Ingressi di sicurezza – Mercoledì della XXXIV settimana del Tempo Ordinario (Anno dispari)

Ingressi di sicurezza – Mercoledì della XXXIV settimana del Tempo Ordinario (Anno dispari)

26 Novembre 2023 0 Di Pasquale Giordano

Mercoledì della XXXIV settimana del Tempo Ordinario (Anno dispari)

Dn 5,1-6.13-14.16-17.23-28   Dn 3  

Dio onnipotente ed eterno,

che hai voluto ricapitolare tutte le cose

in Cristo tuo Figlio, Re dell’universo,

fa’ che ogni creatura,

libera dalla schiavitù del peccato,

ti serva e ti lodi senza fine.

Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio,

e vive e regna con te, nell’unità dello Spirito Santo,

per tutti i secoli dei secoli.


Dal libro del profeta Daniele Dn 5,1-6.13-14.16-17.23-28

Apparvero le dita di una mano d’uomo, che si misero a scrivere.

In quei giorni, il re Baldassàr imbandì un grande banchetto a mille dei suoi dignitari e insieme con loro si diede a bere vino. Quando Baldassàr ebbe molto bevuto, comandò che fossero portati i vasi d’oro e d’argento che Nabucodònosor, suo padre, aveva asportato dal tempio di Gerusalemme, perché vi bevessero il re e i suoi dignitari, le sue mogli e le sue concubine. Furono quindi portati i vasi d’oro, che erano stati asportati dal tempio di Dio a Gerusalemme, e il re, i suoi dignitari, le sue mogli e le sue concubine li usarono per bere; mentre bevevano il vino, lodavano gli dèi d’oro, d’argento, di bronzo, di ferro, di legno e di pietra.

In quel momento apparvero le dita di una mano d’uomo, che si misero a scrivere sull’intonaco della parete del palazzo reale, di fronte al candelabro, e il re vide il palmo di quella mano che scriveva. Allora il re cambiò colore: spaventosi pensieri lo assalirono, le giunture dei suoi fianchi si allentarono, i suoi ginocchi battevano l’uno contro l’altro.

Fu allora introdotto Daniele alla presenza del re ed egli gli disse: «Sei tu Daniele, un deportato dei Giudei, che il re, mio padre, ha portato qui dalla Giudea? Ho inteso dire che tu possiedi lo spirito degli dèi santi e che si trova in te luce, intelligenza e sapienza straordinaria. Ora, mi è stato detto che tu sei esperto nel dare spiegazioni e risolvere questioni difficili. Se quindi potrai leggermi questa scrittura e darmene la spiegazione, tu sarai vestito di porpora, porterai al collo una collana d’oro e sarai terzo nel governo del regno».

Daniele rispose al re: «Tieni pure i tuoi doni per te e da’ ad altri i tuoi regali: tuttavia io leggerò la scrittura al re e gliene darò la spiegazione. Ti sei innalzato contro il Signore del cielo e sono stati portati davanti a te i vasi del suo tempio e in essi avete bevuto tu, i tuoi dignitari, le tue mogli, le tue concubine: tu hai reso lode agli dèi d’argento, d’oro, di bronzo, di ferro, di legno, di pietra, i quali non vedono, non odono e non comprendono, e non hai glorificato Dio, nelle cui mani è la tua vita e a cui appartengono tutte le tue vie. Da lui fu allora mandato il palmo di quella mano che ha tracciato quello scritto. E questo è lo scritto tracciato: Mene, Tekel, Peres, e questa ne è l’interpretazione: Mene: Dio ha contato il tuo regno e gli ha posto fine; Tekel: tu sei stato pesato sulle bilance e sei stato trovato insufficiente; Peres: il tuo regno è stato diviso e dato ai Medi e ai Persiani».

