In cammino insieme a Gesù – Mercoledì della XXVI settimana del Tempo Ordinario (Anno dispari) – Santa Teresa di Gesù Bambino
Mercoledì della XXVI settimana del Tempo Ordinario (Anno dispari) – Santa Teresa di Gesù Bambino
Ne 2,1-8 Sal 136

O Dio, che apri le porte del tuo regno agli umili e ai piccoli,
fa’ che seguiamo con fiducia
la via tracciata da santa Teresa [di Gesù Bambino],
perché, per sua intercessione, ci sia rivelata la tua gloria eterna.
Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio,
e vive e regna con te, nell’unità dello Spirito Santo,
per tutti i secoli dei secoli.
Dal libro di Neemìa Ne 2,1-8
Se piace al re, mandami nella città dei miei padri, perché io possa ricostruirla.
Nel mese di Nisan dell’anno ventesimo del re Artaserse, appena il vino fu pronto davanti al re, io presi il vino e glielo diedi. Non ero mai stato triste davanti a lui.
Ma il re mi disse: «Perché hai l’aspetto triste? Eppure non sei malato; non può essere altro che un’afflizione del cuore». Allora io ebbi grande timore e dissi al re: «Viva il re per sempre! Come potrebbe il mio aspetto non essere triste, quando la città dove sono i sepolcri dei miei padri è in rovina e le sue porte sono consumate dal fuoco?».
Il re mi disse: «Che cosa domandi?». Allora io pregai il Dio del cielo e poi risposi al re: «Se piace al re e se il tuo servo ha trovato grazia ai tuoi occhi, mandami in Giudea, nella città dove sono i sepolcri dei miei padri, perché io possa ricostruirla».
Il re, che aveva la regina seduta al suo fianco, mi disse: «Quanto durerà il tuo viaggio? Quando ritornerai?». Dunque la cosa non spiaceva al re, che mi lasciava andare, e io gli indicai la data.
Poi dissi al re: «Se piace al re, mi si diano le lettere per i governatori dell’Oltrefiume, perché mi lascino passare fino ad arrivare in Giudea, e una lettera per Asaf, guardiano del parco del re, perché mi dia il legname per munire di travi le porte della cittadella del tempio, per le mura della città e la casa dove andrò ad abitare». Il re mi diede le lettere, perché la mano benefica del mio Dio era su di me.
Neemia, «riparatore di brecce»
Del ritorno da Babilonia parlano i due libri di Esdra e Neemia, i due grandi restauratori del nuovo popolo, vissuti in tempi diversi. Esdra si occupa di regolare il culto, i sacrifici del tempio e far osservare la legge; ma egli affronterà anche il problema di una comunità “contaminata da matrimoni con donne straniere” dovendo sempre superare l’ostilità dei vicini, che fanno intervenire il re persiano a fermare i lavori.
Neemia è l’altro restauratore e ricostruttore del nuovo popolo santo che è ritornato a Gerusalemme. E’ coppiere del re, chiede il permesso di recarsi a Gerusalemme per ricostruirne le mura e rafforzare le porte. Una città senza mura e senza porte diventa preda dei nemici. Egli saprà organizzare i lavori, ma dovrà tener testa a diverse iniziative di nemici che vogliono ostacolarlo. Il re di cui si parla sembra essere Artaserse I nel 445 a.C.
L’occasione di servire alla tavola del re, dopo circa quattro mesi dall’incontro con i viaggiatori dalla Giudea, permette a Neemia, per una serie di circostanze, di sviluppare un progetto di ricostruzione, ottenendo l’assenso di tutte le garanzie da parte del sovrano. L’autore biblico evidenzia il coraggio di Neemia nel visitare il suo popolo, il suo cuore rivolto a Dio in un momento di preghiera silenziosa prima di affrontare il re Artaserse, e la sua abilità nel dimostrare la sua fedeltà al popolo d’Israele, scegliendo di essere maltrattato con loro piuttosto che godere dei piaceri di corte. La sua azione è vista come un esempio di come la fiducia in Dio e la preghiera possano guidare le azioni, e come la sua posizione privilegiata gli abbia permesso di agire per conto del suo popolo..
