Quando la pace trova casa – Giovedì della XIV settimana del Tempo Ordinario (Anno pari)
Giovedì della XIV settimana del Tempo Ordinario (Anno pari)
Os 11,1-4.8-9 Sal 79
O Padre, che nell’umiliazione del tuo Figlio
hai risollevato l’umanità dalla sua caduta,
dona ai tuoi fedeli una gioia santa,
perché, liberati dalla schiavitù del peccato,
godano della felicità eterna.
Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio,
e vive e regna con te, nell’unità dello Spirito Santo,
per tutti i secoli dei secoli.
Dal libro del profeta Osèa Os 11,1-4.8-9
Il mio cuore si commuove dentro di me.
Così dice il Signore:
«Quando Israele era fanciullo,
io l’ho amato
e dall’Egitto ho chiamato mio figlio.
Ma più li chiamavo,
più si allontanavano da me;
immolavano vittime ai Baal,
agli idoli bruciavano incensi.
A Èfraim io insegnavo a camminare
tenendolo per mano,
ma essi non compresero
che avevo cura di loro.
Io li traevo con legami di bontà,
con vincoli d’amore,
ero per loro
come chi solleva un bimbo alla sua guancia,
mi chinavo su di lui
per dargli da mangiare.
Il mio cuore si commuove dentro di me,
il mio intimo freme di compassione.
Non darò sfogo all’ardore della mia ira,
non tornerò a distruggere Èfraim,
perché sono Dio e non uomo;
sono il Santo in mezzo a te
e non verrò da te nella mia ira».
Con cuore di Padre
Osea è il profeta che, più di ogni altro, lascia parlare Dio attraverso la sua esperienza di sposo e di padre. L’impiego delle immagini familiari suggerisce l’idea che egli è il portavoce di un Dio che ha un cuore che pulsa d’amore per il suo popolo col quale vuole instaurare non un rapporto formale, ma una relazione calda e profonda, come quella che dovrebbe caratterizzare i legami affettivi domestici. Dio parla e agisce da sposo e da padre, non da padrone, come invece si comportano gli dei falsi. Quello di Dio è un accorato appello a Israele perché riconosca chi lo ama veramente, distinguendolo da chi lo sfrutta. L’amore di Dio lo si riconosce dal servizio umile e fedele che non viene meno neanche davanti all’ingratitudine dell’uomo. Dio, infatti, non si arrende davanti all’ingratitudine perché la sua fedeltà non è vincolata a nulla se non alla sua scelta di amare sempre e comunque. In tal modo, l’amore di Dio è una sorgente inesauribile che attende solo di essere fruita perché chiunque se ne giova sia trasformato in essa. Quello di Dio è amore che si traduce nel prendersi cura, accompagnare, far crescere e poi permettere che l’amato maturi al punto di ripresentare in sé l’amore che promuove, fa vivere e fruttificare nel bene.
Salmo responsoriale Sal 79
Fa’ splendere il tuo volto, Signore, e noi saremo salvi.
Tu, pastore d’Israele, ascolta,
seduto sui cherubini, risplendi.
Risveglia la tua potenza
e vieni a salvarci.
Dio degli eserciti, ritorna!
Guarda dal cielo e vedi
e visita questa vigna,
proteggi quello che la tua destra ha piantato,
il figlio dell’uomo che per te hai reso forte.
Il volto di Dio che ridona vita alla sua vigna
Il Salmo 79 (80) appartiene al genere delle suppliche comunitarie: è la preghiera di un popolo ferito che, dopo aver sperimentato la crisi e la dispersione, non cerca salvezza nelle proprie forze ma invoca nuovamente la presenza del Signore. Nel contesto del Salterio questo salmo custodisce la memoria della relazione di alleanza tra Dio e Israele: il popolo può attraversare momenti di oscurità e infedeltà, ma la sua speranza rimane fondata sulla certezza che Dio non abbandona l’opera delle sue mani. Le due immagini dominanti sono quelle del pastore e della vigna. Il Signore è invocato come il pastore d’Israele, colui che guida, custodisce e raduna il suo gregge; ma è anche il vignaiolo che ha piantato con amore la sua vigna e continua a prendersene cura. La supplica «fa’ splendere il tuo volto e noi saremo salvi» esprime il desiderio più profondo del credente: non semplicemente ricevere un aiuto esteriore, ma ritrovare la comunione con Dio, perché il suo volto è sorgente di vita e di benedizione. Il salmo interpreta così il messaggio del profeta Osea, nel quale Dio si rivela con il cuore tenero di un padre. Israele si è allontanato, ha dimenticato chi gli aveva insegnato a camminare e si è rivolto agli idoli, ma Dio non cancella la storia d’amore iniziata con il suo popolo: «Il mio cuore si commuove dentro di me». La santità di Dio non consiste in una distanza fredda e giudicante, ma nella sua capacità di amare in modo diverso dall’uomo, trasformando l’ira in compassione e la giustizia in misericordia. La richiesta del salmista — «ritorna, guarda dal cielo e visita questa vigna» — trova risposta nel Dio rivelato da Osea: prima ancora che il popolo ritorni a Lui, è Dio che ritorna continuamente verso il suo popolo. La salvezza nasce dallo sguardo amorevole del Padre che si china sui suoi figli, li prende per mano e li rialza. Chi si lascia raggiungere dalla luce del suo volto riscopre di non essere possesso di un padrone, ma figlio custodito da un amore fedele che guarisce, accompagna e fa rifiorire la vita.
