anch’essi possano intessere legami affettivi sempre più intensi col Signore Gesù e unirsi a lui nel dono della sua vita a vantaggio di tuta la Chiesa. Mediante lo Spirito Gesù si manifesta facendo risplendere la sua gloria nella nostra esistenza. Nella gioia e nel dolore, nella salute e nella malattia, Dio viene in nostro aiuto affinché anche noi, toccati dalla misericordia di Dio possiamo diventare, per gli altri, manifestazione del suo amore.
Salmo responsoriale Sal 144
Benedirò il tuo nome per sempre, Signore.
Ti voglio benedire ogni giorno,
lodare il tuo nome in eterno e per sempre.
Grande è il Signore e degno di ogni lode;
senza fine è la sua grandezza.
Una generazione narra all’altra le tue opere,
annuncia le tue imprese.
Il glorioso splendore della tua maestà
e le tue meraviglie voglio meditare.
Parlino della tua terribile potenza:
anch’io voglio raccontare la tua grandezza.
Diffondano il ricordo della tua bontà immensa,
acclamino la tua giustizia.
La grazia ricevuta diventa lode
Il Salmo 144 è un grande inno alfabetico di lode collocato verso la conclusione del Salterio, dove la preghiera d’Israele si raccoglie sempre più nella benedizione e nel rendimento di grazie. Il salmista contempla la grandezza, le opere e soprattutto la bontà di Dio, riconoscendo che quanto il Signore compie non può essere trattenuto per sé: «Una generazione narra all’altra le tue opere». La lode diventa così memoria, testimonianza e trasmissione della fede.
Anche Paolo guarda alla comunità non partendo dai suoi limiti, ma anzitutto dalla grazia che Dio le ha donato in Cristo: rende grazie perché essa è stata santificata, arricchita di carismi e chiamata alla comunione con Gesù. Come il salmista racconta le meraviglie del Signore, così la Chiesa è chiamata a riconoscere e narrare ciò che la grazia opera in essa. I doni ricevuti diventano vera benedizione quando suscitano gratitudine e sono messi a servizio della comunione, perché attraverso la vita dei credenti continui a diffondersi, di generazione in generazione, il ricordo della bontà di Dio.
Dal Vangelo secondo Matteo Mt 24,42-51
Tenetevi pronti.
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Vegliate, perché non sapete in quale giorno il Signore vostro verrà. Cercate di capire questo: se il padrone di casa sapesse a quale ora della notte viene il ladro, veglierebbe e non si lascerebbe scassinare la casa. Perciò anche voi tenetevi pronti perché, nell’ora che non immaginate, viene il Figlio dell’uomo.
Chi è dunque il servo fidato e prudente, che il padrone ha messo a capo dei suoi domestici per dare loro il cibo a tempo debito? Beato quel servo che il padrone, arrivando, troverà ad agire così! Davvero io vi dico: lo metterà a capo di tutti i suoi beni.
Ma se quel servo malvagio dicesse in cuor suo: “Il mio padrone tarda”, e cominciasse a percuotere i suoi compagni e a mangiare e a bere con gli ubriaconi, il padrone di quel servo arriverà un giorno in cui non se l’aspetta e a un’ora che non sa, lo punirà severamente e gli infliggerà la sorte che meritano gli ipocriti: là sarà pianto e stridore di denti».
Vigilare significa avere il cuore aperto ad accogliere Dio
Nel linguaggio biblico vegliare non significa solo tenere gli occhi aperti ma soprattutto conservare un cuore accogliente. La vigilanza ha a che fare con il desiderio e l’attesa dell’incontro con il Signore. Attraverso l’esempio del padrone di casa il quale, sapendo che il ladro agisce con la complicità del buio è particolarmente attento di notte per non lasciarsi trovare impreparato, Gesù esorta i discepoli a tenere desta l’attenzione non tanto per paura che venga loro sottratto qualcosa ma per la gioia che si vive nell’incontro con il Signore. Egli, infatti, viene non per rubare ma per donare a noi la vita eterna. L’attesa cristiana non è carica di tensione ma piena di speranza perché animata dalla certezza che il Signore viene in nostro aiuto e ci salva. La paura fa scattare meccanismi di autodifesa che ci rendono duri ed egoisti. Al contrario, la speranza, animata dalla fede riposta nel cuore di Dio, spinge a realizzare ogni forma di carità fraterna anticipando nel servizio l’incontro gioioso dell’ultimo giorno.
Preghiamo
Signore Gesù, che hai promesso di visitare e accompagnare i tuoi discepoli nel loro cammino di vita e di fede, infondimi lo Spirito della perseveranza perché gli occhi del mio cuore siano sempre aperti a riconoscere nei fratelli più piccoli e bisognosi la tua presenza. Liberami dalla dipendenza dalla paura di perdere ciò a cui ho attaccato il cuore e donami la fiducia necessaria per essere fedele al comandamento dell’amore sul quale tutti saremo giudicati al tramonto della nostra vita. Fa fiorire dentro di me la speranza affinché il continuo desiderio d’incontrarti mi aiuti a servirti nei fratelli dando loro la medesima premura e attenzione che mi riservi in virtù della tua infinita misericordia. Amen.
