Le condizioni per vivere l’apprendistato della santità – Mercoledì della XXXI settimana del Tempo Ordinario (Anno pari) – San Carlo Borromeo

Mercoledì della XXXI settimana del Tempo Ordinario (Anno pari) – San Carlo Borromeo
Fil 2,12-18 Sal 26
Custodisci nel tuo popolo, o Signore,
lo spirito di cui hai ricolmato il vescovo san Carlo,
perché la Chiesa si rinnovi incessantemente
e, conformandosi all’immagine del tuo Figlio,
manifesti al mondo il volto di Cristo Signore.
Egli è Dio, e vive e regna con te,
nell’unità dello Spirito Santo,
per tutti i secoli dei secoli.
Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Filippési Fil 2,12-18
Dedicatevi alla vostra salvezza. È Dio infatti che suscita in voi il volere e l’operare.
Miei cari, voi che siete stati sempre obbedienti, non solo quando ero presente ma molto più ora che sono lontano, dedicatevi alla vostra salvezza con rispetto e timore. È Dio infatti che suscita in voi il volere e l’operare secondo il suo disegno d’amore.
Fate tutto senza mormorare e senza esitare, per essere irreprensibili e puri, figli di Dio innocenti in mezzo a una generazione malvagia e perversa. In mezzo a loro voi risplendete come astri nel mondo, tenendo salda la parola di vita.
Così nel giorno di Cristo io potrò vantarmi di non aver corso invano, né invano aver faticato. Ma, anche se io devo essere versato sul sacrificio e sull’offerta della vostra fede, sono contento e ne godo con tutti voi. Allo stesso modo anche voi godetene e rallegratevi con me.
Illuminati dalla parola di vita per essere luminosi segni di speranza
L’apostolo Paolo riconosce l’azione di Dio nella vita dei cristiani di Filippi, i quali hanno imparato da Cristo l’obbedienza alla volontà del Padre. Essi non agiscono per compiacere qualcuno o per ingraziarsi il favore di qualche potente, ma si lasciano guidare dalla «parola di vita» che illumina la coscienza affinché la loro condotta di vita sia ispirata dalla volontà divina. Gesù, di natura divina, si è immerso in quella umana assumendo la condizione di servo per rivelare che Dio si fa diacono della gioia dei suoi figli. Gesù, vero Dio, ha operato la salvezza facendosi fratello e compagno di ogni uomo e caricandosi dei suoi peccati per liberarlo dalla schiavitù del demonio e renderlo libero di vivere da vero figlio di Dio. La salvezza non è dunque una separazione dal mondo in cui si vive ma l’estraneazione dal modo di vivere del mondo dominato dal Maligno. La parola di vita dell’atto creativo separa la luce dalle tenebre, così la parola di vita che ha risuscitato Gesù dai morti, collocandolo sul trono della gloria, è la stessa che opera la salvezza dei credenti illuminandoli e rendendoli luce in mezzo alle tenebre. I cristiani sono chiamati a custodire la parola di vita come luce dell’obbedienza della fede che mette in fuga le tenebre della mormorazione e dell’esitazione, strumenti con i quali il demonio fa calare nelle tenebre il cuore dei suoi seguaci.
Salmo responsoriale Sal 26
Il Signore è mia luce e mia salvezza.
Il Signore è mia luce e mia salvezza:
di chi avrò timore?
Il Signore è difesa della mia vita:
di chi avrò paura?
Una cosa ho chiesto al Signore,
questa sola io cerco:
abitare nella casa del Signore
tutti i giorni della mia vita,
per contemplare la bellezza del Signore
e ammirare il suo santuario.
Sono certo di contemplare la bontà del Signore
nella terra dei viventi.
Spera nel Signore, sii forte,
si rinsaldi il tuo cuore e spera nel Signore.
La luce della fede che risplende nelle tenebre del mondo
Il Salmo 26 è una professione di fiducia che nasce dall’esperienza della prova e dalla certezza che la presenza del Signore costituisce la vera sicurezza del credente. Le immagini della luce, della salvezza e della dimora divina descrivono un itinerario spirituale che conduce dalla paura alla libertà interiore e dalla precarietà dell’esistenza alla stabilità della comunione con Dio. Il desiderio di abitare nella sua casa non esprime una fuga dalle responsabilità della vita, ma la volontà di riconoscere in Lui il principio che orienta ogni scelta. Questa prospettiva illumina l’esortazione di Paolo ai Filippesi (Fil 2,12-18), chiamati a collaborare con l’azione della grazia che suscita in loro il volere e l’operare secondo il disegno d’amore di Dio. Come il salmista riconosce nel Signore la luce che dissipa il timore, così i cristiani, custodendo la Parola di vita, sono chiamati a risplendere come astri in mezzo al mondo. La santità non consiste nel separarsi dagli altri, ma nel lasciarsi illuminare interiormente da Dio per diventare, attraverso l’obbedienza della fede e la carità fraterna, segni luminosi della sua presenza. La contemplazione del volto del Signore genera una vita capace di rifletterne la bellezza.
