Mano nella mano – Giovedì della III settimana di Quaresima

Mano nella mano – Giovedì della III settimana di Quaresima

11 Marzo 2026 0 Di Pasquale Giordano

Giovedì della III settimana di Quaresima
Ger 7,23-28 Sal 94

Dio grande e misericordioso,
quanto più si avvicina la festa della nostra redenzione,
tanto più cresca in noi il fervore
per celebrare santamente il mistero della Pasqua.
Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio,
e vive e regna con te, nell’unità dello Spirito Santo,
per tutti i secoli dei secoli.

Dal libro del profeta Geremìa Ger 7,23-28
Questa è la nazione che non ascolta la voce del Signore, suo Dio.

Così dice il Signore:
«Questo ordinai loro: “Ascoltate la mia voce, e io sarò il vostro Dio e voi sarete il mio popolo; camminate sempre sulla strada che vi prescriverò, perché siate felici”.
Ma essi non ascoltarono né prestarono orecchio alla mia parola; anzi, procedettero ostinatamente secondo il loro cuore malvagio e, invece di rivolgersi verso di me, mi hanno voltato le spalle.
Da quando i vostri padri sono usciti dall’Egitto fino ad oggi, io vi ho inviato con assidua premura tutti i miei servi, i profeti; ma non mi hanno ascoltato né prestato orecchio, anzi hanno reso dura la loro cervìce, divenendo peggiori dei loro padri.
Dirai loro tutte queste cose, ma non ti ascolteranno; li chiamerai, ma non ti risponderanno. Allora dirai loro: Questa è la nazione che non ascolta la voce del Signore, suo Dio, né accetta la correzione. La fedeltà è sparita, è stata bandita dalla loro bocca».

Lontano da Dio il Popolo diventa stolto e insipiente
Amara è la constatazione di Dio. Il suo popolo si è rimangiata la parola data prima di entrare nella terra promessa quando Giosuè chiese di manifestare chiaramente la volontà di servire il Signore o altri idoli. Israele assunse solennemente l’impegno di ascoltare e mettere in pratica la Parola udita dalla bocca di Dio mediante i profeti. Una volta entrati nel paese che Dio aveva preparato per il suo popolo, Israele ha preferito fare di testa propria assumendo una condotta di vita lontana dalla proposta fatta dal Signore. Dimenticando tutto quello che Dio aveva fatto per loro gli Israeliti hanno snobbato il loro Signore rendendo il loro cuore insensibile e indifferente ai suoi richiami. Il popolo saggio e intelligente, capace di discernere la volontà di Dio e la via della pace, diventa stolto e insipiente che si smarrisce nei labirinti dei suoi ragionamenti tortuosi.

Salmo responsoriale Sal 94
Ascoltate oggi la voce del Signore: non indurite il vostro cuore.

Venite, cantiamo al Signore,
acclamiamo la roccia della nostra salvezza.
Accostiamoci a lui per rendergli grazie,
a lui acclamiamo con canti di gioia.

Entrate: prostràti, adoriamo,
in ginocchio davanti al Signore che ci ha fatti.
È lui il nostro Dio
e noi il popolo del suo pascolo,
il gregge che egli conduce.

Se ascoltaste oggi la sua voce!
«Non indurite il cuore come a Merìba,
come nel giorno di Massa nel deserto,
dove mi tentarono i vostri padri:
mi misero alla prova
pur avendo visto le mie opere».

Il dramma dell’ascolto negato
Il Salmo 94 è un invito solenne alla lode che si trasforma progressivamente in un appello alla conversione. All’inizio il popolo è chiamato a riconoscere Dio come «la roccia della nostra salvezza» e ad avvicinarsi a lui con il canto e con l’adorazione. Con un linguaggio liturgico si descrive l’assemblea che entra nel tempio e si prostra davanti al Signore, riconoscendo che egli è il creatore e il pastore del suo popolo. «Noi siamo il popolo del suo pascolo, il gregge che egli conduce». L’identità di Israele nasce dunque da una relazione di appartenenza a Dio perché Lui lo guida e lo custodisce.
Nel cuore di questa liturgia risuona l’invito: «Se ascoltaste oggi la sua voce!». Il salmo introduce così il tema decisivo dell’ascolto. Non basta celebrare Dio con i canti; ciò che determina la verità del rapporto con lui è la disponibilità ad accogliere la sua parola. La lode diventa autentica solo quando si traduce in obbedienza.
Questo richiamo illumina direttamente il messaggio della prima lettura del profeta Geremia. Dio ricorda al suo popolo il comando fondamentale dell’alleanza: «Ascoltate la mia voce e io sarò il vostro Dio e voi sarete il mio popolo». Tuttavia Israele non ha ascoltato; ha seguito «il suo cuore malvagio» e ha voltato le spalle al Signore. Il salmo riprende la stessa diagnosi spirituale attraverso l’immagine del cuore indurito: «Non indurite il cuore come a Merìba, come nel giorno di Massa nel deserto». Il riferimento è all’episodio dell’Esodo in cui il popolo, nonostante i segni di Dio, lo mette alla prova rifiutando di fidarsi di lui.
Si comprende allora che il vero problema non è l’ignoranza della volontà di Dio, ma la resistenza del cuore umano. Dio ha parlato, ha agito nella storia, ha inviato i profeti; eppure l’uomo può chiudersi, irrigidirsi, smettere di ascoltare. È esattamente la tragedia denunciata da Geremia quando afferma che Israele è diventato «la nazione che non ascolta la voce del Signore». «Se ascoltaste oggi la sua voce». L’oggi di Dio rompe il circolo dell’infedeltà del passato e riapre sempre la possibilità dell’ascolto. Ogni generazione è posta davanti alla stessa scelta: indurire il cuore oppure lasciarsi guidare dalla voce del pastore. Dove l’ascolto rinasce, l’alleanza torna a vivere e il popolo ritrova la sua identità di gregge condotto dal Signore.

