Dal cuore di Dio ai piedi dei fratelli – Venerdì della III settimana di Quaresima

Dal cuore di Dio ai piedi dei fratelli – Venerdì della III settimana di Quaresima

11 Marzo 2026 0 Di Pasquale Giordano

Venerdì della III settimana di Quaresima
Os 14,2-10 Sal 80

Padre santo e misericordioso,
infondi la tua grazia nei nostri cuori
perché possiamo salvarci dagli sbandamenti umani
e restare fedeli alla tua parola di vita eterna.
Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio,
e vive e regna con te, nell’unità dello Spirito Santo,
per tutti i secoli dei secoli.

Dal libro del profeta Osèa Os 14,2-10
Non chiameremo più ‘dio nostro’ l’opera delle nostre mani.

Così dice il Signore:
«Torna, Israele, al Signore, tuo Dio,
poiché hai inciampato nella tua iniquità.
Preparate le parole da dire
e tornate al Signore;
ditegli: “Togli ogni iniquità,
accetta ciò che è bene:
non offerta di tori immolati,
ma la lode delle nostre labbra.
Assur non ci salverà,
non cavalcheremo più su cavalli,
né chiameremo più “dio nostro”
l’opera delle nostre mani,
perché presso di te l’orfano trova misericordia”.
Io li guarirò dalla loro infedeltà,
li amerò profondamente,
poiché la mia ira si è allontanata da loro.
Sarò come rugiada per Israele;
fiorirà come un giglio
e metterà radici come un albero del Libano,
si spanderanno i suoi germogli
e avrà la bellezza dell’olivo
e la fragranza del Libano.
Ritorneranno a sedersi alla mia ombra,
faranno rivivere il grano,
fioriranno come le vigne,
saranno famosi come il vino del Libano.
Che ho ancora in comune con gli ìdoli, o Èfraim?
Io l’esaudisco e veglio su di lui;
io sono come un cipresso sempre verde,
il tuo frutto è opera mia.
Chi è saggio comprenda queste cose,
chi ha intelligenza le comprenda;
poiché rette sono le vie del Signore,
i giusti camminano in esse,
mentre i malvagi v’inciampano».

Torna, Israele, al Signore
La conclusione degli oracoli di Osea è affidata ad un accorato appello a chi, tra gli Israeliti, è saggio e intelligente e ricopre un ruolo di guida. Essi hanno il compito di sensibilizzare il popolo a ritornare al Signore, loro Dio, rinunciando definitivamente agli idoli e a tutte quelle forme di compromesso che mortificano il rapporto con Lui. Se Israele si converte dalla sua condotta ipocrita e ritorna alla fede originaria anche Dio è pronto a perdonare e rinnovare la sua benevolenza. La povertà e la miseria sono il risultato di scelte sbagliate fatte seguendo logiche estranee alla volontà di Dio. Da qui l’invito pressante alla conversione per tornare a gustare la bontà e la fedeltà di Dio.

Salmo responsoriale Sal 80
Io sono il Signore, tuo Dio: ascolta la mia voce.

Un linguaggio mai inteso io sento:
«Ho liberato dal peso la sua spalla,
le sue mani hanno deposto la cesta.
Hai gridato a me nell’angoscia
e io ti ho liberato.

Nascosto nei tuoni ti ho dato risposta,
ti ho messo alla prova alle acque di Merìba.
Ascolta, popolo mio:
contro di te voglio testimoniare.
Israele, se tu mi ascoltassi!

Non ci sia in mezzo a te un dio estraneo
e non prostrarti a un dio straniero.
Sono io il Signore, tuo Dio,
che ti ha fatto salire dal paese d’Egitto.

Se il mio popolo mi ascoltasse!
Se Israele camminasse per le mie vie!
Lo nutrirei con fiore di frumento,
lo sazierei con miele dalla roccia».

La voce di Dio chiama alla conversione
Il Salmo 80 appello di Dio rivolto direttamente al suo popolo. Non è soltanto una preghiera dell’uomo, ma quasi un dialogo nel quale il Signore ricorda ciò che ha fatto per Israele e rinnova l’appello ad ascoltare la sua voce. Il salmo rievoca innanzitutto l’opera di liberazione compiuta da Dio: «Ho liberato dal peso la sua spalla… hai gridato a me nell’angoscia e io ti ho liberato». La memoria dell’Esodo diventa il fondamento della relazione tra Dio e il suo popolo. Israele non appartiene a Dio per costrizione, ma perché è stato salvato.
Da questa memoria nasce il cuore del messaggio: «Io sono il Signore, tuo Dio… ascolta la mia voce». Il rapporto di alleanza si fonda sull’ascolto. Dio ha liberato il suo popolo affinché viva nella libertà dell’obbedienza, non perché torni schiavo degli idoli. Per questo il salmo ribadisce il primo comandamento: «Non ci sia in mezzo a te un dio estraneo e non prostrarti a un dio straniero». L’idolatria è il tradimento della relazione con il Dio che ha salvato.
Questo tema si collega direttamente alla prima lettura del profeta Osea. Il profeta invita Israele a ritornare al Signore riconoscendo la propria infedeltà: «Non chiameremo più “dio nostro” l’opera delle nostre mani». L’idolatria nasce quando l’uomo smette di ascoltare la voce di Dio e cerca sicurezza in ciò che può controllare: potenze politiche, ricchezze, opere umane. Il salmo e la profezia convergono nello stesso appello: tornare all’ascolto della parola del Signore.
Nel salmo risuona anche una promessa piena di tenerezza: «Se il mio popolo mi ascoltasse… lo nutrirei con fiore di frumento, lo sazierei con miele dalla roccia». L’immagine richiama una terra feconda e una vita piena. Non si tratta di una semplice ricompensa materiale; è il simbolo della comunione ritrovata con Dio. Quando il popolo torna ad ascoltare il Signore, la vita rifiorisce. La conversione comincia dall’ascolto. Dio continua a parlare al suo popolo ricordandogli la liberazione che ha compiuto e invitandolo a non sostituirlo con gli idoli. Dove l’uomo rinuncia alle false sicurezze e torna ad ascoltare la voce del Signore, la sua esistenza ritrova la fecondità promessa dall’alleanza. Così la parola di Dio diventa ancora una volta sorgente di vita.

