Hai sollevato il nostro viso dalla polvere

Hai sollevato il nostro viso dalla polvere

10 Gennaio 2019 Off Di Pasquale Giordano

Hai sollevato il nostro viso dalla polvere – Feria propria dell’11 Gennaio

1Gv 5,5-13   Sal 147

+ Dal Vangelo secondo Luca(Lc 5,12-16)

Immediatamente la lebbra scomparve da lui.

 

Un giorno, mentre Gesù si trovava in una città, ecco, un uomo coperto di lebbra lo vide e gli si gettò dinanzi, pregandolo: «Signore, se vuoi, puoi purificarmi».

Gesù tese la mano e lo toccò dicendo: «Lo voglio, sii purificato!». E immediatamente la lebbra scomparve da lui. Gli ordinò di non dirlo a nessuno: «Va’ invece a mostrarti al sacerdote e fa’ l’offerta per la tua purificazione, come Mosè ha prescritto, a testimonianza per loro».

Di lui si parlava sempre di più, e folle numerose venivano per ascoltarlo e farsi guarire dalle loro malattie. Ma egli si ritirava in luoghi deserti a pregare.

Se le parole avessero il potere di coinvolgere tutti i sensi, davanti a quell’ uomo coperto di lebbra proveremmo certamente un senso di disgusto perché apparirebbe come un mostro che minaccia di contagio. Nel nostro mondo, in cui si privilegiano le relazioni virtuali e mediate da uno schermo, gli strumenti che usiamo spesso sono mezzi di difesa per non incontrare e contaminarci con quello che urta la nostra sensibilità, che offende i nostri occhi abituati, come sono, a  ricercare un bene da possedere piuttosto che un volto da amare. Il lebbroso agli occhi di tutti, forse anche ai suoi, aveva perso la faccia, non aveva più un volto perché ricoperto dell’infamia della malattia-condanna. Non era più chiamato, e lui stesso non poteva presentarsi, col suo nome ma con quello del suo male. La stessa cosa accade quando nei nostri giudizi sostituiamo il nome proprio di una persona col suo peccato, sporcando il suo viso con il fango del suo presunto peccato.

Sembra di riascoltare le parole di Isaia: “Prostrata, parlerai da terra, dalla polvere saliranno fioche le tue parole: sembrerà di un fantasma la tua voce dalla terra e dalla polvere la tua parola risuonerà come un bisbiglio” (Is 29,4). Quell’uomo, costretto ad essere “invisibile” al mondo quasi un fantasma, vedendo Gesù, si prostra davanti a lui e lo prega. Lo Spirito che è in lui, come bisbiglio che sale dalla polvere, gli fa invocare il Signore. L’uomo il cui volto è coperto dal velo del peccato vede il volto di Gesù nel quale si mostra quello del Dio misericordioso e pietoso. L’uomo si rivolge a Gesù consapevole del fatto che non può offrirgli nulla se non il proprio nulla e si appella alla sua volontà. Il lebbroso è l’uomo che non può vantare alcun merito nei confronti di Dio e ciò che lo fa soffrire non lo imputa a Lui ma al suo peccato. Nell’abisso della solitudine non gli resta che aggrapparsi all’amore misericordioso e fedele di Dio, l’unico che può restituirgli la vita.

I gesti e le parole di Gesù, sono la risposta alla preghiera fatta col cuore che realizza precisamente la volontà di Dio: “Che tutti gli uomini siano salvati e giungano alla conoscenza della verità” (1Tm 2,4). Gesù si rivela veramente come il Signore il cui potere non è semplicemente terapeutico ma generativo. Accade una novità che solo Dio può fare, perché quell’uomo non recupera tanto la salute ma viene rigenerato, avviene cioè una ri-creazione della relazione di amicizia, perché possa stare davanti a Dio non con la faccia per terra ma parlargli faccia a faccia. La purificazione operata da Gesù sul lebbroso è anticipazione del perdono dei peccati realizzata attraverso la croce sulla quale Egli portò e inchiodò il peccato del mondo intero.

 

Auguro a tutti una serena giornata e vi benedico di cuore!