La preghiera educa al dialogo e alla ricerca della verità – Venerdì della XXV settimana del Tempo Ordinario (Anno dispari) – Ss. Cosma e Damiano

La preghiera educa al dialogo e alla ricerca della verità – Venerdì della XXV settimana del Tempo Ordinario (Anno dispari) – Ss. Cosma e Damiano

22 Settembre 2025 0 Di Pasquale Giordano

Venerdì della XXV settimana del Tempo Ordinario (Anno dispari) – Ss. Cosma e Damiano
Ag 1,15-2,9 Sal 42

Ti glorifichi la Chiesa, Signore,
nel santo ricordo dei martiri Cosma e Damiano;
tu che hai dato loro la corona della gloria,
nella tua provvidenza
concedi a noi il conforto della loro protezione.
Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio, e vive e regna con te, nell’unità dello Spirito Santo,
per tutti i secoli dei secoli

.
Dal libro del profeta Aggèo Ag 1,15-2,9
Ancora un po’ di tempo e io riempirò questa casa della mia gloria.

L’anno secondo del re Dario, il ventuno del settimo mese, per mezzo del profeta Aggèo fu rivolta questa parola del Signore:
«Su, parla a Zorobabele, figlio di Sealtièl, governatore della Giudea, a Giosuè, figlio di Iosadàk, sommo sacerdote, e a tutto il resto del popolo, e chiedi: Chi rimane ancora tra voi che abbia visto questa casa nel suo primitivo splendore? Ma ora in quali condizioni voi la vedete? In confronto a quella, non è forse ridotta a un nulla ai vostri occhi?
Ora, coraggio, Zorobabele – oracolo del Signore –, coraggio, Giosuè, figlio di Iosadàk, sommo sacerdote; coraggio, popolo tutto del paese – oracolo del Signore – e al lavoro, perché io sono con voi – oracolo del Signore degli eserciti –, secondo la parola dell’alleanza che ho stipulato con voi quando siete usciti dall’Egitto; il mio spirito sarà con voi, non temete.
Dice infatti il Signore degli eserciti: Ancora un po’ di tempo e io scuoterò il cielo e la terra, il mare e la terraferma. Scuoterò tutte le genti e affluiranno le ricchezze di tutte le genti e io riempirò questa casa della mia gloria, dice il Signore degli eserciti. L’argento è mio e mio è l’oro, oracolo del Signore degli eserciti. La gloria futura di questa casa sarà più grande di quella di una volta, dice il Signore degli eserciti; in questo luogo porrò la pace». Oracolo del Signore degli eserciti.

Restaurare il tempio per convertire il cuore e lasciarsi abitare da Dio
Dopo un entusiastico avvio dei lavori di ricostruzione del Tempio di Gerusalemme, l’interesse venne meno e i lavori furono sospesi nel 536 A.C. Trascorsi 16 anni di inattività e di interessi contrastanti, il profeta Aggeo incita la popolazione a riprendere i lavori di ricostruzione del Tempio, di modo che Dio potesse avere un degno luogo di soggiorno.
Il libro di Aggeo contiene quattro messaggi, tutti del 520 A.C. Il primo è diretto a Giosuè, capo religioso, e a Zorobabele, capo politico. In esso Aggeo rinfaccia alla popolazione di passare il tempo in divertimenti mentre il Tempio del Signore è in rovina.
L’oracolo del profeta Aggeo è pronunciato nell’ultimo giorno della grande festa delle capanne. Il Signore, da una parte mette in evidenza l’attuale stato miserevole in cui versa tempio in confronto al suo antico originario splendore, e dall’altro incoraggia l’autorità civile, quella religiosa e tutto il popolo assicurando la sua presenza e assistenza. Tutta la storia della salvezza, come tutta la nostra esperienza personale e comunitaria, è sempre quella di una nostra debolezza visitata e salvata dal Signore. Non possiamo e non dobbiamo confidare in noi stessi, ma in Lui e nella sua presenza nella nostra piccola vita: questa è la fede! Il messaggio fondamentale del libro di Aggeo è semplice:
il nostro stato spirituale è più importante dello stato materiale. Dobbiamo costruire una dimora per Dio, sia esternamente, sia nel nostro cuore, se vogliamo che Dio ci favorisca con la sua benedizione.
Il restauro materiale del tempio è segno della “restaurazione” più profonda del tempio spirituale del nostro corpo e della comunità tutta; la riedificazione del tempio richiama l’impegno ad essere Casa accogliente di Dio in mezzo a noi mediante una rinnovata comunione figliale e fraterna. La conversione non è un restauro «conservativo» ma «innovativo», attraverso il quale la bellezza originaria dell’opera divina, risplenda agli occhi di tutti come una nuova creazione, che ha la sua origine e il suo compimento in Gesù Cristo. La versione latina ama qualificare le ricchezze di cui dice il nostro testo al v.7 raccogliendole nel termine “l’Atteso”, che indica il Messia, il nostro Signore Gesù, salvezza di tutto il mondo. Tale è la “tensione” tra il nostro umile e povero “presente”, il passato che la Parola ricorda, e il futuro che la Parola promuove.