Dal Vangelo secondo Luca Lc 9,57-62
Ti seguirò dovunque tu vada.
In quel tempo, mentre camminavano per la strada, un tale disse a Gesù: «Ti seguirò dovunque tu vada». E Gesù gli rispose: «Le volpi hanno le loro tane e gli uccelli del cielo i loro nidi, ma il Figlio dell’uomo non ha dove posare il capo».
A un altro disse: «Seguimi». E costui rispose: «Signore, permettimi di andare prima a seppellire mio padre». Gli replicò: «Lascia che i morti seppelliscano i loro morti; tu invece va’ e annuncia il regno di Dio».
Un altro disse: «Ti seguirò, Signore; prima però lascia che io mi congedi da quelli di casa mia». Ma Gesù gli rispose: «Nessuno che mette mano all’aratro e poi si volge indietro è adatto per il regno di Dio».
In cammino insieme a Gesù
Il cuore che ama detta la direzione del cammino pur sapendo che esso è in salita e con ostacoli ma con la consapevolezza che Colui che chiama a seguirlo dona anche la forza per farlo nonostante le resistenze e le difficoltà. La vita, che si voglia o no, è una continua marcia il cui passo è dettato dalle intenzioni del cuore. È lì che scegliamo se cercare spazi nei quali accomodarci o essere noi stessi costruttori di strade sulle quali camminare insieme verso la Casa comune nella quale abitare da fratelli. Gesù, percorrendo la via dell’obbedienza inaugura una strada nuova sulla quale si unisce agli uomini e unisce a sé uomini e donne per condividere con loro la vocazione di figli di Dio e la missione di annunciatori del Vangelo. Con il battesimo abbiamo ricevuto l’adozione a Figli di Dio e, con essa, il mandato di essere messaggeri del Vangelo per preparare all’incontro con Cristo. Essere un buon cristiano significa scegliere di camminare ogni giorno con Gesù e dietro a Lui. Camminare con Gesù implica il fatto di assumere il suo punto di vista e unire la propria volontà alla sua affinché sia santificato il nome di Dio e si realizzi il Suo Regno. Il cammino con Gesù ci educa alla vera libertà intesa come emancipazione da ogni forma di paura: paura della povertà, della solitudine, della morte. Stare con Gesù non ci mette al riparo dallo sperimentare la precarietà, il dolore del distacco, l’angoscia della sofferenza, perché tutte queste cose appartengono alla vita. Eppure, dice Gesù, siamo chiamati a salire con Lui ad altezze più ardite che si raggiungono attraversando insieme a Lui le prove della vita.
Preghiamo
Signore Gesù, Figlio obbediente del Padre e Profeta di giustizia, Tu che hai messo la tua vita nelle mani di Dio e ti sei lasciato guidare dall’unico intento di amarci fino alla fine, donaci il tuo Spirito perché anche noi, seguendoti sulla strada della povertà e della solidarietà fraterna, possiamo essere messaggeri di speranza e di pace. Correggi i nostri egoismi che ci fanno preferire le comodità piuttosto che il bene comune, guarisci la presunzione di salvarci da soli, sana l’arroganza di farci giudici degli altri usando indebitamente il Tuo nome. La tua Parola scomodi il nostro cuore e lo metta in crisi affinché impari a lasciarsi orientare dal vero amore e non dalle sue contraffazioni. Fa che il nostro cammino di fede non sia deviato dalla logica dell’utilitarismo e del carrierismo, ma che diventi una reale esperienza di crescita umana e spirituale. La Chiesa sia palestra di santità nella quale uomini e donne si esercitino ad essere nel mondo in cui vivono attrattori e costruttori del regno di Dio.
