Comprendere la Parola di Dio ovvero convertire il cuore al Suo amore – Venerdì della XVI settimana del Tempo Ordinario (Anno pari)

Comprendere la Parola di Dio ovvero convertire il cuore al Suo amore – Venerdì della XVI settimana del Tempo Ordinario (Anno pari)

18 Luglio 2026 0 Di Pasquale Giordano

Venerdì della XVI settimana del Tempo Ordinario (Anno pari)
Ger 3,14-17 Ger 31,10-13

Sii propizio a noi tuoi fedeli, o Signore,
e donaci in abbondanza i tesori della tua grazia,
perché, ardenti di speranza, fede e carità,
restiamo sempre vigilanti nel custodire i tuoi comandamenti.
Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio,
e vive e regna con te, nell’unità dello Spirito Santo,
per tutti i secoli dei secoli.

Dal libro del profeta Geremìa Ger 3,14-17
Vi darò pastori secondo il mio cuore; a Gerusalemme tutte le genti si raduneranno.

Ritornate, figli traviati – oracolo del Signore – perché io sono il vostro padrone. Vi prenderò uno da ogni città e due da ciascuna famiglia e vi condurrò a Sion. Vi darò pastori secondo il mio cuore, che vi guideranno con scienza e intelligenza.
Quando poi vi sarete moltiplicati e sarete stati fecondi nel paese, in quei giorni – oracolo del Signore – non si parlerà più dell’arca dell’alleanza del Signore: non verrà più in mente a nessuno e nessuno se ne ricorderà, non sarà rimpianta né rifatta.
In quel tempo chiameranno Gerusalemme “Trono del Signore”, e a Gerusalemme tutte le genti si raduneranno nel nome del Signore e non seguiranno più caparbiamente il loro cuore malvagio.
Pastori secondo il cuore di Dio
Geremia annuncia il ritorno del popolo disperso e la nascita di una comunità nuovamente radunata attorno al Signore. Dio promette pastori capaci di guidare con sapienza e discernimento, non secondo interessi personali, ma secondo il suo cuore. La presenza divina non sarà più legata soltanto a un oggetto sacro, come l’arca dell’alleanza: Gerusalemme stessa diventerà il «Trono del Signore», luogo di incontro per tutte le genti. La vera restaurazione avviene quando il cuore dell’uomo abbandona la propria ostinazione e si lascia guidare da Dio.

Salmo responsoriale Ger 31,10-13
Il Signore ci custodisce come un pastore il suo gregge.

Ascoltate, genti, la parola del Signore,
annunciatela alle isole più lontane e dite:
«Chi ha disperso Israele lo raduna
e lo custodisce come un pastore il suo gregge».
Perché il Signore ha riscattato Giacobbe,
lo ha liberato dalle mani di uno più forte di lui.
Verranno e canteranno inni sull’altura di Sion,
andranno insieme verso i beni del Signore.
La vergine allora gioirà danzando
e insieme i giovani e i vecchi.
«Cambierò il loro lutto in gioia,
li consolerò e li renderò felici, senza afflizioni».
Il Pastore che trasforma il lutto in gioia
Il cantico di Geremia celebra il Signore come pastore che raduna ciò che era disperso, custodisce ciò che è fragile e libera il suo popolo da una forza più grande di lui. Il ritorno a Sion diventa un cammino comune verso i beni del Signore, segnato dal canto, dalla danza e dalla consolazione. Dio non si limita a ricondurre a casa i suoi figli: trasforma il lutto in gioia e restituisce speranza a giovani e anziani. La salvezza è l’opera di un Pastore fedele che non abbandona il suo gregge.

Dal Vangelo secondo Matteo Mt 13,18-23
Colui che ascolta la Parola e la comprende, questi dà frutto.

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Voi dunque ascoltate la parabola del seminatore. Ogni volta che uno ascolta la parola del Regno e non la comprende, viene il Maligno e ruba ciò che è stato seminato nel suo cuore: questo è il seme seminato lungo la strada. Quello che è stato seminato sul terreno sassoso è colui che ascolta la Parola e l’accoglie subito con gioia, ma non ha in sé radici ed è incostante, sicché, appena giunge una tribolazione o una persecuzione a causa della Parola, egli subito viene meno. Quello seminato tra i rovi è colui che ascolta la Parola, ma la preoccupazione del mondo e la seduzione della ricchezza soffocano la Parola ed essa non dà frutto. Quello seminato sul terreno buono è colui che ascolta la Parola e la comprende; questi dà frutto e produce il cento, il sessanta, il trenta per uno».