L’orgoglio è un potere distruttivo, l’umiltà ha una forza generativa

Il profeta Daniele è chiamato a interpretare una misteriosa scritta “achiropita”, cioè non tracciata da mano umana. Tutti i dignitari del re e i falsi profeti si erano uniti all’ “orgia dei bontemponi” assecondando le sue arroganti manie di grandezza. Con gesto sacrilego il re aveva utilizzato oggetti del tempio di Gerusalemme che erano stati rubati anni addietro. La visione della mano scrivente getta scompiglio e terrore. La mano del re, che stringe i vasi sacri e li utilizza per sé e per soddisfare la sua ingordigia, viene fiaccata da quella di Dio che si erge a giudicare. Nel momento della massima ubriacatura, simbolo dell’orgoglio umano, Dio interviene a decretare la fine allo spettacolo indecoroso dell’uomo che diventa la parodia di sé stesso. Il regno che Dio viene ad instaurare è invece basato sulla umiltà. Per questo è eterno; infatti, l’amore è umile e, come tale, è generativo e non distruttivo.

+ Dal Vangelo secondo Luca Lc 21,12-19

Sarete odiati da tutti a causa del mio nome. Ma nemmeno un capello del vostro capo andrà perduto.

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:

«Metteranno le mani su di voi e vi perseguiteranno, consegnandovi alle sinagoghe e alle prigioni, trascinandovi davanti a re e governatori, a causa del mio nome. Avrete allora occasione di dare testimonianza.

Mettetevi dunque in mente di non preparare prima la vostra difesa; io vi darò parola e sapienza, cosicché tutti i vostri avversari non potranno resistere né controbattere.

Sarete traditi perfino dai genitori, dai fratelli, dai parenti e dagli amici, e uccideranno alcuni di voi; sarete odiati da tutti a causa del mio nome. Ma nemmeno un capello del vostro capo andrà perduto.

Con la vostra perseveranza salverete la vostra vita».

Ingressi di sicurezza

Non è certamente esaltante la prospettiva che Gesù offre ai suoi discepoli. D’altronde se si guarda alla vita con realismo notiamo che lo scenario prospettato dal Maestro non è distante dalle vicende che viviamo quotidianamente perché la storia degli uomini è solcata dai graffi della violenza. Essa assume la forma della persecuzione allorquando l’obbiettivo ultimo degli attacchi è Gesù stesso. Fatto segno di ogni tipo di abuso di potere, condivide la sofferenza con tutti i perseguitati per la giustizia e la pace. Gesù assicura la sua vigile presenza accanto a chi soffre per il fatto di appartenergli e di servirlo. Gesù sembra richiamarsi ad un principio per il quale il vero profeta non può non soffrire e proprio per mano di coloro che reputa più vicini. Il vero profeta è colui che, messo a tacere con la violenza, comunque diviene il portavoce di Dio con la sua vita capace di superare ogni barriera. Non è lui che parla ma lo Spirito che parla in lui. La parola di sapienza è elargita con la benevolenza, la mitezza e la magnanimità, caratteristiche proprie del nome di Dio. Se è vero che la fede non è una polizza assicurativa, tuttavia è altrettanto certo che è più affidabile la promessa di Dio piuttosto che le lusinghe o le minacce degli uomini. Più che combattere per convincere, Gesù chiede di resistere alle provocazioni con la forza della mitezza in nome, non della vendetta, ma del desiderio di far conoscere a tutti la bontà di Dio.  

Signore Gesù, profeta coraggioso e veritiero, sostienici nella lotta quotidiana contro il peccato per resistere alla tentazione e alla persecuzione che tentano di dissuaderci dal seguire il tuo esempio. Insegnaci a vivere le crisi interrogandoci e facendo discernimento tra le suggestioni del male, che istigano a controbattere l’ingiustizia con la violenza, e lo Spirito del bene che invece suggerisce sentimenti pacifici ispirati alla mitezza e alla misericordia. Donaci intelligenza per cercare sempre la verità nella volontà di Dio e sapienza per metterla in pratica.