Esercizi di libertà – Martedì della VIII settimana del Tempo Ordinario (Anno pari) – s. Filippo Neri

Esercizi di libertà – Martedì della VIII settimana del Tempo Ordinario (Anno pari) – s. Filippo Neri

25 Maggio 2026 0 Di Pasquale Giordano

Martedì della VIII settimana del Tempo Ordinario (Anno pari) – s. Filippo Neri
1Pt 1,10-16 Sal 97

O Dio, che sempre esalti i tuoi servi fedeli
con la gloria della santità,
infondi in noi il tuo santo Spirito,
che infiammò mirabilmente il cuore di san Filippo [Neri].
Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio,
e vive e regna con te, nell’unità dello Spirito Santo,
per tutti i secoli dei secoli.

Dalla prima lettera di san Pietro apostolo 1Pt 1,10-16
I profeti preannunciavano la grazia a voi destinata; perciò restate sobri e abbiate speranza.

Carissimi, sulla salvezza indagarono e scrutarono i profeti, che preannunciavano la grazia a voi destinata; essi cercavano di sapere quale momento o quali circostanze indicasse lo Spirito di Cristo che era in loro, quando prediceva le sofferenze destinate a Cristo e le glorie che le avrebbero seguite. A loro fu rivelato che, non per se stessi, ma per voi erano servitori di quelle cose che ora vi sono annunciate per mezzo di coloro che vi hanno portato il Vangelo mediante lo Spirito Santo, mandato dal cielo: cose nelle quali gli angeli desiderano fissare lo sguardo.
Perciò, cingendo i fianchi della vostra mente e restando sobri, ponete tutta la vostra speranza in quella grazia che vi sarà data quando Gesù Cristo si manifesterà. Come figli obbedienti, non conformatevi ai desideri di un tempo, quando eravate nell’ignoranza, ma, come il Santo che vi ha chiamati, diventate santi anche voi in tutta la vostra condotta. Poiché sta scritto: «Sarete santi, perché io sono santo».

Puntare in alto per non cedere al compromesso a ribasso
L’apostolo Pietro offre una visione evolutiva della storia, che è storia della salvezza. Richiamando l’esperienza dei profeti, rintraccia un filo rosso che lega gli eventi del popolo d’Israele e quelli della comunità cristiana accomunati dalla prova della sofferenza e dalla speranza di un vero rinnovamento. Centrale è il ruolo di Gesù Cristo che nella sua pasqua di morte e risurrezione, da una parte, è la chiave di lettura delle vicende della prima alleanza e il compimento delle promesse antiche, e dall’altro, è il modello di coloro che hanno accolto il suo vangelo e ne hanno fatto il loro progetto di vita. Gesù è la conferma della voce dei profeti che esortavano i loro contemporanei, spesso abbagliati da luci ingannevoli o cultori di tradizioni autoreferenziali, a confidare nel Signore soprattutto quando gli eventi demoliscono le speranze solamente mondane. Le vicende storiche potrebbero suggerire l’idea che l’uomo sia in balia del caso o di una ragione superiore che risponde più al capriccio individuale piuttosto che al principio del bene comune. Gesù ha rivelato in sé stesso che Dio non vive per sé stesso e non si serve degli uomini ma si mette a loro servizio affinché il suo modus vivendi possa diventare anche il loro. La santità è l’identità propria di Dio la cui manifestazione trova il suo culmine nel dono che Gesù fa di sé. La santità, quale misura alta dell’amore, è condivisa da Dio con gli uomini affinché anch’essi possano raggiungere la vetta della santità. I credenti quanto più progrediscono nel loro cammino di fede tanto più sono tentati di scendere al compromesso o giocare al ribasso pur di ottenere gratificazioni immediate. I fedeli sono guidati dallo Spirito Santo per puntare in alto verso le virtù più belle e più funzionali alla comunione dei santi.

Salmo responsoriale Sal 97
Il Signore ha rivelato la sua giustizia.

Cantate al Signore un canto nuovo,
perché ha compiuto meraviglie.
Gli ha dato vittoria la sua destra
e il suo braccio santo.
Il Signore ha fatto conoscere la sua salvezza,
agli occhi delle genti ha rivelato la sua giustizia.
Egli si è ricordato del suo amore,
della sua fedeltà alla casa d’Israele.
Tutti i confini della terra hanno veduto
la vittoria del nostro Dio.
Acclami il Signore tutta la terra,
gridate, esultate, cantate inni!

