Chi più pretende meno comprende – Lunedì della XVI settimana del Tempo Ordinario (Anno pari)

Chi più pretende meno comprende – Lunedì della XVI settimana del Tempo Ordinario (Anno pari)

18 Luglio 2026 0 Di Pasquale Giordano

Lunedì della XVI settimana del Tempo Ordinario (Anno pari)
Mi 6,1-4.6-8 Sal 49 Mt 12,38-42: La regina del Sud si alzerà contro questa generazione.

Sii propizio a noi tuoi fedeli, o Signore,
e donaci in abbondanza i tesori della tua grazia,
perché, ardenti di speranza, fede e carità,
restiamo sempre vigilanti nel custodire i tuoi comandamenti.
Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio,
e vive e regna con te, nell’unità dello Spirito Santo,
per tutti i secoli dei secoli.

Dal libro del profeta Michèa Mi 6,1-4.6-8
Uomo, ti è stato insegnato ciò che richiede il Signore da te.

Ascoltate dunque ciò che dice il Signore:
«Su, illustra la tua causa ai monti
e i colli ascoltino la tua voce!».
Ascoltate, o monti, il processo del Signore,
o perenni fondamenta della terra,
perché il Signore è in causa con il suo popolo,
accusa Israele.
«Popolo mio, che cosa ti ho fatto?
In che cosa ti ho stancato? Rispondimi.
Forse perché ti ho fatto uscire dalla terra d’Egitto,
ti ho riscattato dalla condizione servile
e ho mandato davanti a te
Mosè, Aronne e Maria?».
«Con che cosa mi presenterò al Signore,
mi prostrerò al Dio altissimo?
Mi presenterò a lui con olocausti,
con vitelli di un anno?
Gradirà il Signore
migliaia di montoni
e torrenti di olio a miriadi?
Gli offrirò forse il mio primogenito
per la mia colpa,
il frutto delle mie viscere
per il mio peccato?».
Uomo, ti è stato insegnato ciò che è buono
e ciò che richiede il Signore da te:
praticare la giustizia,
amare la bontà,
camminare umilmente con il tuo Dio.
Il culto che diventa vita
Il profeta Michèa presenta un solenne processo nel quale Dio chiama a testimoni i monti e ricorda al suo popolo le opere compiute in suo favore: la liberazione dall’Egitto, il riscatto dalla schiavitù, il dono di guide fedeli. Israele, però, sembra aver dimenticato questa storia di grazia e pensa di riconquistare il favore divino moltiplicando sacrifici e offerte. Dio non chiede un culto smisurato, ma una vita trasformata dall’alleanza: praticare la giustizia, amare la bontà e camminare umilmente con lui. La fede autentica non consiste nel tentativo di comprare Dio, ma nella risposta riconoscente al suo amore, resa concreta nelle relazioni, nelle scelte e nella cura dei più deboli.

Salmo responsoriale Sal 49
A chi cammina per la retta via, mostrerò la salvezza di Dio.

«Davanti a me riunite i miei fedeli,
che hanno stabilito con me l’alleanza
offrendo un sacrificio».
I cieli annunciano la sua giustizia:
è Dio che giudica.
«Non ti rimprovero per i tuoi sacrifici,
i tuoi olocàusti mi stanno sempre davanti.
Non prenderò vitelli dalla tua casa
né capri dai tuoi ovili».
«Perché vai ripetendo i miei decreti
e hai sempre in bocca la mia alleanza,
tu che hai in odio la disciplina
e le mie parole ti getti alle spalle?
Hai fatto questo e io dovrei tacere?
Forse credevi che io fossi come te!
Ti rimprovero: pongo davanti a te la mia accusa.
Chi offre la lode in sacrificio, questi mi onora».
La lode di chi cammina rettamente
Anche il salmo denuncia la contraddizione di chi celebra l’alleanza con le labbra, ma respinge la parola di Dio nella vita. Il Signore non rifiuta i sacrifici, ma rigetta un culto separato dalla conversione e dalla giustizia. Non ha bisogno degli animali offerti dall’uomo, perché tutto già gli appartiene; desidera invece un cuore che riconosca i suoi doni, accolga la sua disciplina e percorra la retta via. Il vero sacrificio è la lode che nasce da una vita coerente; chi onora Dio con le labbra e con le opere potrà contemplare la sua salvezza.

