La paura blocca, la gioia anima il coraggio e la creatività – Sabato della XXI settimana del Tempo Ordinario (Anno dispari)

La paura blocca, la gioia anima il coraggio e la creatività – Sabato della XXI settimana del Tempo Ordinario (Anno dispari)

28 Agosto 2023 0 Di Pasquale Giordano

Sabato della XXI settimana del Tempo Ordinario (Anno dispari)

1Ts 4,9-11   Sal 97  

O Dio, che unisci in un solo volere le menti dei fedeli,

concedi al tuo popolo di amare ciò che comandi

e desiderare ciò che prometti,

perché tra le vicende del mondo

là siano fissi i nostri cuori dove è la vera gioia.

Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio,

e vive e regna con te, nell’unità dello Spirito Santo,

per tutti i secoli dei secoli.


Dalla prima lettera di san Paolo apostolo ai Tessalonicési (1Ts 4,9-11)

Avete imparato da Dio ad amarvi gli uni gli altri.

Fratelli, riguardo all’amore fraterno, non avete bisogno che ve ne scriva; voi stessi infatti avete imparato da Dio ad amarvi gli uni gli altri, e questo lo fate verso tutti i fratelli dell’intera Macedònia.

Ma vi esortiamo, fratelli, a progredire ancora di più e a fare tutto il possibile per vivere in pace, occuparvi delle vostre cose e lavorare con le vostre mani, come vi abbiamo ordinato.

Il Maestro interiore e la scuola dell’amore fraterno

Paolo elogia la comunità cristiana di Tessalonica per la maturità con la quale i suoi membri tessono relazioni di amore tra di loro. Essi non lo hanno imparato a scuola o suoi libri ma dalla Parola di Dio che essi hanno fatto scendere nel cuore. Il Maestro interiore guida all’amore non solamente verso i fratelli della propria comunità ma anche verso quelli di tutte le altre. L’azione dello Spirito continua nel cuore di chiunque si lascia guidare da Lui per progredire nel cammino di santificazione personale e comunitario.

+ Dal Vangelo secondo Matteo Mt 25,14-30

Sei stato fedele nel poco, prendi parte alla gioia del tuo padrone.

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli questa parabola:

«Avverrà come a un uomo che, partendo per un viaggio, chiamò i suoi servi e consegnò loro i suoi beni. A uno diede cinque talenti, a un altro due, a un altro uno, secondo le capacità di ciascuno; poi partì.

Subito colui che aveva ricevuto cinque talenti andò a impiegarli, e ne guadagnò altri cinque. Così anche quello che ne aveva ricevuti due, ne guadagnò altri due. Colui invece che aveva ricevuto un solo talento, andò a fare una buca nel terreno e vi nascose il denaro del suo padrone.

Dopo molto tempo il padrone di quei servi tornò e volle regolare i conti con loro.

Si presentò colui che aveva ricevuto cinque talenti e ne portò altri cinque, dicendo: “Signore, mi hai consegnato cinque talenti; ecco, ne ho guadagnati altri cinque”. “Bene, servo buono e fedele – gli disse il suo padrone –, sei stato fedele nel poco, ti darò potere su molto; prendi parte alla gioia del tuo padrone”.

Si presentò poi colui che aveva ricevuto due talenti e disse: “Signore, mi hai consegnato due talenti; ecco, ne ho guadagnati altri due”. “Bene, servo buono e fedele – gli disse il suo padrone –, sei stato fedele nel poco, ti darò potere su molto; prendi parte alla gioia del tuo padrone”.

Si presentò infine anche colui che aveva ricevuto un solo talento e disse: “Signore, so che sei un uomo duro, che mieti dove non hai seminato e raccogli dove non hai sparso. Ho avuto paura e sono andato a nascondere il tuo talento sotto terra: ecco ciò che è tuo”.

Il padrone gli rispose: “Servo malvagio e pigro, tu sapevi che mieto dove non ho seminato e raccolgo dove non ho sparso; avresti dovuto affidare il mio denaro ai banchieri e così, ritornando, avrei ritirato il mio con l’interesse. Toglietegli dunque il talento, e datelo a chi ha i dieci talenti. Perché a chiunque ha, verrà dato e sarà nell’abbondanza; ma a chi non ha, verrà tolto anche quello che ha. E il servo inutile gettatelo fuori nelle tenebre; là sarà pianto e stridore di denti”».

La paura blocca, la gioia anima il coraggio e la creatività

La parabola mette in luce il fatto che ognuno di noi è diverso dall’altro ma la vera differenza non consiste nella quantità dei doni ricevuti o nella misura della propria capacità ma dal modo con cui investiamo le risorse che abbiamo. Tutti possediamo una ricchezza da amministrare e, così facendo, esercitiamo un servizio. I servi buoni e fedeli sono coloro che agiscono cercando d’interpretare con creatività la volontà del padrone. Non fanno tanti ragionamenti e soprattutto non pretendono di giudicarlo. I servi sono riconosciuti fedeli perché hanno fatto fruttificare il poco ricevuto. Non si sono persi nel confrontarsi tra loro e nel vantarsi per aver ricevuto più degli altri o nel deprimersi se gli è stato dato di meno. Non si sono lasciati distrarre dalla ricerca del criterio di distribuzione dei beni, ma hanno colto subito il senso della fiducia riposta in loro e l’hanno tradotta in servizio fruttuoso. In fondo è la gioia di essere chiamati al servizio che spinge i due servi buoni e fedeli a rischiare. La gioia spinge ad osare e chi ha il coraggio di rischiare innanzitutto vince sulla paura che invece blocca il terzo servo. Ciò che sa l’ultimo servo è nient’altro che il pregiudizio verso il padrone, in cui sono compendiate tutte le sue insicurezze e le malvagità che conserva nel cuore, e verso il quale prova sentimenti di diffidenza e timore. Nel servo malvagio prevale la rabbia per aver ricevuto di meno sulla riconoscenza e la gratitudine per l’incarico affidatogli. La sua capacità è inferiore rispetto a quella degli altri perché il suo cuore è pieno di risentimento e complessi d’inferiorità. La paura è lo strumento che l’Ingannatore usa per indurci al peccato di omissione. La paura, infatti, è all’origine della rinuncia a fare il bene. Al contrario, la gioia pervade il cuore della persona che fa spazio dentro di sé a Dio perché possa compiersi la sua volontà. La gioia di Dio si moltiplica e si diffonde diventando in chi l’accoglie la forza propulsiva che permette di superare ogni dubbio e resistenza, interiore ed esteriore.   

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Signore Gesù, tu che non fai preferenze di persone ma guardi il cuore e affidi a tutti i tuoi servi il tesoro dell’amore divino, donami il coraggio di andare oltre i meschini calcoli umani e di trasgredire la fredda legge della paura che blocca e impedisce di compiere il bene. Il tuo Spirito purifichi il mio cuore dalla pigrizia, lo liberi dalla tendenza a giudicare e dal fardello del pregiudizio affinché possa far fruttificare i carismi ricevuti ed esprimere generosamente, attraverso la creatività del servizio, la gioia di essere custode del dono della vita.