La gioia pasquale della salvezza donata
Il Salmo 97 appartiene al gruppo degli inni di regalità del Signore presenti nel Salterio. In questi salmi Israele canta Dio come re della storia e del cosmo, celebrando le sue opere di salvezza e la sua fedeltà all’alleanza. Non soltanto Israele, ma tutti i popoli e perfino il creato sono invitati a riconoscere le meraviglie compiute dal Signore. Il cuore del salmo è l’annuncio della vittoria di Dio, che manifesta la sua giustizia e il suo amore davanti alle nazioni.
Nel contesto liturgico, questo salmo risuona come un canto di esultanza pasquale. La Chiesa, radunata per celebrare il mistero della risurrezione, riconosce nelle “meraviglie” del Signore l’opera nuova compiuta in Cristo morto e risorto. Il ritornello — “Il Signore ha rivelato ai popoli la sua giustizia” — trasforma l’assemblea in un popolo che proclama la salvezza non come teoria, ma come esperienza viva di liberazione e di speranza. L’apostolo parla della speranza viva generata dalla risurrezione di Cristo e della gioia dei credenti anche nelle prove. La salvezza annunciata da Pietro è la stessa “vittoria” cantata dal salmista. Dio ha agito nella storia, ha manifestato la sua fedeltà e continua a sostenere il suo popolo nel cammino della fede. Così il salmo interpreta spiritualmente la lettura apostolica, trasformando la speranza cristiana in lode, memoria e gioia condivisa.

+ Dal Vangelo secondo Marco Mc 10,28-31

Riceverete in questo tempo cento volte tanto insieme a persecuzioni, e la vita eterna nel tempo che verrà.

In quel tempo, Pietro prese a dire a Gesù: «Ecco, noi abbiamo lasciato tutto e ti abbiamo seguito».

Gesù gli rispose: «In verità io vi dico: non c’è nessuno che abbia lasciato casa o fratelli o sorelle o madre o padre o figli o campi per causa mia e per causa del Vangelo, che non riceva già ora, in questo tempo, cento volte tanto in case e fratelli e sorelle e madri e figli e campi, insieme a persecuzioni, e la vita eterna nel tempo che verrà. Molti dei primi saranno ultimi e gli ultimi saranno primi».

Esercizi di libertà

Un tale era andato da Gesù per chiedere consiglio su cosa fare per ereditare la vita eterna. Era già sulla buona strada dell’osservanza dei comandamenti e Gesù gli propone di vendere tutto per darlo ai poveri e poi seguirlo. Quell’uomo si era voltato indietro ed era andato via triste perché non voleva lasciare i suoi molti beni. L’attaccamento alle ricchezze è grande ostacolo alla salvezza, ovvero al godimento della vera gioia. Il possesso dei beni, e il piacere che esso procura, ci educano a pensare che anche la salvezza sia un bene da conquistare e possedere per provare il grado più alto del piacere. In realtà ci autocondanniamo ad una tristezza senza consolazione. Pietro, a nome anche degli altri discepoli, esterna il suo pensiero secondo il quale la loro scelta di lasciare tutto sia il prezzo da pagare per ottenere quello che si vuole. L’apostolo si confronta con l’uomo che aveva rifiutato l’invito di Gesù pur di non perdere le proprie ricchezze; lui invece, come anche gli altri apostoli, hanno lasciato tutto per seguirlo. Non importa tanto quanto si lascia alle spalle e ciò a cui si rinuncia, ma conta per chi e per cosa lo si fa. L’amore per Gesù cresce nella misura dello spazio che liberiamo per lui nel nostro cuore. Farsi poveri non significa ridursi in miseria ma creare lo spazio della libertà dalle cose da gestire, e che alla fine ci gestiscono, per lasciarci abitare da un amore cento volte più gratificante del piacere che potrebbero darci i beni di questo mondo. Chi allenta la presa sulle cose e sulle persone, chi rinuncia alla pretesa di avere il controllo su tutto, chi non segue l’istinto dell’avidità e della cupidigia, chi si libera dalle ansie della prestazione, si regala la gioia di scoprire sempre cose nuove, l’entusiasmo nel creare relazioni di amicizia, gode la bellezza della comunione e della condivisione, riesce a vedere il bello ovunque e anche quando le sorti sono avverse sa adattarsi per non perdere la fiducia e la speranza.

Preghiamo

Signore Gesù, che ti sei fatto povero per arricchirci, aiutami a liberarmi dalla logica commerciale che ricerca l’utile, dalla paura della mancanza e dalla pretesa di autonomia che mi fa vivere facendo a meno degli altri e del loro aiuto. Insegnami a non confidare nei beni da possedere ma ad avere fiducia di Dio e dei fratelli. Facendo spazio nel cuore, affollato e ingolfato dalle preoccupazioni mondane, alimenta in me la speranza della vita eterna perché il mio servizio ai fratelli nel mondo sia sempre più profumato di gratuità e di amore.