Testimoni del Presente – Giovedì fra l’Ottava di Pasqua

Testimoni del Presente – Giovedì fra l’Ottava di Pasqua

3 Aprile 2024 0 Di Pasquale Giordano

Giovedì fra l’Ottava di Pasqua

At 3,11-26   Sal 8   Lc 24,35-48

O Padre, che da ogni parte della terra

hai riunito i popoli nella confessione del tuo nome,

concedi che tutti i tuoi figli,

nati a nuova vita nelle acque del Battesimo

e animati dall’unica fede,

esprimano nelle opere l’unico amore.

Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio,

e vive e regna con te, nell’unità dello Spirito Santo,

per tutti i secoli dei secoli.


Dagli Atti degli Apostoli (At 3,11-26)

In quei giorni, mentre lo storpio guarito tratteneva Pietro e Giovanni, tutto il popolo, fuori di sé per lo stupore, accorse verso di loro al portico detto di Salomone.Vedendo ciò, Pietro disse al popolo: «Uomini d’Israele, perché vi meravigliate di questo e perché continuate a fissarci come se per nostro potere o per la nostra religiosità avessimo fatto camminare quest’uomo? Il Dio di Abramo, il Dio di Isacco, il Dio di Giacobbe, il Dio dei nostri padri ha glorificato il suo servo Gesù, che voi avete consegnato e rinnegato di fronte a Pilato, mentre egli aveva deciso di liberarlo; voi invece avete rinnegato il Santo e il Giusto, e avete chiesto che vi fosse graziato un assassino. Avete ucciso l’autore della vita, ma Dio l’ha risuscitato dai morti: noi ne siamo testimoni. E per la fede riposta in lui, il nome di Gesù ha dato vigore a quest’uomo che voi vedete e conoscete; la fede che viene da lui ha dato a quest’uomo la perfetta guarigione alla presenza di tutti voi.Ora, fratelli, io so che voi avete agito per ignoranza, come pure i vostri capi. Ma Dio ha così compiuto ciò che aveva preannunciato per bocca di tutti i profeti, che cioè il suo Cristo doveva soffrire. Convertitevi dunque e cambiate vita, perché siano cancellati i vostri peccati e così possano giungere i tempi della consolazione da parte del Signore ed egli mandi colui che vi aveva destinato come Cristo, cioè Gesù. Bisogna che il cielo lo accolga fino ai tempi della ricostituzione di tutte le cose, delle quali Dio ha parlato per bocca dei suoi santi profeti fin dall’antichità. Mosè infatti disse: “Il Signore vostro Dio farà sorgere per voi, dai vostri fratelli, un profeta come me; voi lo ascolterete in tutto quello che egli vi dirà. E avverrà: chiunque non ascolterà quel profeta, sarà estirpato di mezzo al popolo”. E tutti i profeti, a cominciare da Samuèle e da quanti parlarono in seguito, annunciarono anch’essi questi giorni.Voi siete i figli dei profeti e dell’alleanza che Dio stabilì con i vostri padri, quando disse ad Abramo: “Nella tua discendenza saranno benedette tutte le nazioni della terra”. Dio, dopo aver risuscitato il suo servo, l’ha mandato prima di tutto a voi per portarvi la benedizione, perché ciascuno di voi si allontani dalle sue iniquità».

Le tappe evolutive della nostra figliolanza divina

La gioia incontenibile del paralitico guarito coinvolge i due apostoli e la gente che è nel tempio. L’uomo sanato è entrato nel tempio danzando e lodando Dio, tenendo stretta la mano di Pietro e Giovanni. Il cammino di fede è un progressivo ingresso nella casa di Dio aggrappati a coloro che hanno comunicato il Nome di Gesù, la forza della Vita; la guarigione è avvenuta non per virtù o merito degli apostoli, ma per lo Spirito Santo che essi stessi hanno ricevuto. Pietro coglie l’occasione dell’evento per introdurre coloro che ascoltano nel significato di ciò che accaduto. Viene spiegato che la condizione di paralisi dell’infermo sin dalla nascita è il simbolo del peccato originale dell’uomo che consiste nella condizione di ignoranza di chi sia veramente Dio per lui. Accade come per ogni persona che da bambino diventa adulto; bisogna passare attraverso le varie tappe evolutive dall’essere con l’altro per interesse all’essere per l’altro con amore grato e gratuito. Le parole di Pietro sono la presentazione del cammino del cristiano dal battesimo fino alla testimonianza della fede adulta vissuta nella scelta quotidiana di donarsi per amore. È il cammino di graduale conformazione a Cristo Gesù in modo che si riveli in ciascuno la propria identità di essere Figlio di Dio. Questo è il cammino della santità che si può fare solo con la Chiesa, santa (perché ha come capo il Cristo, il Santo di Dio) e peccatrice (perché il suo corpo è fatto di membra fragili e bisognose sempre di cura). Infatti solo all’interno dell’utero materno si cresce fino a diventare autonomi nelle funzioni vitali, così solo all’interno del grembo della Chiesa si può portare a compimento il proprio progetto di vita. Rinunciare all’amore di Dio, nascondendosi dietro l’alibi della delusione, significa condannarsi a rimanere in uno stadio infantile, accogliere l’aiuto di Dio, che ci raggiunge attraverso strumenti imperfetti e fragili, garantisce il conseguimento della piena maturità umana. Il dono del Nome di Cristo, che nel battesimo mi rivela che per Dio sono suo figlio amato, opera nel cuore del cristiano che gradualmente decide di vivere da figlio nei confronti del Padre celeste.

