La penitenza, cammino di speranza – Mercoledì delle Ceneri

La penitenza, cammino di speranza – Mercoledì delle Ceneri

12 Febbraio 2024 0 Di Pasquale Giordano

Mercoledì delle Ceneri

Gl 2,12-18   Sal 50   2Cor 5,20-6,2  

O Dio, nostro Padre,
concedi al popolo cristiano
di iniziare con questo digiuno
un cammino di vera conversione,
per affrontare vittoriosamente con le armi della penitenza
il combattimento contro lo spirito del male.
Per il nostro Signore Gesù Cristo,
tuo Figlio, che è Dio, e vive e regna con te,
nell’unità dello Spirito Santo,
per tutti i secoli dei secoli.


Dal libro del profeta Gioèle Gl 2,12-18

Laceratevi il cuore e non le vesti.

Così dice il Signore:

«Ritornate a me con tutto il cuore,

con digiuni, con pianti e lamenti.

Laceratevi il cuore e non le vesti,

ritornate al Signore, vostro Dio,

perché egli è misericordioso e pietoso,

lento all’ira, di grande amore,

pronto a ravvedersi riguardo al male».

Chi sa che non cambi e si ravveda

e lasci dietro a sé una benedizione?

Offerta e libagione per il Signore, vostro Dio.

Suonate il corno in Sion,

proclamate un solenne digiuno,

convocate una riunione sacra.

Radunate il popolo,

indite un’assemblea solenne,

chiamate i vecchi,

riunite i fanciulli, i bambini lattanti;

esca lo sposo dalla sua camera

e la sposa dal suo talamo.

Tra il vestibolo e l’altare piangano

i sacerdoti, ministri del Signore, e dicano:

«Perdona, Signore, al tuo popolo

e non esporre la tua eredità al ludibrio

e alla derisione delle genti».

Perché si dovrebbe dire fra i popoli:

«Dov’è il loro Dio?».

Il Signore si mostra geloso per la sua terra

e si muove a compassione del suo popolo.

Conversione del cuore a Dio

Risuona accorato l’appello di Dio all’uomo che per il peccato si è allontanato da Lui. L’invito è a fare penitenza affinché possa esserci il perdono e la riconciliazione con Dio. è necessario prima operare una purificazione del cuore a cui far seguire le pratiche penitenziali. Dio non ama essere preso in giro con una formalità distante dalla realtà, o addirittura in contrapposizione con essa. Se si vuole cambiare il proprio cuore, intraprendendo un cammino di conversione, certamente Dio muterà anche la sua ira in benedizione e il destino dell’uomo in salvezza. Tutta la comunità è coinvolta in questo processo sinodale di conversione, ognuno col proprio servizio. Il digiuno aiuta la contrizione del cuore e alimenta il desiderio della riconciliazione e della pace, affinché sia ristabiliti rapporti di comunione con Dio e di giustizia con i fratelli.

Salmo responsoriale Sal 50

Perdonaci, Signore: abbiamo peccato.

Pietà di me, o Dio, nel tuo amore;

nella tua grande misericordia

cancella la mia iniquità.

Lavami tutto dalla mia colpa,

dal mio peccato rendimi puro.

Sì, le mie iniquità io le riconosco,

il mio peccato mi sta sempre dinanzi.

Contro di te, contro te solo ho peccato,

quello che è male ai tuoi occhi, io l’ho fatto.

Crea in me, o Dio, un cuore puro,

rinnova in me uno spirito saldo.

Non scacciarmi dalla tua presenza

e non privarmi del tuo santo spirito.

Rendimi la gioia della tua salvezza,

sostienimi con uno spirito generoso.

Signore, apri le mie labbra

e la mia bocca proclami la tua lode.

Non basta riconoscere le proprie colpe ma è necessario invocare con fiducia il dono dello Spirito che, con il suo fuoco, purifichi le intenzioni del cuore conformandole alla volontà di Dio. Lo Spirito Santo iscrive nel cuore dell’uomo orante la Parola perché la vita la incarni e, mediante le opere di carità e giustizia, possa risplendere davanti agli uomini la bellezza di Dio santo e misericordioso. Lo Spirito Santo guida il credente nello sforzo di armonizzare cuore e corpo affinché alla confessione dei peccati fatta a parole si giunga alla confessione della fede operata con la vita.

Dalla seconda lettera di san Paolo apostolo ai Corìnzi (2Cor 5,20-6,2)

Riconciliatevi con Dio. Ecco ora il momento favorevole.

Fratelli, noi, in nome di Cristo, siamo ambasciatori: per mezzo nostro è Dio stesso che esorta. Vi supplichiamo in nome di Cristo: lasciatevi riconciliare con Dio. Colui che non aveva conosciuto peccato, Dio lo fece peccato in nostro favore, perché in lui noi potessimo diventare giustizia di Dio.

Poiché siamo suoi collaboratori, vi esortiamo a non accogliere invano la grazia di Dio. Egli dice infatti:

«Al momento favorevole ti ho esaudito

e nel giorno della salvezza ti ho soccorso».

