La ricompensa dei poveri in Spirito – SAN BENEDETTO

La ricompensa dei poveri in Spirito – SAN BENEDETTO

10 Luglio 2023 0 Di Pasquale Giordano

SAN BENEDETTO

Pr 2,1-9   Sal 33 

O Dio, che hai costituito il santo abate Benedetto

maestro insigne di coloro che dedicano la vita

alla scuola del servizio divino,

concedi a noi di nulla anteporre al tuo amore,

per correre con cuore libero e ardente

nella via dei tuoi precetti.

Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio,

e vive e regna con te, nell’unità dello Spirito Santo,

per tutti i secoli dei secoli.


Dal libro dei Proverbi Pr 2,1-9

Inclina il tuo cuore alla prudenza.

Figlio mio, se tu accoglierai le mie parole

e custodirai in te i miei precetti,

tendendo il tuo orecchio alla sapienza,

inclinando il tuo cuore alla prudenza,

se appunto invocherai l’intelligenza

e rivolgerai la tua voce alla prudenza,

se la ricercherai come l’argento

e per averla scaverai come per i tesori,

allora comprenderai il timore del Signore

e troverai la conoscenza di Dio,

perché il Signore dà la sapienza,

dalla sua bocca escono scienza e prudenza.

Egli riserva ai giusti il successo,

è scudo a coloro che agiscono con rettitudine,

vegliando sui sentieri della giustizia

e proteggendo le vie dei suoi fedeli.

Allora comprenderai l’equità e la giustizia,

la rettitudine e tutte le vie del bene.

La sete della conoscenza di Dio

Il libro dei Proverbi è attribuito al re Salomone che rappresenta l’archetipo del sapiente. Egli, come fa un padre con i suoi figli, intende trasferire il suo sapere ai suoi sudditi, cosciente del fatto che egli non è il detentore della Sapienza ma è solo un mediatore. L’origine della Sapienza è Dio che la elargisce a coloro che si ben dispongono a riceverla con umiltà e docilità. Il sapiente nella sua ricerca parte dalla sete di conoscenza di Dio. Non si tratta di curiosità nozionistica o di raggiungere segreti arcani, ma di rispondere alla chiamata di Dio di essere suo amico e confidente, instaurando con Lui una relazione che coinvolge tutta la persona. Chi si lascia attrarre da Dio e desidera intrattenersi con Lui, sperimenta l’amabilità, il conforto, la protezione, la cura che ha un genitore verso il figlio. Più che l’avidità di accumulare sapere, ciò che muove il sapiente nella sua ricerca è la risposta all’attrazione esercitata dal bene, dalla verità e dalla giustizia che trovano in Dio la loro scaturigine.

+ Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 19,27-29)

Voi che mi avete seguito, riceverete cento volte tanto.

In quel tempo, Pietro, disse a Gesù: «Ecco, noi abbiamo lasciato tutto e ti abbiamo seguito; che cosa dunque ne avremo?».

E Gesù disse loro: «In verità io vi dico: voi che mi avete seguito, quando il Figlio dell’uomo sarà seduto sul trono della sua gloria, alla rigenerazione del mondo, siederete anche voi su dodici troni a giudicare le dodici tribù d’Israele. Chiunque avrà lasciato case, o fratelli, o sorelle, o padre, o madre, o figli, o campi per il mio nome, riceverà cento volte tanto e avrà in eredità la vita eterna».

La ricompensa dei poveri in Spirito

Nel giorno in cui si celebra la festa di San Benedetto, fondatore del monachesimo occidentale, la chiesa offre alla nostra meditazione una pagina del vangelo in cui Gesù invita i discepoli a non anteporre nulla a Lui. Non si può essere cristiani e trattenere con se ogni cosa che il mondo offre. Pietro afferma, a nome anche degli altri apostoli, che ha fatto la scelta di seguirlo non prima di aver lasciato tutto e aver cambiato totalmente stile di vita. Seguire Gesù comporta un cambiamento di abitudini, modi di essere, luoghi, affari a cui si è legati per tanti motivi, priorità. Dal mutamento delle abitudini si passa gradualmente al cambiamento del cuore. La motivazione di fondo di chi intraprende un cammino di discepolato di Cristo, che è itinerario di vita cristiana di conversione e rinnovamento, è la piena conformazione a Gesù. Il cristiano non punta tanto a vivere una vita migliore, quanto a vivere in Cristo e a far vivere Cristo in sé. Seguire Gesù, investendo tutta la fiducia in Lui, non significa essere “al traino”, eseguire ordini, ma essere corresponsabili dell’amministrazione del bene comune che sono innanzitutto le persone più deboli e fragili. Lasciare tutto per Gesù non significa abbandonare ma collocare ogni cosa buona nell’ordine giusto dei valori al cui vertice c’è il Signore. Lasciare tutto è la condizione per orientare ogni esperienza di vita verso l’incontro con il Signore. Rispondere positivamente alla chiamata di Dio, anche se richiede delle rinunce, non comporta un impoverimento ma, al contrario un arricchimento, una crescita, addirittura una centuplicazione in termini qualitativi piuttosto che quantitativi. Il rapporto con Gesù non induce all’isolamento ma a vivere ogni relazione personale con crescente umanità.

Signore Gesù, nostra guida e speranza, aiutaci a vincere la paura che ci fa sbagliare i calcoli della vita quando ci illudiamo di essere al sicuro aggiungendo ricchezze e moltiplicando titoli. Insegnaci ad allentare la presa dai beni della terra come si allargano gli ormeggi al fine di prendere il largo lasciando pian piano il porto delle umane sicurezze per solcare i mari della storia condotti dalla tua parola. Donaci di perseverare nel cammino della fede dietro a Te maturando giorno dopo giorno la scelta di conformare il nostro cuore al tuo per servire i nostri fratelli con la stessa amorevolezza con la quale pazientemente ti prendi cura di noi. Fa che nel nostro discepolato nulla si frapponga tra te e noi e nulla anteponiamo all’amore per Te.