Per resistere alle insidie del male bisogna arrendersi alle esigenze dell’Amore – Giovedì dopo le Ceneri

Per resistere alle insidie del male bisogna arrendersi alle esigenze dell’Amore – Giovedì dopo le Ceneri

18 Febbraio 2026 0 Di Pasquale Giordano

Giovedì dopo le Ceneri
Dt 30,15-20 Sal 1

Ispira le nostre azioni, o Signore,
e accompagnale con il tuo aiuto,
perché ogni nostra attività
abbia sempre da te il suo inizio
e in te il suo compimento.
Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio,
e vive e regna con te, nell’unità dello Spirito Santo,
per tutti i secoli dei secoli.

Dal libro del Deuteronòmio (Dt 30,15-20)
Io pongo oggi davanti a te la benedizione e la maledizione.

Mosè parlò al popolo e disse:
«Vedi, io pongo oggi davanti a te la vita e il bene, la morte e il male. Oggi, perciò, io ti comando di amare il Signore, tuo Dio, di camminare per le sue vie, di osservare i suoi comandi, le sue leggi e le sue norme, perché tu viva e ti moltiplichi e il Signore, tuo Dio, ti benedica nella terra in cui tu stai per entrare per prenderne possesso.
Ma se il tuo cuore si volge indietro e se tu non ascolti e ti lasci trascinare a prostrarti davanti ad altri dèi e a servirli, oggi io vi dichiaro che certo perirete, che non avrete vita lunga nel paese in cui state per entrare per prenderne possesso, attraversando il Giordano.
Prendo oggi a testimoni contro di voi il cielo e la terra: io ti ho posto davanti la vita e la morte, la benedizione e la maledizione. Scegli dunque la vita, perché viva tu e la tua discendenza, amando il Signore, tuo Dio, obbedendo alla sua voce e tenendoti unito a lui, poiché è lui la tua vita e la tua longevità, per poter così abitare nel paese che il Signore ha giurato di dare ai tuoi padri, Abramo, Isacco e Giacobbe».

Scelte di vita
Alla vigilia del suo ingresso nella Terra promessa Dio mette in guardia il suo popolo dal non sentirsi “arrivato” per il solo fatto che sta per prendere possesso di un territorio sul quale stabilirsi costruendo case e piantando vigne. Ci si può dire veramente liberi nella misura in cui si impara da Dio lo stile dell’obbedienza. Anche quando sembra di aver raggiunto gli obiettivi previsti si deve avere la consapevolezza di essere sempre davanti ad un bivio. Ogni situazione della vita ci pone nella condizione di dover scegliere tra il bene e il male. Dio ci offre la sua Parola per riconoscere la via della vita e quella che invece conduce alla morte. A volte possiamo sbagliare strada perché ingannati dal nostro senso di orientamento per fiutare gli affari e la convenienza piuttosto che riconoscere la volontà di Dio da seguire. Anche quando imbocchiamo la strada che fa smarrire il senso della vita nel labirinto dei pensieri negativi, delle passioni insane e delle fissazioni ossessive, Dio viene a cercare chi vaga senza più una meta per ricondurlo nella casa della fraternità dove gustare la gioia comunione e avvertire il calore della solidarietà. Dio invita alla preghiera alzando i cuori verso di Lui affinché, liberandoci dalla paura e dalla vergogna, si possa riprendere il pellegrinaggio della fede insieme a tutti i fratelli per andare con gioia incontro al Signore che da sempre ha preparato per noi un banchetto festoso e un posto nella sua casa.

Salmo responsoriale Sal 1
Beato l’uomo che confida nel Signore.

Beato l’uomo che non segue il consiglio degli empi,
non indugia nella via dei peccatori
e non siede in compagnia degli stolti;
ma si compiace della legge del Signore,
la sua legge medita giorno e notte.

Sarà come albero piantato lungo corsi d’acqua,
che darà frutto a suo tempo
e le sue foglie non cadranno mai;
riusciranno tutte le sue opere.

Non così, non così gli empi:
ma come pula che il vento disperde.
Il Signore veglia sul cammino dei giusti,
ma la via degli empi andrà in rovina.