Dal Vangelo secondo Matteo Mt 10,7-15
Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date.
In quel tempo, disse Gesù ai suoi apostoli:
«Strada facendo, predicate, dicendo che il regno dei cieli è vicino. Guarite gli infermi, risuscitate i morti, purificate i lebbrosi, scacciate i demòni.
Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date. Non procuratevi oro né argento né denaro nelle vostre cinture, né sacca da viaggio, né due tuniche, né sandali, né bastone, perché chi lavora ha diritto al suo nutrimento.
In qualunque città o villaggio entriate, domandate chi là sia degno e rimanetevi finché non sarete partiti.
Entrando nella casa, rivolgetele il saluto. Se quella casa ne è degna, la vostra pace scenda su di essa; ma se non ne è degna, la vostra pace ritorni a voi. Se qualcuno poi non vi accoglie e non dà ascolto alle vostre parole, uscite da quella casa o da quella città e scuotete la polvere dei vostri piedi. In verità io vi dico: nel giorno del giudizio la terra di Sòdoma e Gomorra sarà trattata meno duramente di quella città».
Quando la pace trova casa
Nel momento del bisogno in maniera quasi istintiva cerchiamo aiuto in Dio. La mancanza di qualcosa e la necessità di colmare un vuoto ci spinge ad uscire da noi stessi per trovare una soluzione ai problemi che ci affliggono. I missionari del vangelo, come Gesù, vanno incontro agli uomini incrociando la loro richiesta di aiuto con il dono della pace di Dio. Non si tratta semplicemente di far combaciare domanda di benessere con l’offerta di un qualche rimedio, ma di far scoprire a chi soffre che più grande dei propri traumi è l’amore di Dio e che Lui, non solo corrisponde alle attese dell’uomo, ma le supera donando la sua pace. Essa è il dono gratuito di Dio che guarisce dalle ferite della paura, libera dalla dittatura dei sensi di colpa, restituisce il gusto della vita, purifica dal peccato. I missionari non devono procurarsi la sacca da viaggio, né approvvigionarsi di denaro o preoccuparsi del cambio di vestito, della calzatura e della loro difesa perché essi stessi, sperimentando la cura provvidenziale di Dio, ne sono anche i testimonial più credibili. Infatti, gli evangelizzatori, facendosi poveri con i poveri, si presentano al mondo semplicemente come mendicanti di fraternità. La pace più che colmare le mancanze crea spazi di desiderio. I cristiani, missionari del vangelo, nella misura in cui sono ricchi dell’amore di Dio, avvertono anche nel cuore un vuoto nel quale riecheggia il desiderio della comunione fraterna. Quando il bisogno di umanità, che si nasconde tra le ferite della carne, s’incontra con il desiderio di comunione che sgorga dal cuore di Dio, la pace trova casa.
Preghiamo
Signore Gesù, Tu sei la via che ci conduce al Padre ma sei anche la strada sulla quale i fratelli s’incontrano. Attraverso di Te Dio si fa prossimo all’uomo e se ne prende cura con amorevole delicatezza e insieme a Te anche noi possiamo partecipare gratuitamente ai nostri fratelli la pace che gratuitamente abbiamo ricevuto. Donami quell’amore che non spegne il desiderio ma lo purifica sublimando il bisogno personale da soddisfare in volontà di compiere gioiosamente la mia vocazione. Il tuo Spirito faccia fruttificare la pace, riversata nel cuore, in gesti di carità chiave attraverso la quale poter accedere a quello dei fratelli e far scendere su di essi la benedizione del cielo.