Dal Vangelo secondo Luca Lc 11,14-23
Chi non è con me è contro di me.

In quel tempo, Gesù stava scacciando un demonio che era muto. Uscito il demonio, il muto cominciò a parlare e le folle furono prese da stupore. Ma alcuni dissero: «È per mezzo di Beelzebùl, capo dei demòni, che egli scaccia i demòni». Altri poi, per metterlo alla prova, gli domandavano un segno dal cielo.
Egli, conoscendo le loro intenzioni, disse: «Ogni regno diviso in se stesso va in rovina e una casa cade sull’altra. Ora, se anche satana è diviso in se stesso, come potrà stare in piedi il suo regno? Voi dite che io scaccio i demòni per mezzo di Beelzebùl. Ma se io scaccio i demòni per mezzo di Beelzebùl, i vostri figli per mezzo di chi li scacciano? Per questo saranno loro i vostri giudici. Se invece io scaccio i demòni con il dito di Dio, allora è giunto a voi il regno di Dio.
Quando un uomo forte, bene armato, fa la guardia al suo palazzo, ciò che possiede è al sicuro. Ma se arriva uno più forte di lui e lo vince, gli strappa via le armi nelle quali confidava e ne spartisce il bottino.
Chi non è con me è contro di me, e chi non raccoglie con me, disperde».

Mano nella mano
L’esorcismo che opera Gesù rende l’uomo, muto a causa del demonio, capace di comunicare con la parola. C’è chi si ferma al fatto prodigioso e si stupisce e chi, rimanendo sulla superficie dell’evento, vi legge lo zampino di satana senza accorgersi di cadere in contraddizione. Nessuno che voglia dimostrare la sua forza la rivolge contro sé stesso. Tuttavia, è quello che accade a chi, volendosi accreditare agli occhi degli altri, scredita gli avversari, facendo un clamoroso autogoal. Il discredito è un modo di negare che c’è qualcuno più forte o di superiore a sé e si arriva a negare persino l’evidenza. Se è vero che dai frutti si riconosce l’albero allora un fatto bello, come lo è una guarigione, non può che rivelare qualcosa di divino. Non si tratta solo di un fatto prodigioso ma di un evento che rivela la presenza di Dio.
L’evento della croce, nel quale è riassunta ogni sofferenza umana, rimane muta e incomprensibile se vista con gli occhi accecati dall’orgoglio che non colgono se non il male. Al contrario, se contemplata con gli occhi della fede, essa narra di un Dio che lotta contro la morte e la sottomette per condividere con coloro ai quali si fa prossimo la gioia della vittoria.
Gesù invita ad arrendersi alla forza dell’amore di Dio che non offusca la nostra persona, che non zittisce la nostra voce, che non ci toglie il diritto di parola, al contrario ci strappa dal potere del nemico, ci restituisce la dignità, ci fa crescere nella libertà. Dio non impone la sua forza ma la offre in segno di alleanza. La diffidenza ci fa a leggere i fatti della vita, soprattutto quelli che ci turbano, come espressioni di Dio nemico percepito come avversario. Invece proprio in essi Dio si fa nostro alleato. Dalla diffidenza si passa all’indifferenza quando si innalzano muri d’incomunicabilità. Nel tempo della sofferenza possiamo fare due cose: o rimanere con Gesù e aprirci ad accogliere nella preghiera l’aiuto di Dio oppure chiuderci nel mutismo spirituale, voltargli le spalle e perderci allontanandoci da Lui.

Preghiamo
Signore Gesù, tante volte davanti agli eventi drammatici della vita mi ritrovo muto come una bestia incapace di comprendere; ma Tu ascolti il grido del mio silenzio in cui non ci sono parole per descrivere il vuoto che provo nel cuore. Insegnami a pregare con Te nella prova, quando parlo e nessuno mi ascolta, cerco aiuto ma nessuno è in grado di darmelo, desidero comprensione ma ricevo solo giudizi. Metti sulle mie labbra una parola di lode, ispirami canti di ringraziamento, escano dalla mia bocca parole di benedizione. Mio bene è stare vicino a Dio perché se mi allontano da Te mi perdo.