Dal Vangelo secondo Luca Lc 9,18-22
Tu sei il Cristo di Dio. Il Figlio dell’uomo deve soffrire molto.

Un giorno Gesù si trovava in un luogo solitario a pregare. I discepoli erano con lui ed egli pose loro questa domanda: «Le folle, chi dicono che io sia?». Essi risposero: «Giovanni il Battista; altri dicono Elìa; altri uno degli antichi profeti che è risorto».
Allora domandò loro: «Ma voi, chi dite che io sia?». Pietro rispose: «Il Cristo di Dio».
Egli ordinò loro severamente di non riferirlo ad alcuno. «Il Figlio dell’uomo – disse – deve soffrire molto, essere rifiutato dagli anziani, dai capi dei sacerdoti e dagli scribi, venire ucciso e risorgere il terzo giorno».

La preghiera educa al dialogo e alla ricerca della verità
La preghiera accompagna i momenti più importanti della vita di Gesù, dal battesimo al fiume Giordano fino alla croce. Il valore della preghiera e il suo vero significato si manifestano nelle scelte che si compiono e dalle quali dipende la realizzazione della nostra vocazione. La preghiera, infatti, è il tempo in cui porsi davanti a Dio in una relazione dialogica per discernere la sua volontà e distinguerla dalle proprie aspettative. La domanda che Gesù pone ai suoi discepoli apre un dialogo, continuazione di quello che lui stesso ha vissuto nella preghiera con il Padre. Interrogando i Dodici educa i suoi discepoli a pregare uscendo dal silenzio e narrando a Dio il proprio vissuto per porre davanti a Lui i sentimenti e i pensieri custoditi nel cuore. Ma perché dire quello che Dio già conosce? Perché nel momento in cui gli apro il cuore senza vergogna lo libero dall’orgoglio e dalla paura che lo ingolfano di pensieri negativi. Le idee sono certamente importanti ma quando ad esse viene data un’importanza superiore alla realtà cadiamo nell’orgoglio. L’idea di noi stessi determina le scelte di vita che, in tal modo, poggia sempre di più sulla nostra forza di volontà. Ma per quanto possiamo essere volitivi e coriacei nell’affrontare le difficoltà immancabilmente entriamo in crisi davanti alla sofferenza perché una mente abituata a pensare girando attorno al proprio io la decodifica come fallimento. Questo dinamismo mentale lo sperimentiamo quando le nostre attese non sono soddisfatte e perdiamo la speranza, sì, quella legata ai sogni che ciascuno coltiva dentro di sé. L’annuncio di Gesù riporta i discepoli alla realtà, anzi ne offre la chiave di lettura. La sofferenza appartiene alla biografia di ogni uomo, ma, anche se tutti ci accomuna e sembra essere la nota dominante della vita da cui non si può sfuggire, eppure essa non ha l’ultima parola che invece spetta all’intervento di Dio con il quale rivela il suo amore. Nel momento in cui assumo la Pasqua come il punto di vista della mia storia e di quella del mondo, allora la speranza non è legata alla realizzazione delle mie ambizioni ma è ciò che mi fa attraversare la prova prendendo la mano di Dio. Egli, come fa un buon padre ed educatore, mi guida verso il tempo del compimento.
Preghiamo
Signore Gesù, uomo di preghiera, insegnami l’arte del dialogo. Conducimi con Te nel deserto dell’intimità nella quale, spogliato di ogni vergogna e difesa, mettermi a nudo per lasciarmi nutrire della tua Parola e rivestire della tua forza. Tu conosci il mio cuore e le tante risposte a domande che non trovano modo di essere espresse se non quando tu stesso m’interroghi. Le tue domande danno voce ai dubbi nascosti nelle fasulle verità e nelle deboli certezze poggiate sulla terra friabile della mia volontà. Aiutami a cercare e trovare il senso della vita tra gli enigmi della sofferenza e ad accogliere da Te la speranza affinché essa sia la luce necessaria per progredire nella carità anche nella notte oscura della fede.