Ecco ora il momento favorevole, ecco ora il giorno della salvezza!

Il tempo propizio della riconciliazione

All’inizio della sua predicazione Gesù proclama il Vangelo di Dio dicendo: «Il tempo è compiuto e il regno di Dio si è fatto prossimo. Convertitevi e credete nel vangelo» (Mc 1, 14-15). L’evangelizzatore è l’ambasciatore di Dio che porta un messaggio di salvezza. L’uomo non deve fare nessuno sforzo titanico per risollevarsi dalla sua miseria ma semplicemente aprire il cuore ad accogliere la misericordia di Dio che si piega su di lui. L’apostolo Paolo, collaboratore di Cristo, nella sua opera di evangelizzazione annuncia che il tempo della salvezza è giunto perché Dio ha inviato suo Figlio Gesù per riconciliarci con Lui mediante il sacrificio di sé stesso sulla croce. Lui ha pagato col suo sangue il nostro riscatto. Da qui l’invito a tendere la mano a quella di Dio per lasciarsi sanare nell’intimo e riprendere con Lui il cammino della salvezza percorrendo la via della vita, operando la giustizia e tessendo relazioni di comunione fraterna.

+ Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 6,1-6.16-18)

Il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà.

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:

«State attenti a non praticare la vostra giustizia davanti agli uomini per essere ammirati da loro, altrimenti non c’è ricompensa per voi presso il Padre vostro che è nei cieli.

Dunque, quando fai l’elemosina, non suonare la tromba davanti a te, come fanno gli ipòcriti nelle sinagoghe e nelle strade, per essere lodati dalla gente. In verità io vi dico: hanno già ricevuto la loro ricompensa. Invece, mentre tu fai l’elemosina, non sappia la tua sinistra ciò che fa la tua destra, perché la tua elemosina resti nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà.

E quando pregate, non siate simili agli ipòcriti che, nelle sinagoghe e negli angoli delle piazze, amano pregare stando ritti, per essere visti dalla gente. In verità io vi dico: hanno già ricevuto la loro ricompensa. Invece, quando tu preghi, entra nella tua camera, chiudi la porta e prega il Padre tuo, che è nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà.

E quando digiunate, non diventate malinconici come gli ipòcriti, che assumono un’aria disfatta per far vedere agli altri che digiunano. In verità io vi dico: hanno già ricevuto la loro ricompensa. Invece, quando tu digiuni, profùmati la testa e làvati il volto, perché la gente non veda che tu digiuni, ma solo il Padre tuo, che è nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà».

La penitenza, cammino di speranza

Il gesto penitenziale di ricevere sul capo le ceneri da una parte esprime la confessione di umiltà e dall’altra la supplica a Dio per invocarne l’aiuto. Ci presentiamo a Dio senza maschere o trucchi ma coscienti di aver bisogno di essere purificati e guariti. Con questo segno liturgico prendiamo l’impegno pubblico di intraprendere un itinerario di conversione che orienti il cuore verso la vera speranza distogliendo l’attenzione dalle false illusioni che ci riducono in un pietoso stato di dipendenza. Infatti, la dipendenza dal consenso, dal giudizio e dall’approvazione degli uomini è una schiavitù tanto subdola quanto pericolosa. Invece di seguire la Luce, inseguiamo le lucciole.

Credere nel vangelo significa prendere come guida nel cammino della vita Gesù Cristo. La sua parola ci educa a fare discernimento per cercare il volto di Dio piuttosto che la gratificazione effimera che danno i beni di questa terra e gli uomini che la abitano. Il nostro cuore non ha bisogno di emozioni forti ma di un amore vero, ha sete di vera felicità non dell’appagamento. Dio ci promette la beatitudine, anzi l’ha già riservata per noi! La felicità non si acquista né si conquista, ma può essere posseduta solo se ci disponiamo a riceverla con umiltà e gratitudine come dono dalle mani di Dio.

Lo stile del nostro comportamento narra la preferenza che esprimiamo nella vita. La discrezione dice la scelta di cercare la benedizione di Dio invece che la lode degli altri, la sobrietà è indice del fatto che puntiamo sull’essenziale e non sull’apparenza, il volto sereno e luminoso testimonia che non vale la pena nascondersi dietro le maschere delle convenzioni sociali ma che è bello rinunciare a qualcosa per ricevere tutto da Dio.

Signore Gesù, la cenere sul capo che oggi ricevo mi ricorda quanto fragile e debole sia la mia umanità che può essere ridotta a nulla dal fuoco delle passioni che ardono dentro di me. Tu sei venuto a portare il fuoco della fede perché, attraverso le prove, la mia vita sia purificata per splendere di bellezza come l’oro. Donami il fuoco del tuo Spirito e infiamma di vera speranza il mio cuore perché, libero dalle false illusioni, ogni giorno possa cercarti e sceglierti come compagno di vita. Ti chiedo di far scendere sul mio capo il crisma della gioia perché il mio servizio quotidiano profumi di santità la cui fragranza attiri lo sguardo dei miei fratelli verso di te.