La ricompensa dei poveri in Spirito – SAN BENEDETTO
SAN BENEDETTO
Pr 2,1-9 Sal 33

O Dio, che hai costituito il santo abate Benedetto
maestro insigne di coloro che dedicano la vita
alla scuola del servizio divino,
concedi a noi di nulla anteporre al tuo amore,
per correre con cuore libero e ardente
nella via dei tuoi precetti.
Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio,
e vive e regna con te, nell’unità dello Spirito Santo,
per tutti i secoli dei secoli.
Dal libro dei Proverbi Pr 2,1-9
Inclina il tuo cuore alla prudenza.
Figlio mio, se tu accoglierai le mie parole
e custodirai in te i miei precetti,
tendendo il tuo orecchio alla sapienza,
inclinando il tuo cuore alla prudenza,
se appunto invocherai l’intelligenza
e rivolgerai la tua voce alla prudenza,
se la ricercherai come l’argento
e per averla scaverai come per i tesori,
allora comprenderai il timore del Signore
e troverai la conoscenza di Dio,
perché il Signore dà la sapienza,
dalla sua bocca escono scienza e prudenza.
Egli riserva ai giusti il successo,
è scudo a coloro che agiscono con rettitudine,
vegliando sui sentieri della giustizia
e proteggendo le vie dei suoi fedeli.
Allora comprenderai l’equità e la giustizia,
la rettitudine e tutte le vie del bene.
La sete della conoscenza di Dio
Il libro dei Proverbi è attribuito al re Salomone che rappresenta l’archetipo del sapiente. Egli, come fa un padre con i suoi figli, intende trasferire il suo sapere ai suoi sudditi, cosciente del fatto che egli non è il detentore della Sapienza ma è solo un mediatore. L’origine della Sapienza è Dio che la elargisce a coloro che si ben dispongono a riceverla con umiltà e docilità. Il sapiente nella sua ricerca parte dalla sete di conoscenza di Dio. Non si tratta di curiosità nozionistica o di raggiungere segreti arcani, ma di rispondere alla chiamata di Dio di essere suo amico e confidente, instaurando con Lui una relazione che coinvolge tutta la persona. Chi si lascia attrarre da Dio e desidera intrattenersi con Lui, sperimenta l’amabilità, il conforto, la protezione, la cura che ha un genitore verso il figlio. Più che l’avidità di accumulare sapere, ciò che muove il sapiente nella sua ricerca è la risposta all’attrazione esercitata dal bene, dalla verità e dalla giustizia che trovano in Dio la loro scaturigine.
Salmo responsoriale Sal 33
Gustate e vedete com’è buono il Signore.
Benedirò il Signore in ogni tempo,
sulla mia bocca sempre la sua lode.
Io mi glorio nel Signore:
i poveri ascoltino e si rallegrino.
Magnificate con me il Signore,
esaltiamo insieme il suo nome.
Ho cercato il Signore: mi ha risposto
e da ogni mia paura mi ha liberato.
Guardate a lui e sarete raggianti,
i vostri volti non dovranno arrossire.
Questo povero grida e il Signore lo ascolta,
lo salva da tutte le sue angosce.
L’angelo del Signore si accampa
attorno a quelli che lo temono, e li libera.
Gustate e vedete com’è buono il Signore;
beato l’uomo che in lui si rifugia.
Temete il Signore, suoi santi:
nulla manca a coloro che lo temono.
I leoni sono miseri e affamati,
ma a chi cerca il Signore non manca alcun bene.
La sapienza del povero che cerca il Signore
Il Salmo 33 (34) appartiene al genere degli inni di ringraziamento con carattere sapienziale. È una preghiera alfabetica nella quale il salmista, dopo aver sperimentato personalmente la vicinanza e la liberazione di Dio, invita tutta la comunità a condividere la sua lode e a percorrere la via della sapienza. Nel contesto del Salterio questo salmo diventa una scuola di fede: l’esperienza personale dell’incontro con Dio si trasforma in testimonianza, perché altri possano imparare a cercare nel Signore la sorgente della vita.
Il cammino proposto dal salmista nasce dal desiderio: «Ho cercato il Signore: mi ha risposto». La ricerca di Dio non è un semplice esercizio intellettuale, ma un movimento del cuore che si apre alla relazione con Lui. Per questo il salmo invita a «gustare» la bontà del Signore: Dio non è un’idea da comprendere, ma una presenza da incontrare; non un sapere da possedere, ma un amore da accogliere. La vera conoscenza nasce dall’esperienza di chi si lascia illuminare dal suo volto e guidare dalla sua Parola.
