Guardare il mondo dalla periferia – Sabato della IV settimana di Quaresima

Guardare il mondo dalla periferia – Sabato della IV settimana di Quaresima

13 Marzo 2024 0 Di Pasquale Giordano

Sabato della IV settimana di Quaresima

Ger 11,18-20   Sal 7  

La tua misericordia, o Signore, guidi i nostri cuori,

poiché senza di te non possiamo fare nulla che ti sia gradito.

Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio,

e vive e regna con te, nell’unità dello Spirito Santo,

per tutti i secoli dei secoli.


Dal libro del profeta Geremìa Ger 11,18-20

Come agnello mansueto che viene portato al macello.

Il Signore me lo ha manifestato e io l’ho saputo; mi ha fatto vedere i loro intrighi. E io, come un agnello mansueto che viene portato al macello, non sapevo che tramavano contro di me, e dicevano: «Abbattiamo l’albero nel suo pieno vigore, strappiamolo dalla terra dei viventi; nessuno ricordi più il suo nome».

Signore degli eserciti, giusto giudice,

che provi il cuore e la mente,

possa io vedere la tua vendetta su di loro,

poiché a te ho affidato la mia causa.

La fede genera la mitezza

Nelle sue confessioni Geremia racconta il dramma del profeta disprezzato e rifiutato proprio da quelli per i quali ha interceduto presso Dio. Egli non tiene nascosto nulla al suo servo e gli rivela le intenzioni omicide dei suoi nemici. Paura e rabbia sono reazioni umane naturali e anche dei servi di Dio, che non sono esseri insensibili ma vulnerabili, come tutti. È proprio in questi frangenti che si rivela la fede. Chi confida in sé stesso non regge alla prova, mentre chi radica il suo cuore in Dio è capace di resistere al male con la forza della mitezza e dell’amore che vengono da Dio. L’agnello mansueto è l’immagine del sapiente che con coraggio professa la sua fede nel Dio della vita e che non abbandona nella tentazione e nella morte coloro che credono e sperano in Lui.

+ Dal Vangelo secondo Giovanni Gv 7,40-53

Il Cristo viene forse dalla Galilea?

In quel tempo, all’udire le parole di Gesù, alcuni fra la gente dicevano: «Costui è davvero il profeta!». Altri dicevano: «Costui è il Cristo!». Altri invece dicevano: «Il Cristo viene forse dalla Galilea? Non dice la Scrittura: “Dalla stirpe di Davide e da Betlemme, il villaggio di Davide, verrà il Cristo”?». E tra la gente nacque un dissenso riguardo a lui.

Alcuni di loro volevano arrestarlo, ma nessuno mise le mani su di lui. Le guardie tornarono quindi dai capi dei sacerdoti e dai farisei e questi dissero loro: «Perché non lo avete condotto qui?». Risposero le guardie: «Mai un uomo ha parlato così!». Ma i farisei replicarono loro: «Vi siete lasciati ingannare anche voi? Ha forse creduto in lui qualcuno dei capi o dei farisei? Ma questa gente, che non conosce la Legge, è maledetta!».

Allora Nicodèmo, che era andato precedentemente da Gesù, ed era uno di loro, disse: «La nostra Legge giudica forse un uomo prima di averlo ascoltato e di sapere ciò che fa?». Gli risposero: «Sei forse anche tu della Galilea? Studia, e vedrai che dalla Galilea non sorge profeta!». E ciascuno tornò a casa sua.

Guardare il mondo dalla periferia

Gesù era conosciuto come il Nazareno perché la sua patria era Nazaret di Galilea. Le origini non solo erano umili perché la sua era una famiglia modesta ma anche perché proveniva da una regione i cui abitanti erano mal giudicati. La loro distanza dal centro del culto giudaico e la vicinanza ai popoli pagani influivano sul pregiudizio col quale erano stigmatizzati i Galilei.

Anche Gesù diventa il bersaglio di coloro che credono di avere la verità in tasca ed escludono a priori che la realtà possa essere diversa dalle loro convinzioni. Quanta arroganza si percepisce nelle parole dei capi che non tollerano di essere contraddetti. L’intolleranza diventa disprezzo e offesa verso coloro che non si allineano.

L’unica arma per contrastare il pregiudizio è la testimonianza che nasce dall’incontro personale con Gesù. Nelle parole dei testimoni c’è la spontaneità e la meraviglia di chi ha ascoltato parole di grazia. La sapienza non si acquisisce dai libri ma da esperienze personali nelle quali incontrarsi guardandosi negli occhi come aveva fatto Nicodemo. Davanti a Gesù ogni tentativo di prenderlo e comprenderlo fallisce. Gesù lo apprezzi solo se lo incontri di persona, lo ascolti senza pregiudizi. La parola di Gesù è bella perché inquieta, ovvero mette in moto la mente e il cuore per ragionare. Davanti alla sua croce si può solo adorare il mistero grande del suo amore che nessuna formula potrà mai riassumere, nessuna legge potrà mai codificare e nessuna parola basterà a spiegare.

Signore Gesù, tu che hai scelto di nascere in una famiglia umile e modesta e sei vissuto come un ebreo marginale, insegnami a guardare la realtà dalla periferia. Da lì la prospettiva è molto più ampia di quella di chi è vittima della sindrome di protagonismo e non riesce a vedere al di là del proprio io, da lì i confini non sono muri ma ponti, da lì gli uomini sono tutti fratelli. Conducimi tu verso i poveri per imparare da loro la solidarietà, la condivisione del tutto anche se poco. Donami pazienza nell’affrontare chi mi accusa ingiustamente e mitezza nel testimoniare la mia fede in te con semplici gesti di umano rispetto e di carità fraterna.