Dal Vangelo secondo Luca Lc 14,25-33
Chi non rinuncia a tutti i suoi averi, non può essere mio discepolo.
In quel tempo, una folla numerosa andava con Gesù. Egli si voltò e disse loro:
«Se uno viene a me e non mi ama più di quanto ami suo padre, la madre, la moglie, i figli, i fratelli, le sorelle e perfino la propria vita, non può essere mio discepolo. Colui che non porta la propria croce e non viene dietro a me, non può essere mio discepolo.
Chi di voi, volendo costruire una torre, non siede prima a calcolare la spesa e a vedere se ha i mezzi per portarla a termine? Per evitare che, se getta le fondamenta e non è in grado di finire il lavoro, tutti coloro che vedono comincino a deriderlo, dicendo: “Costui ha iniziato a costruire, ma non è stato capace di finire il lavoro”.
Oppure quale re, partendo in guerra contro un altro re, non siede prima a esaminare se può affrontare con diecimila uomini chi gli viene incontro con ventimila? Se no, mentre l’altro è ancora lontano, gli manda dei messaggeri per chiedere pace.
Così chiunque di voi non rinuncia a tutti i suoi averi, non può essere mio discepolo».
Le condizioni per vivere l’apprendistato della santità
Gesù detta le condizioni per le quali dirsi suoi discepoli e al contempo ne traccia i lineamenti essenziali. Il cristiano è discepolo se è disposto ad imparare dal Maestro il cui insegnamento non è riducibile a nozioni astratte ma verte essenzialmente sulla relazione spirituale con lui. Nel rapporto con Gesù è coinvolto innanzitutto il cuore affinché il discepolo possa fare suoi i sentimenti del Maestro. Luca usa il verbo «odiare» o «detestare» ma che, per non urtare la sensibilità del lettore, il traduttore ha reso con «amare più di me». Essere cristiano comporta sempre una crisi, ovvero una scelta netta e radicale che segna una rottura definitiva con l’uomo vecchio segnato da logiche mondane che appartengono al passato. Scegliere di amare Gesù significa puntare in alto con la conseguenza di ordinare verso di Lui tutti gli altri beni, effettivi e affettivi, che compongono la nostra vita. L’amore a Gesù non esclude quello alle persone più care ma, al contrario, lo ancora saldamente a Colui che ci ama per primo ed è la fonte dell’Amore. Mettere Gesù prima di qualsiasi altra cosa vuol dire porlo a fondamento e presupposto di ogni scelta d’amore; significa rinunciare a recitare nella vita la parte del protagonista per affidarla invece allo Spirito Santo. È Lui che guida, orienta, sostiene, corregge il tiro affinché possiamo fare della nostra vita un dono per gli altri e vivere veramente come il Maestro insegna. Lo Spirito Santo è il nostro Maestro interiore che ci aiuta a discernere le scelte più opportune al fine di rimanere sulla strada della nostra vocazione alla sequela di Cristo e giungere con Lui alla gloria, ovvero alla misura alta dell’amore. L’obbiettivo è diventare santi e per raggiungerlo Gesù ci avverte di fare bene i calcoli e valutare le condizioni, la prima delle quali è la necessità di accettare di essere derisi, vilipesi, perseguitati, non accettati, contrastati nella volontà di aderire a Cristo e vivere come Lui. Gesù mette in chiaro che essere cristiani non significa mettere al sicuro la propria vita ma metterla in gioco insieme a Lui. C’è un rischio da correre e prove da attraversare, ma ci assicura di essere accompagnati sempre da Lui che ci guida. Il vero fallimento sarebbe lasciare il cammino cristiano iniziato perché ci ritroviamo sprovvisti di quella forza necessaria per andare avanti, fino al compimento del nostro destino, che è lo Spirito Santo.
Preghiamo
Signore Gesù, maestro e guida sulla via della santità, indicami sempre la vetta dell’amore verso cui orientare il desiderio del cuore perché le logiche mondane non corrompano il legame spirituale che mi unisce a Te e le resistenze, opposte da coloro che sono estranei alla fede, non mi scoraggino nel proseguire la sequela dietro a Te. Donami il tuo Spirito di prudenza e di saggezza perché, rifuggendo la tentazione di anteporre le mie attese al tuo volere, possa discernere la tua volontà subordinando ad essa la mia. Fammi sentire il tuo sostegno nella solitudine, il tuo incoraggiamento quando avverto il senso di impotenza o di fallimento. Alimenta la speranza nella delusione e fa ardere il cuore della tua carità per orientarmi nell’incertezza di fronte alle scelte importanti della vita e all’assunzione di responsabilità di servizio.
