Dove c’è Dio lì c’è la gioia – Lunedì della X settimana del Tempo Ordinario (Anno pari)

Dove c’è Dio lì c’è la gioia – Lunedì della X settimana del Tempo Ordinario (Anno pari)

7 Giugno 2026 0 Di Pasquale Giordano

Lunedì della X settimana del Tempo Ordinario (Anno pari)
1Re 17,1-6 Sal 120

O Dio, sorgente di ogni bene,
ispiraci propositi giusti e santi
e donaci il tuo aiuto,
perché possiamo attuarli nella nostra vita.
Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio,
e vive e regna con te, nell’unità dello Spirito Santo,
per tutti i secoli dei secoli.

Dal primo libro dei Re 1Re 17,1-6
Elìa stava alla presenza del Signore, Dio d’Israele.

In quei giorni, Elìa, il Tisbita, uno di quelli che si erano stabiliti in Gàlaad, disse ad Acab: «Per la vita del Signore, Dio d’Israele, alla cui presenza io sto, in questi anni non ci sarà né rugiada né pioggia, se non quando lo comanderò io».
A lui fu rivolta questa parola del Signore: «Vattene di qui, dirigiti verso oriente; nasconditi presso il torrente Cherìt, che è a oriente del Giordano. Berrai dal torrente e i corvi per mio comando ti porteranno da mangiare».
Egli partì e fece secondo la parola del Signore; andò a stabilirsi accanto al torrente Cherìt, che è a oriente del Giordano. I corvi gli portavano pane e carne al mattino, e pane e carne alla sera; egli beveva dal torrente.

La relazione con Dio, mezzo di sussistenza nel deserto interiore
La tradizione profetica d’Israele ha Elia come uno dei padri fondatori. La fonte biblica non fornisce particolari delle origini del profeta se non il fatto che proveniva da Tisbi, un paese che era situato nella regione di Galaad e che attualmente corrisponde grossomodo alla regione nord-occidentale della Giordania. La missione del profeta è inaugurata dalla doppia obbedienza alla Parola di Dio di cui è portavoce. Da una parte annuncia un periodo indefinito di siccità e, dall’altro, esegue il comando di Dio di lasciare la sua terra e andare in un luogo deserto. La siccità è la prova dell’autenticità della parola del profeta e della potenza di quella divina. Israele, con in capo il suo re, è indifferente alla parola di Dio che scivola come acqua sulla pietra senza penetrare nel terreno per fecondarla. Ciò che è peggio è che, dimenticando che Dio aveva assicurato l’acqua nel cammino ai padri pellegrinanti nel deserto, si erano rivolti agli dei stranieri cercando il loro favore, una volta entrati nella terra promessa. Senza acqua tutto diventa deserto e senza Dio si ritorna ad essere erranti. Elia denuncia il deserto interiore, causato dalla dimenticanza di Dio, che rappresenta l’effettiva condizione di morte. Tuttavia, il profeta lasciando Galaad, come Israele aveva lasciato l’Egitto, vuole ricordare al popolo la necessità di abbandonare il peccato e vivere quella condizione di deserto quale occasione per lasciarsi nutrire e dissetare dalla parola che viene da Dio.

Salmo responsoriale Sal 120
Il mio aiuto viene dal Signore: egli ha fatto cielo e terra.

Alzo gli occhi verso i monti:
da dove mi verrà l’aiuto?
Il mio aiuto viene dal Signore:
egli ha fatto cielo e terra.

Non lascerà vacillare il tuo piede,
non si addormenterà il tuo custode.
Non si addormenterà, non prenderà sonno
il custode d’Israele.

Il Signore è il tuo custode,
il Signore è la tua ombra
e sta alla tua destra.
Di giorno non ti colpirà il sole,
né la luna di notte.

Il Signore ti custodirà da ogni male:
egli custodirà la tua vita.
Il Signore ti custodirà quando esci e quando entri,
da ora e per sempre.