In questa prospettiva il salmo si collega profondamente all’insegnamento del libro dei Proverbi. Il padre che educa il figlio lo invita ad accogliere la sapienza come il tesoro più prezioso, cercandola «come l’argento» e scavando per essa «come per i tesori». Allo stesso modo il salmista presenta l’uomo sapiente come colui che cerca il Signore con cuore povero e disponibile. La sapienza non è il risultato di una conquista orgogliosa, ma il dono offerto a chi riconosce il proprio bisogno di Dio.
Il «timore del Signore», proclamato sia dai Proverbi sia dal salmo, non è paura servile, ma atteggiamento filiale di fiducia, ascolto e obbedienza. Chi teme il Signore riconosce in Lui il bene più grande e trova una guida sicura per camminare sulle vie della giustizia. Il vero sapiente è dunque il povero che si lascia istruire da Dio: chi cerca il Signore scopre che la sua presenza è il tesoro capace di saziare ogni desiderio e che «a chi cerca il Signore non manca alcun bene».
Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 19,27-29)
Voi che mi avete seguito, riceverete cento volte tanto.
In quel tempo, Pietro, disse a Gesù: «Ecco, noi abbiamo lasciato tutto e ti abbiamo seguito; che cosa dunque ne avremo?».
E Gesù disse loro: «In verità io vi dico: voi che mi avete seguito, quando il Figlio dell’uomo sarà seduto sul trono della sua gloria, alla rigenerazione del mondo, siederete anche voi su dodici troni a giudicare le dodici tribù d’Israele. Chiunque avrà lasciato case, o fratelli, o sorelle, o padre, o madre, o figli, o campi per il mio nome, riceverà cento volte tanto e avrà in eredità la vita eterna».
La ricompensa dei poveri in Spirito
Nel giorno in cui si celebra la festa di San Benedetto, fondatore del monachesimo occidentale, la chiesa offre alla nostra meditazione una pagina del vangelo in cui Gesù invita i discepoli a non anteporre nulla a Lui. Non si può essere cristiani e trattenere con se ogni cosa che il mondo offre. Pietro afferma, a nome anche degli altri apostoli, che ha fatto la scelta di seguirlo non prima di aver lasciato tutto e aver cambiato totalmente stile di vita. Seguire Gesù comporta un cambiamento di abitudini, modi di essere, luoghi, affari a cui si è legati per tanti motivi, priorità. Dal mutamento delle abitudini si passa gradualmente al cambiamento del cuore. La motivazione di fondo di chi intraprende un cammino di discepolato di Cristo, che è itinerario di vita cristiana di conversione e rinnovamento, è la piena conformazione a Gesù. Il cristiano non punta tanto a vivere una vita migliore, quanto a vivere in Cristo e a far vivere Cristo in sé. Seguire Gesù, investendo tutta la fiducia in Lui, non significa essere “al traino”, eseguire ordini, ma essere corresponsabili dell’amministrazione del bene comune che sono innanzitutto le persone più deboli e fragili. Lasciare tutto per Gesù non significa abbandonare ma collocare ogni cosa buona nell’ordine giusto dei valori al cui vertice c’è il Signore. Lasciare tutto è la condizione per orientare ogni esperienza di vita verso l’incontro con il Signore. Rispondere positivamente alla chiamata di Dio, anche se richiede delle rinunce, non comporta un impoverimento ma, al contrario un arricchimento, una crescita, addirittura una centuplicazione in termini qualitativi piuttosto che quantitativi. Il rapporto con Gesù non induce all’isolamento ma a vivere ogni relazione personale con crescente umanità.
Preghiamo
Signore Gesù, nostra guida e speranza, aiutaci a vincere la paura che ci fa sbagliare i calcoli della vita quando ci illudiamo di essere al sicuro aggiungendo ricchezze e moltiplicando titoli. Insegnaci ad allentare la presa dai beni della terra come si allargano gli ormeggi al fine di prendere il largo lasciando pian piano il porto delle umane sicurezze per solcare i mari della storia condotti dalla tua parola. Donaci di perseverare nel cammino della fede dietro a Te maturando giorno dopo giorno la scelta di conformare il nostro cuore al tuo per servire i nostri fratelli con la stessa amorevolezza con la quale pazientemente ti prendi cura di noi. Fa che nel nostro discepolato nulla si frapponga tra te e noi e nulla anteponiamo all’amore per Te.