Dal Vangelo secondo Marco Mc 12,28-34
Il Signore nostro Dio è l’unico Signore: lo amerai.

In quel tempo, si avvicinò a Gesù uno degli scribi e gli domandò: «Qual è il primo di tutti i comandamenti?».
Gesù rispose: «Il primo è: “Ascolta, Israele! Il Signore nostro Dio è l’unico Signore; amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore e con tutta la tua anima, con tutta la tua mente e con tutta la tua forza”. Il secondo è questo: “Amerai il tuo prossimo come te stesso”. Non c’è altro comandamento più grande di questi».
Lo scriba gli disse: «Hai detto bene, Maestro, e secondo verità, che Egli è unico e non vi è altri all’infuori di lui; amarlo con tutto il cuore, con tutta l’intelligenza e con tutta la forza e amare il prossimo come se stesso vale più di tutti gli olocàusti e i sacrifici».
Vedendo che egli aveva risposto saggiamente, Gesù gli disse: «Non sei lontano dal regno di Dio». E nessuno aveva più il coraggio di interrogarlo.

Dal cuore di Dio ai piedi dei fratelli
La domanda che lo scriba rivolge a Gesù è l’occasione per fare una ricognizione della nostra fede ovvero verificare il grado della nostra maturità spirituale e quello della nostra appartenenza al Regno di Dio. Il quesito rivolto a Gesù suonerebbe come la richiesta di avere un criterio per fare un valido esame di coscienza.
Interroghiamo la nostra coscienza e le domandiamo in primis se siamo persone che ascoltano. Ascoltare significa fondamentalmente accogliere l’altro e condividere con lui il proprio spazio interiore, ciò che ci appartiene. Per ascoltare bisogna fare silenzio nello stesso modo in cui per accogliere è necessario fare spazio. L’ascolto non è solo una funzione ma è ciò che determina una relazione personale e che fa dell’incontro con Dio e i fratelli un fecondo rapporto d’amore.
L’ascolto è il primo atto di amore di Dio verso l’uomo che è accolto nel suo cuore con tutto il peso delle sue miserie, alcune volte nascoste nel silenzioso grido di aiuto e altre volte portate nella preghiera di supplica. Per l’uomo ascoltare Dio significa lasciarsi raggiungere per farsi amare. Ascoltare è un’arte che s’impara disponendosi a ricevere la Parola di Dio come un dono, come qualcosa di vitale e indispensabile per la propria vita. Solo ascoltando la Parola s’impara a pregare e solo accogliendo il suo Amore si diventa capaci di amare il prossimo. Ascoltando la Parola di Dio lo incontriamo e accogliendolo dentro di noi scopriamo che il suo nome è Amore, che Egli è l’unico amore perché non potremmo sperimentare un amore più grande del suo. Nessuno ci ama come ci ama Lui. Ciò che ascoltiamo da Dio non aggiunge conoscenze al nostro bagaglio culturale ma opera in noi una trasformazione per la quale possiamo amarlo da figli e amarci tra noi da fratelli. In questo senso la fede non può prescindere dalla preghiera, che non si identifica con riti sacrificali o formule particolari, ma è incontro d’amore con Dio. In definitiva la fede è la vita spirituale, cioè vivere guidati dallo Spirito Santo, l’Amore di Dio. Accolto nel cuore mediante l’ascolto Egli ci insegna a pregare ma anche a farci preghiera, ovvero dono d’amore a Dio e ai fratelli.

Preghiamo
Signore Gesù, Figlio unigenito di Padre, donando la tua vita sulla croce hai rivelato il nome di Dio, Amore. Davanti a questo grande mistero rimango in silenzio, con umiltà piego le ginocchia per adorati e con fiducia apro il cuore per accoglierti, come tu stesso per amore ti sei inginocchiato facendoti servo degli uomini e hai spalancato la bocca per donare loro il tuo Spirito. Tu che sei l’intercessore presso il Padre insegnami a pregare rendendomi gioioso servo della sua volontà. Tu che nella preghiera hai attinto la forza di amarci fino alla fine e non ti sei vergognato di chiamarci fratelli, radunaci ancora attorno a te perché rimanendo uniti a te possiamo essere nel mondo credibili testimoni della Carità e fermento di fraternità universale.