Dal Vangelo secondo Matteo Mt 12,38-42
La regina del Sud si alzerà contro questa generazione.

In quel tempo, alcuni scribi e farisei dissero a Gesù: «Maestro, da te vogliamo vedere un segno».
Ed egli rispose loro: «Una generazione malvagia e adultera pretende un segno! Ma non le sarà dato alcun segno, se non il segno di Giona il profeta. Come infatti Giona rimase tre giorni e tre notti nel ventre del pesce, così il Figlio dell’uomo resterà tre giorni e tre notti nel cuore della terra.
Nel giorno del giudizio, quelli di Nìnive si alzeranno contro questa generazione e la condanneranno, perché essi alla predicazione di Giona si convertirono. Ed ecco, qui vi è uno più grande di Giona! Nel giorno del giudizio, la regina del Sud si alzerà contro questa generazione e la condannerà, perché ella venne dagli estremi confini della terra per ascoltare la sapienza di Salomone. Ed ecco, qui vi è uno più grande di Salomone!».
Chi più pretende meno comprende
Il male, nascondendosi nelle intenzioni, orienta il desiderio e la ricerca. La gente che pretende di vedere un segno non è mossa da una retta intenzione o dalla consapevolezza della propria poca fede e della sua miseria, ma dal malsano bisogno di emergere sommergendo gli altri. Chi è accecato dal pregiudizio e ha la mente ottenebrata dalla diffidenza chiede dimostrazioni già convinto del fatto che, qualunque cosa l’altro faccia o dica, non cambierà idea. Colui che è rigidamente fermo sulle sue posizioni tendenzialmente è portato ad accusare gli altri riflettendo in loro la propria colpa. È paradossale chiedere un segno senza l’umiltà di lasciarsi «segnare» dall’altro.
Il giudizio è sintomo di rigidità propria di chi è refrattario allo stupore perché chiuso ermeticamente nelle sue convinzioni e non è aperto a cogliere la novità che può arricchire la sua vita e cambiarla in meglio. Eppure, i segni dell’amore di Dio sono talmente evidenti da risultare invisibili a chi ha occhi solo per sé. I segni vengono offerti non nella straordinarietà ed episodicità degli eventi ma nella ordinarietà della vita soprattutto in quella la cui forma è data dalla croce di Cristo. Le testimonianze delle conversioni sono credibili e autentiche quando non sono il racconto di eventi stupefacenti che hanno provocato cambiamenti repentini, ma sono la narrazione di un percorso lungo e faticoso di purificazione del cuore e di conformazione a Cristo. Il segno della croce prima che essere un gesto identificativo del cristiano è l’impronta che lascia Dio nella vita del discepolo di Cristo che lo segue fino alla fine e diventa nel mondo e nel suo tempo icona della sua misericordia che orienta verso il bene anche le esperienze più dolorose.
Preghiamo
Signore Gesù, segno credibile sulla terra dell’amore di Dio, purifica il mio cuore da ogni traccia di arrogante presunzione che lo rende refrattario al cambiamento. La grazia del tuo Spirito faccia di me un tuo discepolo consapevole della propria insufficienza e fiducioso nell’azione educativa di Dio anche attraverso la sofferenza. Seguendoti sulla via della croce insegnami a pregare il Padre perché nell’ora della tribolazione non chieda una prova della sua fedeltà ma il dono dello Spirito mediante il quale fare della mia vita un sacrificio per il bene di tutti, segno efficace della tua pace.