Satana scappa davanti alla gioia del discepolo di Cristo – Sabato della XXVI settimana del Tempo Ordinario (Anno pari) – Beata Maria Vergine del Rosario

Satana scappa davanti alla gioia del discepolo di Cristo – Sabato della XXVI settimana del Tempo Ordinario (Anno pari) – Beata Maria Vergine del Rosario

1 Ottobre 2023 0 Di Pasquale Giordano

Beata Maria Vergine del Rosario

Bar 4,5-12.27-29; Sal 68  

Infondi nel nostro spirito la tua grazia, o Padre;

tu, che all’annuncio dell’angelo

ci hai rivelato l’incarnazione di Cristo tuo Figlio,

per la sua passione e la sua croce,

con l’intercessione della beata Vergine Maria,

guidaci alla gloria della risurrezione.

Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio,

e vive e regna con te, nell’unità dello Spirito Santo,

per tutti i secoli dei secoli.


Dal libro del profeta Baruc Bar 4,5-12.27-29

Chi vi ha afflitto con tanti mali vi darà anche una gioia perenne.

Coraggio, popolo mio, tu, memoria d’Israele!

Siete stati venduti alle nazioni

non per essere annientati,

ma perché avete fatto adirare Dio

siete stati consegnati ai nemici.

Avete irritato il vostro creatore,

sacrificando a dèmoni e non a Dio.

Avete dimenticato chi vi ha allevati, il Dio eterno,

avete afflitto anche colei che vi ha nutriti, Gerusalemme.

Essa ha visto piombare su di voi l’ira divina

e ha esclamato: «Ascoltate, città vicine di Sion,

Dio mi ha mandato un grande dolore.

Ho visto, infatti, la schiavitù in cui l’Eterno

ha condotto i miei figli e le mie figlie.

Io li avevo nutriti con gioia

e li ho lasciati andare con pianto e dolore.

Nessuno goda di me nel vedermi vedova

e abbandonata da molti;

sono stata lasciata sola per i peccati dei miei figli,

perché hanno deviato dalla legge di Dio».

Coraggio, figli, gridate a Dio,

poiché si ricorderà di voi colui che vi ha afflitti.

Però, come pensaste di allontanarvi da Dio,

così, ritornando, decuplicate lo zelo per ricercarlo;

perché chi vi ha afflitto con tanti mali

vi darà anche, con la vostra salvezza, una gioia perenne.

Impegno serio a convertirsi

Gerusalemme, come una sposa vedova e una madre senza i figli, piange la sua solitudine. Le lacrime della madre sono le stesse di Dio, come mostra Gesù in pianto di fronte a Gerusalemme. L’afflizione è occasione per ricercarne la causa non nel cuore di Dio, ma in quello dell’uomo. Dio non ha mutato la sua benevolenza in maledizione ma è l’uomo con il suo peccato che deforma la benedizione di Dio in disgrazia. Perciò, se grande è stato il peccato, ancora più grande deve essere l’impegno dell’uomo a ritornare a Dio sapendo che dove non arriva la sua capacità giunge in soccorso la misericordia del Signore.

+ Dal Vangelo secondo Luca (Lc 10,17-24)

Rallegratevi perché i vostri nomi sono scritti nei cieli.

In quel tempo, i settantadue tornarono pieni di gioia, dicendo: «Signore, anche i demòni si sottomettono a noi nel tuo nome».

Egli disse loro: «Vedevo Satana cadere dal cielo come una folgore. Ecco, io vi ho dato il potere di camminare sopra serpenti e scorpioni e sopra tutta la potenza del nemico: nulla potrà danneggiarvi. Non rallegratevi però perché i demòni si sottomettono a voi; rallegratevi piuttosto perché i vostri nomi sono scritti nei cieli».

In quella stessa ora Gesù esultò di gioia nello Spirito Santo e disse: «Ti rendo lode, o Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate ai piccoli. Sì, o Padre, perché così hai deciso nella tua benevolenza. Tutto è stato dato a me dal Padre mio e nessuno sa chi è il Figlio se non il Padre, né chi è il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio vorrà rivelarlo».

E, rivolto ai discepoli, in disparte, disse: «Beati gli occhi che vedono ciò che voi vedete. Io vi dico che molti profeti e re hanno voluto vedere ciò che voi guardate, ma non lo videro, e ascoltare ciò che voi ascoltate, ma non lo ascoltarono».

Satana scappa davanti alla gioia del discepolo di Cristo

Al ritorno i missionari condividono con Gesù la loro gioia nel verificare l’efficacia del potere ricevuto. Esso – ribadisce Gesù – non è contro nessuno, ma a favore degli uomini, sebbene s’incontrano resistenze all’interno della comunità. Il potere conferito ai discepoli missionari è quello della buona parola che neutralizza il veleno della calunnia e della correzione fraterna che disinnesca il meccanismo della ritorsione.

La vera vittoria del cristiano non consiste innanzitutto nello sconfiggere l’avversario, ma nel rendere più sicura e forte la comunità a cui si appartiene e per la quale si offre il proprio servizio. Chi aiuta a rendere l’ambiente della comunità più puro da rivalità, competizioni, litigi inutili, permette alla stessa di essere più unita e compatta in Gesù; più gioiosa!

Dio, che ricompensa i suoi figli con lo stesso dono che dà a suo Figlio, scrive sul “libro paga” i nomi dei suoi servi fedeli. È il libro della vita di cui parla anche l’Apocalisse.

La gioia del discepolo di Cristo è piena quando essa è vissuta nella comunione intima con Gesù ed è condivisa con i fratelli. Giovanni lo afferma nella sua prima lettera quando dice: “Ciò che era fin da principio, ciò che noi abbiamo udito, ciò che noi abbiamo veduto con i nostri occhi, ciò che noi abbiamo contemplato e ciò che le nostre mani hanno toccato, ossia il Verbo della vita… noi lo annunziamo anche a voi, perché anche voi siate in comunione con noi. La nostra comunione è col Padre e col Figlio suo Gesù Cristo” (1Gv 1, 1.3).

“Beati gli invitati…”, Gesù ci invita a condividere con lui la gioia dell’amore: ecco la gioia che pervade il cuore del discepolo e che s’irradia attorno a lui attraverso le sue parole e i suoi gesti.

Satana scappa davanti ad un discepolo gioioso!

Signore Gesù, i nostri occhi non ti vedono ma il nostro cuore, come quello dei discepoli di Emmaus, arde di gioia quando, ascoltando la tua Parola, ti accogliamo come pane che nutre e trasforma la vita. È la gioia dei bambini pieni di stupore e curiosità davanti ad un dono inaspettato. Fa che sempre possiamo accoglierti nei fratelli e nelle sorelle, soprattutto i più piccoli, con semplicità e spontaneità. Liberaci dalla tristezza del mondo che istiga al rancore, alimenta la diffidenza, avvelena le parole, arma l’aggressività. Insegnaci la dolce melodia della gratitudine e l’arte dello stimarci a vicenda affinché nelle prove della vita possiamo rimanere saldi nella fede, perseveranti nella speranza e operosi nella carità.