Il Signore custodisce il cammino del suo popolo
Il Salmo 120 (121) appartiene alla raccolta dei “Canti delle ascensioni” (Sal 120-134), inni che accompagnavano il pellegrinaggio degli Israeliti verso Gerusalemme nelle grandi feste. In questo contesto letterario il salmo esprime la fiducia del credente che, durante il cammino spesso segnato da pericoli e incertezze, riconosce nel Signore il proprio custode e protettore.
Il salmo proclama una delle verità più consolanti della fede biblica: Dio veglia incessantemente sul suo popolo. Egli è il Creatore del cielo e della terra e, proprio perché onnipotente, può custodire la vita dei suoi figli in ogni momento. La ripetizione del verbo “custodire” sottolinea la premura continua di Dio, che accompagna l’uomo nel suo andare e nel suo tornare, preservandolo dal male.
Elia, obbedendo alla parola del Signore, lascia la sua terra e si rifugia presso il torrente Cherìt in una situazione di estrema precarietà. Umanamente tutto sembra minacciare la sua sopravvivenza, ma Dio lo custodisce e provvede al suo sostentamento attraverso il torrente e i corvi. L’esperienza del profeta diventa così testimonianza concreta di quanto il salmo proclama nella preghiera: chi pone la propria fiducia nel Signore non è mai abbandonato, perché il suo aiuto viene da Colui che veglia senza dormire e guida i passi dei suoi fedeli anche nei deserti della vita.

Dal Vangelo secondo Matteo Mt 5,1-12
Beati i poveri in spirito.

In quel tempo, vedendo le folle, Gesù salì sul monte: si pose a sedere e si avvicinarono a lui i suoi discepoli. Si mise a parlare e insegnava loro dicendo:
«Beati i poveri in spirito,
perché di essi è il regno dei cieli.
Beati quelli che sono nel pianto,
perché saranno consolati.
Beati i miti,
perché avranno in eredità la terra.
Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia,
perché saranno saziati.
Beati i misericordiosi,
perché troveranno misericordia.
Beati i puri di cuore,
perché vedranno Dio.
Beati gli operatori di pace,
perché saranno chiamati figli di Dio.
Beati i perseguitati per la giustizia,
perché di essi è il regno dei cieli.
Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo, diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia. Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli. Così infatti perseguitarono i profeti che furono prima di voi».

Dove c’è Dio lì c’è la gioia
Gesù inizia la sua prima lezione del corso dal titolo «Conversione, cambiamento di mentalità» parlando della gioia. Non fa teoria, ma è talmente pratico da risultare addirittura provocatorio perché rivela l’aspetto paradossale della gioia e quello di Dio stesso. Coloro che una certa cultura definirebbe «poveretti» sono invece dichiarati beati. Gesù rivela subito il punto di vista di Dio; lui, che è l’Emmanuele Dio con noi, si fa prossimo ad ogni uomo. La gioia, sembra dire Gesù, non è il premio per le opere meritorie che compiamo, ma è l’esperienza di incontrare Dio e la relazione di amicizia con Lui. Tale rapporto d’intima conoscenza, di reciproca appartenenza e di comunione è possibile a patto che le nostre condizioni interiori siano favorevoli. La povertà, l’afflizione, la fame e la sete prima che essere condizioni sociali o psichiche devono essere disposizioni del cuore che vive la «mancanza» come lo spazio per lasciarsi avvicinare, curare, consolare, nutrire, guarire da Dio. Una persona rigida, saccente, intransigente, che è incapace di cambiare il proprio punto di vista e di mutare mentalità, vive il dramma della solitudine e si condanna alla infelicità. Colui che nelle ferite della sua umanità fragile e insufficiente incontra il Signore, e da lui si lascia amare, sente germogliare nel suo cuore la forza di vincere il male con il bene, di usare misericordia, di cercare la pace, di vedere non solo negli amici ma anche in coloro che lo umiliano, gli fanno del male, lo insultano, il proprio fratello e la propria sorella da amare con il cuore di Dio.

Preghiamo
Signore Gesù, Emmanuele Dio con noi, Tu mi aspetti per farti avanti e rivelarti come l’amico fidato nei momenti più difficili della vita quando i falsi amici voltano le spalle e i vicini diventano improvvisamente distanti. Quando il livello della fiducia è molto basso Tu mi dai sicurezza, quando le speranze svaniscono tu riaccendi il desiderio della giustizia, quando la delusione mi abbatte Tu mi prendi per mano e mi rialzi, quando la paura mi blocca Tu mi dai la forza di perseverare nel bene, quando l’ira accende la mia aggressività Tu la plachi e mi riconduci a più miti consigli, quando vedo il male dappertutto Tu purifichi il mio cuore dal giudizio restituendogli la capacità di discernere la verità. Vienimi in aiuto Signore, non stare lontano da me, perché dove sei Tu, Dio mio, lì fiorisce la gioia.