Comprendere la Parola di Dio ovvero convertire il cuore al Suo amore
L’evangelista Matteo insiste molto sulla fede praticata. La prima professione di fede è quella che si effettua con le opere della carità. Esse sono possibili nella misura in cui il seme della Parola di Dio è accolto in un cuore contrito e umiliato, cioè aperto e desideroso d’incontrare il Signore.
Il frutto, che sono le opere di misericordia, rivela se siamo come il terreno che si lascia lavorare, purificare e fecondare o siamo refrattari all’opera di Dio in noi. Leggendo in chiave missionaria la parabola ci rendiamo conto che il discepolo è chiamato a portare nel mondo la luce e la sapienza di Dio. Per essere autentici testimoni di Cristo dobbiamo offrire al mondo la salvezza di Dio non anatemi, soluzioni umane o, peggio ancora, noi stessi.
Tutto si gioca tra la semina e il raccolto del frutto, quindi tra l’ascolto e la fede professata attraverso le opere di Carità. Nel tempo di mezzo c’è quello che Matteo chiama il comprendere che è qualcosa di molto più ampio del capire. Dio ha parlato all’uomo in tanti modi attraverso i profeti, ora parla a noi attraverso Gesù, parola del Regno. Dire Regno significa alludere a Dio nell’atto di governare, prendersi cura di noi, entrare in relazione con noi attraverso cui rivelare non tanto segreti ma comunicare il suo Amore. Dio parla agli uomini alla maniera umana perché quello che Lui comunica possa essere accolto dall’uomo e attivare un processo attraverso il quale egli diventa capace di amare come è amato da Dio. Comprendere dunque non significa afferrare dei concetti e possederli ma lasciarsi trasformare nella mente. La comprensione di cui parla Gesù altro non è che la conversione ovvero il cambiamento di mentalità che si traduce in cambiamento di modo di vivere e relazionarsi.
È impossibile comprendere Dio ma Lui, diventando uomo e usando il nostro linguaggio ha reso comprensibile il suo amore, cioè la logica con la quale parla agendo e agisce parlando. Alcuni, trovando la scusa di non capire quello che c’è scritto nella Bibbia, si scoraggiano nel leggerla. La Bibbia contiene in un mirabile intreccio la parola di Dio e le parole degli uomini. Nella lettera del testo biblico palpita il cuore di Dio e quello degli uomini. Perché la parola di Dio entri nel cuore è necessario che passiamo dalla nostra pelle al cuore di quegli uomini le cui vicende e le cui parole interpretano il nostro vissuto e lo attraggono nel grande flusso della storia della salvezza guidata dal Signore. Questo passaggio non è automatico perché richiede una scelta di fede che si incarna nell’atteggiamento dell’apertura mentale e della fiducia, nella disponibilità a crescere umanamente senza accontentarsi di quello che si è, si sa o si fa, nell’accettare i tempi lunghi e ritmi, a volte ripetitivi, che il processo di maturazione richiede, nell’abbandonare pensieri che alimentano l’ansia.
L’ascolto e la comprensione, ovvero la conversione, che ha le sue tappe, le sue verifiche, il suo linguaggio e le sue scelte, culmina con il portare frutto, l’essere generativi. Il discepolo di Cristo nel momento in cui verifica se stesso non deve domandarsi cosa ha ottenuto o quali risultati ha conseguito, ma come ha ascoltato la Parola di Dio e in che modo la interiorizzata e tradotta in opere di amore.

Preghiamo

Signore Gesù, seminatore fedele,
che affidi la Parola del Regno
alla terra fragile del nostro cuore,
rendici umili e disponibili all’ascolto,
aperti all’opera del tuo Spirito.
Dissoda la durezza che ci rende distratti,
rimuovi le pietre della superficialità,
liberaci dai rovi delle preoccupazioni
e dalla seduzione delle ricchezze,
perché nulla soffochi la tua voce.
Donaci di comprendere la tua Parola,
non soltanto con la mente,
ma lasciandoci convertire dal tuo amore;
trasforma i nostri pensieri e desideri
e rendi evangeliche le nostre relazioni.
Fa’ che la fede maturi nella carità
e porti frutti di misericordia,
di giustizia, di fraternità e di pace;
così la nostra vita, unita alla tua,
diventi annuncio fecondo del Regno.
Tu sei Dio e vivi e regni con il Padre,
nell’unità dello Spirito Santo,
per tutti i secoli dei secoli. Amen.