Eucaristia, obbedienza alla voce dello Spirito Santo – Mercoledì della XXXII settimana del Tempo Ordinario (Anno dispari)

Eucaristia, obbedienza alla voce dello Spirito Santo – Mercoledì della XXXII settimana del Tempo Ordinario (Anno dispari)

14 Novembre 2023 0 Di Pasquale Giordano

Mercoledì della XXXII settimana del Tempo Ordinario (Anno dispari)

Sap 6,1-11   Sal 81  

Dio onnipotente e misericordioso,

allontana ogni ostacolo nel nostro cammino verso di te,

perché, nella serenità del corpo e dello spirito,

possiamo dedicarci liberamente al tuo servizio.

Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio,

e vive e regna con te, nell’unità dello Spirito Santo,

per tutti i secoli dei secoli.


Dal libro della Sapienza Sap 6,1-11

Ascoltate, o re, perché impariate la sapienza.

Ascoltate, o re, e cercate di comprendere;

imparate, o governanti di tutta la terra.

Porgete l’orecchio, voi dominatori di popoli,

che siete orgogliosi di comandare su molte nazioni.

Dal Signore vi fu dato il potere

e l’autorità dall’Altissimo;

egli esaminerà le vostre opere e scruterà i vostri propositi:

pur essendo ministri del suo regno,

non avete governato rettamente

né avete osservato la legge

né vi siete comportati secondo il volere di Dio.

Terribile e veloce egli piomberà su di voi,

poiché il giudizio è severo contro coloro che stanno in alto.

Gli ultimi infatti meritano misericordia,

ma i potenti saranno vagliati con rigore.

Il Signore dell’universo non guarderà in faccia a nessuno,

non avrà riguardi per la grandezza,

perché egli ha creato il piccolo e il grande

e a tutti provvede in egual modo.

Ma sui dominatori incombe un’indagine inflessibile.

Pertanto a voi, o sovrani, sono dirette le mie parole,

perché impariate la sapienza e non cadiate in errore.

Chi custodisce santamente le cose sante sarà riconosciuto santo,

e quanti le avranno apprese vi troveranno una difesa.

Bramate, pertanto, le mie parole,

desideratele e ne sarete istruiti.

Amministratori, non possessori, dei beni di Dio

L’autore del Libro della Sapienza, che – ricordiamo – si presenta come il re Salomone, si rivolge agli altri sovrani invitandoli alla conversione. Essi devono riconoscere al di sopra si sé un’istanza superiore perché il loro regno non è stato conquistato ma ricevuto da Dio, il «sovrano dell’universo» (v.7). Egli non fa parzialità nel giudizio ma esso sarà più esigente verso coloro alle cui cure sono stati affidati i popoli. I governanti saggi sono quelli che agiscono in obbedienza alla voce di Dio nella propria coscienza e che con umiltà desiderano imparare dalla sapienza d’Israele, condensata nella Legge. In tal modo, il re sapiente regna con prudenza e giustizia perché si mette a servizio del suo popolo e non sopra di esso per opprimerlo. Illuminanti sono le parole di Gesù a proposito di chi ha responsabilità di governo e che amministra non ciò che gli appartiene ma i beni che gli vengono affidati dal Signore: « A chiunque fu dato molto, molto sarà chiesto; a chi fu affidato molto, sarà richiesto molto di più» (Lc 12,48).

+ Dal Vangelo secondo Luca Lc 17,11-19

Non si è trovato nessuno che tornasse indietro a rendere gloria a Dio, all’infuori di questo straniero.

Lungo il cammino verso Gerusalemme, Gesù attraversava la Samarìa e la Galilea.

Entrando in un villaggio, gli vennero incontro dieci lebbrosi, che si fermarono a distanza e dissero ad alta voce: «Gesù, maestro, abbi pietà di noi!». Appena li vide, Gesù disse loro: «Andate a presentarvi ai sacerdoti». E mentre essi andavano, furono purificati.

Uno di loro, vedendosi guarito, tornò indietro lodando Dio a gran voce, e si prostrò davanti a Gesù, ai suoi piedi, per ringraziarlo. Era un Samaritano.

Ma Gesù osservò: «Non ne sono stati purificati dieci? E gli altri nove dove sono? Non si è trovato nessuno che tornasse indietro a rendere gloria a Dio, all’infuori di questo straniero?». E gli disse: «Àlzati e va’; la tua fede ti ha salvato!».

Eucaristia, obbedienza alla voce dello Spirito Santo

Il cammino è l’immagine che attraversa tutta la scena narrativa, la quale culmina non nella guarigione ma con il ritorno di un solo lebbroso guarito per lodare Dio e ringraziare Gesù. La scena si apre con l’annotazione che Gesù è in cammino verso Gerusalemme lì dove, morendo come un giusto, purificherà tutti i peccatori per renderli giusti. Lungo questo cammino incontra dieci lebbrosi i quali in coro invocano il suo aiuto. Gesù li invia dai sacerdoti del tempio perché, come prescriveva la legge, loro avrebbero certificato l’avvenuta purificazione. Tutti e dieci i lebbrosi s’incamminano certi dell’efficacia della parola di Gesù per adempiere la Legge. Mentre essi sono per strada si rendono conto di essere stati purificati. Ciò che è avvenuto invisibilmente nel momento in cui hanno obbedito alle norme diventa manifesto ai loro occhi. Quello di tutti e dieci i lebbrosi è un cammino di guarigione in obbedienza alla parola della Legge che, posta sulle labbra di Gesù diventa un annuncio compiuto di purificazione e perdono. Dio agisce in maniera invisibile agli occhi degli uomini e secondo criteri che non coincidono con i loro pensieri. La guarigione è l’effetto visivo della azione dello Spirito invisibile e misteriosa. Tutti vengono sanati perché a tutti è data la legge dell’amore e la possibilità di metterla in pratica. Tuttavia, solo uno su dieci ritorna per lodare e ringraziare Gesù. La riconoscenza e la gratitudine sono gesti che si possono compiere solo in obbedienza alla voce dello Spirito. Tutti l’hanno ricevuto, senza distinzione, ma uno solo ha ascoltato la sua voce e gli ha obbedito tornando indietro per lodare Dio e ringraziare. Tutti avevano invocato la misericordia, ma uno solo ha riconosciuto che essa li ha sanati mediante Gesù. 

Signore Gesù, Maestro e Guida nel cammino della vita, ascolta il nostro grido di supplica. La tua parola indica la direzione della strada da intraprendere perché il peccato, che ci isola e ci disgrega, fa perdere di vista i punti di riferimento necessari per orientare la nostra vita verso orizzonti luminosi di speranza. Ci insegni che mettere in pratica la Legge significa fare esperienza della misericordia di Dio la cui azione è gratuita perché precede i nostri meriti. Fa che ascoltando e realizzando la Parola di Dio alleniamo il cuore all’ascolto dello Spirito la cui voce diventa in noi Eucaristia.