+ Dal Vangelo secondo Luca Lc 24,35-48

Così sta scritto: il Cristo patirà e risorgerà dai morti il terzo giorno.

In quel tempo, [i due discepoli che erano ritornati da Èmmaus] narravano ciò che era accaduto lungo la via e come l’avevano riconosciuto nello spezzare il pane.

Mentre essi parlavano di queste cose, Gesù in persona stette in mezzo a loro e disse: «Pace a voi!». Sconvolti e pieni di paura, credevano di vedere un fantasma. Ma egli disse loro: «Perché siete turbati, e perché sorgono dubbi nel vostro cuore? Guardate le mie mani e i miei piedi: sono proprio io! Toccatemi e guardate; un fantasma non ha carne e ossa, come vedete che io ho». Dicendo questo, mostrò loro le mani e i piedi.

Ma poiché per la gioia non credevano ancora ed erano pieni di stupore, disse: «Avete qui qualche cosa da mangiare?». Gli offrirono una porzione di pesce arrostito; egli lo prese e lo mangiò davanti a loro.

Poi disse: «Sono queste le parole che io vi dissi quando ero ancora con voi: bisogna che si compiano tutte le cose scritte su di me nella legge di Mosè, nei Profeti e nei Salmi». Allora aprì loro la mente per comprendere le Scritture e disse loro: «Così sta scritto: il Cristo patirà e risorgerà dai morti il terzo giorno, e nel suo nome saranno predicati a tutti i popoli la conversione e il perdono dei peccati, cominciando da Gerusalemme. Di questo voi siete testimoni».

Testimoni del Presente

I due discepoli di Emmaus portano la loro testimonianza agli altri fratelli della comunità dalla quale si erano allontanati. Mentre essi stanno narrando la loro esperienza del Risorto, Gesù in persona appare in mezzo alla comunità e la benedice dicendo «Pace a voi!». La connessione tra la testimonianza dei discepoli e la materializzazione della presenza di Gesù suggerisce il fatto che, quando portiamo ai fratelli la gioia del vangelo, non raccontando storielle inventate ma condividendo la storia dell’incontro con Cristo e della nostra conversione, Gesù si fa realmente presente in mezzo a noi. I dubbi, i sensi di colpa, gli errori che non abbiamo perdonato a noi stessi e agli altri, fanno percepire questa presenza come se fosse minacciosa; oppure come un ideale troppo alto e troppo bello per essere vero. Sono i dubbi del cuore a falsare la realtà generando in noi diffidenza, invece che la gioia e la pace, in quelle situazioni nelle quali Dio ci è più vicino. Le ferite alle mani e ai piedi sono la testimonianza del perenne amore Dio che si è unito a noi soprattutto nel dolore e nella morte. Ciò che ci fa più paura non è stato eliminato, ma reso innocuo. Nelle prove che ci fanno soffrire nel corpo e nell’anima Gesù è presente, non come giudice ma come consolatore. È una presenza tangibile e non fantasiosa che posso sentire veramente nel cuore se con fiducia mi abbandono in Dio. La presenza di Gesù non anestetizza il dolore e non esorcizza la morte ma è un invito a condividere con lui il pane delle lacrime e il calice dell’afflizione. Solo lui può trasformare il pianto in riso e il lutto in gioia. Con lui la Pasqua non è solo un fatto da raccontare, un rito da celebrare, ma un’esperienza reale da vivere. L’eucaristia ci apre gli occhi del cuore per comprendere che Dio sta operando questo meraviglioso cambiamento dentro di noi e che la nostra vita perdonata e riconciliata è la parola di Dio destinata a percorrere i sentieri del mondo e raggiungere tutti gli uomini. La presenza di Gesù è in egual misura nel pane eucaristico e nel corpo di quelle persone le cui mani si prendono cura con amorevolezza dei loro fratelli e i cui piedi li portano verso i margini dell’umanità.

Signore Gesù, sorgente di amore e di grazia, vieni a visitarci e dona la tua pace ai nostri cuori smarriti e freddi. La paura ci rende diffidenti e la delusione ci abbatte e ci scoraggia. La tua presenza possa ridare coraggio e forza a chi ha perso la speranza, sapienza a chi è nella confusione, mitezza a chi è acceso di rabbia. Tu che spezzi con noi il pane della fatica quotidiana donaci il ristoro della coscienza e la serenità nell’affrontare ogni problema. Togli il velo della tristezza dai nostri occhi perché possiamo riconoscerti al nostro fianco per sostenerci e guidarci. Poni sulla nostra bocca una parola che consola e fa che la testimonianza più credibile sia affidata alle mani che accarezzano e curano e ai piedi che percorrono i sentieri degli esclusi e degli emarginati.