Due vie, un solo cuore
Il Salmo 1 è la meditazione sapienziale che traduce in immagine ciò che Mosè insegna nel discorso riportato nel Deuteronomio; davanti all’uomo stanno due vie, quella della vita e quella della morte. Non è un fatalismo cosmico, ma una scelta quotidiana. Il salmo apre con una beatitudine: “Beato l’uomo…”. Il testo descrive la dinamica della giustizia che induce l’uomo beato a rinunciare a seguire il consiglio degli empi, ad indugiare nella via dei peccatori, a sedere in compagnia degli stolti. Al male, che non si impone d’un colpo ma seduce gradualmente, bisogna opporre un netto rifiuto.
Il giusto è colui che, non solo rinuncia al male, ma “si compiace della legge del Signore” e la medita giorno e notte. Qui il nesso con il Deuteronomio è chiaro, perchè scegliere la vita significa amare il Signore, ascoltare la sua voce, tenersi uniti a Lui. La legge non è un peso esterno, ma una sorgente interiore. Per questo l’immagine centrale è quella dell’albero piantato lungo corsi d’acqua: stabilità, fecondità, perseveranza. La persona radicata nella Parola non è esente dalle prove dovute ai cambiamenti delle stagioni della vita, ma non perde linfa.
Il salmo insegna che la benedizione non è atto magico, ma è esperienza di comunione. Il Signore “veglia sul cammino dei giusti”: non controlla dall’alto, ma custodisce chi si affida. La via degli empi, invece, è come pula dispersa dal vento, che rivela la sua inconsistenza, dispersione, fragilità. Senza radici nella volontà di Dio, l’uomo si smarrisce nel proprio labirinto.
Il salmo, dunque, ci riporta al bivio evocato da Mosè: la vita è un continuo discernimento. Non basta entrare nella terra promessa; occorre scegliere ogni giorno di rimanere nell’alleanza. La beatitudine nasce dall’ascolto perseverante, dalla fedeltà silenziosa, dalla fiducia che Dio è davvero “la nostra vita e la nostra longevità”. Scegliere la via del Signore, anche se richiede il rinnegamento di sé, aiuta l’uomo giusto a radicare la libertà nella sorgente che non si esaurisce.

Dal Vangelo secondo Luca Lc 9,22-25
Chi perderà la propria vita per causa mia, la salverà.

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Il Figlio dell’uomo deve soffrire molto, essere rifiutato dagli anziani, dai capi dei sacerdoti e dagli scribi, venire ucciso e risorgere il terzo giorno».
Poi, a tutti, diceva: «Se qualcuno vuole venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce ogni giorno e mi segua. Chi vuole salvare la propria vita, la perderà, ma chi perderà la propria vita per causa mia, la salverà. Infatti, quale vantaggio ha un uomo che guadagna il mondo intero, ma perde o rovina se stesso?».

Per resistere alle insidie del male bisogna arrendersi alle esigenze dell’Amore
Gesù punta in alto, mira a vincere. Ogni vittoria richiede una lotta ed è quello che accade a Pasqua quando si scontrano a duello morte e vita. «Il Figlio dell’uomo deve soffrire molto, essere rifiutato…, venire ucciso e risorgere il terzo giorno». La vittoria della risurrezione si ottiene solo se si accetta di perdere. Sembrerebbe un discorso paradossale, impossibile da accettare, se non guardassimo a Cristo. Nella sofferenza, nel rifiuto, nella morte egli non si lascia rubare la speranza ma, mosso dall’amore dona la sua vita per noi peccatori. Agli occhi privi della luce della fede il Crocifisso appare come perdente, fallito, sconfitto, mentre proprio nel momento in cui «perde la vita» per amore egli la riceve in dono dal Padre guadagnandola per sempre.
Il vero perdente è colui che si lascia rubare la speranza da chi promette falsi successi ed effimere vittorie. Lo sconfitto è chi, ripiegandosi in sé stesso, non ha altra ragione di vita che soddisfare i suoi bisogni o accaparrarsi gratificazioni passeggere.
Se vogliamo seguire Gesù dobbiamo rinunciare ad essere mediocri e ad accontentarci delle mezze misure. Per resistere alle seduzioni del peccato bisogna che ci arrendiamo alle esigenze dell’amore.

ORATIO
Signore Gesù, ti ringrazio perché nella lotta quotidiana mi dai speranza e coraggio per combattere lo scoraggiamento e la paura con le armi della fede e della carità. Rafforzami interiormente con il tuo Spirito affinché non mi lasci rubare il desiderio di puntare sempre più in alto, fino alla croce, al punto di perdere la mia vita offrendola in sacrificio d’amore insieme al tuo.