Sfidare l’ipocrisia con la fedeltà – Sabato della XX settimana del Tempo Ordinario (Anno dispari)

Sfidare l’ipocrisia con la fedeltà – Sabato della XX settimana del Tempo Ordinario (Anno dispari)

16 Agosto 2023 0 Di Pasquale Giordano

Sabato della XX settimana del Tempo Ordinario (Anno dispari)

O Dio, che hai preparato beni invisibili

per coloro che ti amano,

infondi nei nostri cuori la dolcezza del tuo amore,

perché, amandoti in ogni cosa e sopra ogni cosa,

otteniamo i beni da te promessi,

che superano ogni desiderio.

Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio,

e vive e regna con te, nell’unità dello Spirito Santo,

per tutti i secoli dei secoli.


Dal libro di Rut Rt 2,1-3.8-11; 4,13-17

Il Signore non ti ha fatto mancare uno che esercitasse il diritto di riscatto. Egli fu il padre di Iesse, padre di Davide.

Noemi aveva un parente da parte del marito, un uomo altolocato della famiglia di Elimèlec, che si chiamava Booz. Rut, la moabita, disse a Noemi: «Lasciami andare in campagna a spigolare dietro qualcuno nelle cui grazie riuscirò a entrare». Le rispose: «Va’ pure, figlia mia». Rut andò e si mise a spigolare nella campagna dietro ai mietitori. Per caso si trovò nella parte di campagna appartenente a Booz, che era della famiglia di Elimèlec.

Booz disse a Rut: «Ascolta, figlia mia, non andare a spigolare in un altro campo. Non allontanarti di qui e sta’ insieme alle mie serve. Tieni d’occhio il campo dove mietono e cammina dietro a loro. Ho lasciato detto ai servi di non molestarti. Quando avrai sete, va’ a bere dagli orci ciò che i servi hanno attinto».

Allora Rut si prostrò con la faccia a terra e gli disse: «Io sono una straniera: perché sono entrata nelle tue grazie e tu ti interessi di me?». Booz le rispose: «Mi è stato riferito quanto hai fatto per tua suocera dopo la morte di tuo marito, e come hai abbandonato tuo padre, tua madre e la tua patria per venire presso gente che prima non conoscevi».

Booz prese in moglie Rut. Egli si unì a lei e il Signore le accordò di concepire: ella partorì un figlio.

E le donne dicevano a Noemi: «Benedetto il Signore, il quale oggi non ti ha fatto mancare uno che esercitasse il diritto di riscatto. Il suo nome sarà ricordato in Israele! Egli sarà il tuo consolatore e il sostegno della tua vecchiaia, perché lo ha partorito tua nuora, che ti ama e che vale per te più di sette figli».

Noemi prese il bambino, se lo pose in grembo e gli fece da nutrice. Le vicine gli cercavano un nome e dicevano: «È nato un figlio a Noemi!». E lo chiamarono Obed. Egli fu il padre di Iesse, padre di Davide.

Di generazione in generazione la misericordia di Dio si stende su quelli che lo amano e credono in Lui

Le vicende narrate tracciano il percorso che attraversa la provvidenza di Dio per raggiungere coloro che si affidano a Lui. Rut non incontra per caso Booz ma la loro conoscenza è guidata dalla mano di Dio che fa dell’uomo il «Goel», ovvero colui che riscatta dalla vergogna della sterilità la fedele Rut. La scelta di amore compiuto nei confronti di Noemi si rivela feconda per la sua persona. Ella, che era rimasta vedova senza figli, diventa madre e nel medesimo momento ridona fecondità anche a Noemi che sceglie il nome del nipote: Obed, cioè servo (di Dio). Egli a sua volta sarà il nonno di Davide, anche lui, il re servo di Dio.

La fede, che si nutre d’amore, diventa feconda di opere di giustizia. La narrazione intende sostenere la fede dei credenti, soprattutto nei momenti di difficoltà quando ci si sente smarriti e abbandonati. L’aiuto di Dio diventa efficace e storia della salvezza grazie all’obbedienza di persone che fanno del bene al prossimo non perché prescritto da una norma esterna ma perché spinti dalla forza interiore della carità riversata da Dio nel cuore di ogni uomo.

+ Dal Vangelo secondo Matteo Mt 23,1-12

Dicono e non fanno.

In quel tempo, Gesù si rivolse alla folla e ai suoi discepoli dicendo:

«Sulla cattedra di Mosè si sono seduti gli scribi e i farisei. Praticate e osservate tutto ciò che vi dicono, ma non agite secondo le loro opere, perché essi dicono e non fanno. Legano infatti fardelli pesanti e difficili da portare e li pongono sulle spalle della gente, ma essi non vogliono muoverli neppure con un dito.

Tutte le loro opere le fanno per essere ammirati dalla gente: allargano i loro filattèri e allungano le frange; si compiacciono dei posti d’onore nei banchetti, dei primi seggi nelle sinagoghe, dei saluti nelle piazze, come anche di essere chiamati “rabbì” dalla gente.

Ma voi non fatevi chiamare “rabbì”, perché uno solo è il vostro Maestro e voi siete tutti fratelli. E non chiamate “padre” nessuno di voi sulla terra, perché uno solo è il Padre vostro, quello celeste. E non fatevi chiamare “guide”, perché uno solo è la vostra Guida, il Cristo.

Chi tra voi è più grande, sarà vostro servo; chi invece si esalterà, sarà umiliato e chi si umilierà sarà esaltato».

Sfidare l’ipocrisia con la fedeltà

L’ipocrisia e la mancanza di coerenza tra quello che si dice e ciò che si fa non può essere un alibi per non essere obbedienti a Dio e ai suoi insegnamenti. D’altronde, chi di noi può vantare una perfetta coincidenza tra la fede professata e quella vissuta concretamente? Gesù sembra invitarci da una parte a distinguere tra la perfezione della verità e l’imperfezione delle nostre opere e, dall’altra, a subordinare la pratica dell’amore al prossimo a quello offerto a Dio. In altri termini, la priorità data al comandamento dell’amare Dio con tutto sé stessi dà la forma al precetto che ispira le opere di misericordia verso i fratelli. Esse infatti non sono poste in essere per la propria gloria personale ma perché si manifesti quella di Dio che, per il suo grande amore verso di noi, non ha risparmiato suo Figlio ma l’ha dato in riscatto dei nostri peccati e perché noi stessi ricevessimo l’adozione a figli. L’amore di Dio determina la grandezza a cui aspirare che non è certamente quella fasulla degli onori e delle onorificenze che danno gli uomini. Non c’è titolo più bello che sentirci chiamare figlio dal Padre; questo non avviene per accumuli di meriti ma nella misura in cui ci spogliamo di ogni forma di presunzione e di autosufficienza per rivestirci di sentimenti di umiltà gli uni verso gli altri.

Signore Gesù, modello di uomo credente e solidale, donami il tuo Spirito perché le mie azioni siano sempre ispirate all’amore con cui mi hai amato fino a donare la tua vita per me. Non mi hai legato pesanti fardelli ma, al contrario mi sei venuto incontro per farti carico dei miei peccati mostrando la gloria di Dio e come rendergli onore attraverso gesti di misericordia fraterna.