Il posto d’onore è in mezzo agli ultimi – Sabato della XXX settimana del Tempo Ordinario

Il posto d’onore è in mezzo agli ultimi – Sabato della XXX settimana del Tempo Ordinario

30 Ottobre 2026 0 Di Pasquale Giordano

Sabato della XXX settimana del Tempo Ordinario (Anno pari)
Fil 1,18-26 Sal 41

Dio onnipotente ed eterno,
accresci in noi la fede, la speranza e la carità,
e perché possiamo ottenere ciò che prometti,
fa’ che amiamo ciò che comandi.
Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio,
e vive e regna con te, nell’unità dello Spirito Santo,
per tutti i secoli dei secoli.

Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Filippési Fil 1,18-26
Per me il vivere è Cristo e il morire un guadagno.

Fratelli, purché in ogni maniera, per convenienza o per sincerità, Cristo venga annunciato, io me ne rallegro e continuerò a rallegrarmene. So infatti che questo servirà alla mia salvezza, grazie alla vostra preghiera e all’aiuto dello Spirito di Gesù Cristo, secondo la mia ardente attesa e la speranza che in nulla rimarrò deluso; anzi nella piena fiducia che, come sempre, anche ora Cristo sarà glorificato nel mio corpo, sia che io viva sia che io muoia.
Per me infatti il vivere è Cristo e il morire un guadagno. Ma se il vivere nel corpo significa lavorare con frutto, non so davvero che cosa scegliere. Sono stretto infatti fra queste due cose: ho il desiderio di lasciare questa vita per essere con Cristo, il che sarebbe assai meglio; ma per voi è più necessario che io rimanga nel corpo.
Persuaso di questo, so che rimarrò e continuerò a rimanere in mezzo a tutti voi per il progresso e la gioia della vostra fede, affinché il vostro vanto nei miei riguardi cresca sempre più in Cristo Gesù, con il mio ritorno fra voi.

Vivere è Cristo, servire è amare
Dal carcere Paolo contempla la propria esistenza alla luce del mistero pasquale di Cristo. La possibilità della morte non suscita in lui disperazione, perché la sua vita è ormai inseparabilmente unita a quella del Signore risorto. L’affermazione «Per me infatti il vivere è Cristo e il morire un guadagno» esprime la libertà di chi ha trovato nell’amore di Dio il senso definitivo della propria esistenza. Tuttavia, il desiderio di essere pienamente unito a Cristo non lo allontana dalle responsabilità verso i fratelli. Paolo riconosce che continuare a vivere significa poter ancora servire la crescita della loro fede. L’amore autentico non cerca la propria realizzazione separandosi dagli altri, ma trova la sua pienezza nel dono di sé. La speranza della vita eterna non produce disinteresse per il presente, bensì rende il credente più libero di spendersi per il bene della comunità. La comunione con Cristo, desiderata come meta, diventa così il principio che orienta ogni scelta e rende feconda la vita quotidiana.

Salmo responsoriale Sal 41
L’anima mia ha sete di Dio, del Dio vivente.

Come la cerva anela
ai corsi d’acqua,
così l’anima mia anela
a te, o Dio.

L’anima mia ha sete di Dio,
del Dio vivente:
quando verrò e vedrò
il volto di Dio?

Avanzavo tra la folla,
la precedevo fino alla casa di Dio,
fra canti di gioia e di lode
di una moltitudine in festa.

La sete di Dio diventa desiderio di comunione
Il Salmo 41, che apre il secondo libro del Salterio (Sal 41–71), è una supplica attraversata dalla nostalgia della presenza di Dio. L’immagine della cerva assetata esprime il desiderio profondo dell’orante che, lontano dal santuario, sente la mancanza della comunione con il Signore e con l’assemblea dei fedeli. La sete non riguarda un bisogno materiale, ma la dimensione più intima dell’esistenza umana, che trova soltanto in Dio la sorgente della vita. Il ricordo delle celebrazioni nel tempio alimenta il desiderio dell’incontro futuro, trasformando la nostalgia in speranza. Nella prima lettura (Fil 1,18-26), Paolo manifesta la medesima tensione spirituale: desidera lasciare questa vita per essere con Cristo, ma riconosce che il Signore lo chiama ancora a servire i fratelli. Il desiderio di Dio non si contrappone dunque all’amore del prossimo, ma lo purifica e lo rende più autentico. La comunione con Cristo, anticipata nella vita ecclesiale e celebrata nell’Eucaristia, trova la sua espressione concreta nel servizio fraterno. Chi ha veramente sete di Dio non cerca semplicemente un appagamento spirituale personale, ma desidera che anche gli altri possano bere alla sorgente della sua misericordia.

Dal Vangelo secondo Luca Lc 14,1.7-11
Chiunque si esalta sarà umiliato, e chi si umilia sarà esaltato.

Un sabato Gesù si recò a casa di uno dei capi dei farisei per pranzare ed essi stavano a osservarlo.
Diceva agli invitati una parabola, notando come sceglievano i primi posti: «Quando sei invitato a nozze da qualcuno, non metterti al primo posto, perché non ci sia un altro invitato più degno di te, e colui che ha invitato te e lui venga a dirti: “Cédigli il posto!”. Allora dovrai con vergogna occupare l’ultimo posto. Invece, quando sei invitato, va’ a metterti all’ultimo posto, perché quando viene colui che ti ha invitato ti dica: “Amico, vieni più avanti!”. Allora ne avrai onore davanti a tutti i commensali. Perché chiunque si esalta sarà umiliato, e chi si umilia sarà esaltato».

Il posto d’onore è in mezzo agli ultimi
Gesù osserva quello che è nella natura umana e che corrisponde ad un bisogno innato nell’uomo: il farsi notare, l’essere riconosciuti, avere la prova di esistere per qualcuno. La scelta dei primi posti è data dalla necessità di uscire dall’ombra dell’anonimato e di collocarsi in un posto visibile, cioè porsi in una situazione in cui avvertire di «essere qualcuno». Se questo è naturale riscontrarlo nei bambini e negli adolescenti, non è sano che tale atteggiamento determini le scelte degli adulti. Essi, infatti, devono assumere altri obbiettivi più conformi alla loro maturità umana e alla loro responsabilità sociale.
L’adulto che prende coscienza dell’essere «invitato», cioè della sua vocazione, non segue l’istinto ma la ragione del cuore, cioè la Parola di Dio. Gesù, che agisce per amore, uomo adulto nella fede e maturo nell’affettività, ci dà l’esempio da seguire: sceglie l’ultimo posto, cioè quello nel quale nessuno ci sta di sua volontà ma perché costretto dagli altri o dagli eventi della vita. L’ultimo posto diventa il primo, quello d’onore, perché è proprio lì che Dio ha scelto di abitare.
L’umile è colui che sceglie non di servire i grandi, per stare loro vicino e godere del loro potere, ma chi dedica la propria vita ai piccoli perché non hanno altro da offrire se non il calore di una carezza e la luce del loro sorriso.

Preghiera
Signore Gesù, Tu che sei stato superesaltato dal Padre nella risurrezione perché ti sei umiliato per amore nostro fino alla morte di croce, aiutami a non cercare la vanagloria ma a desiderare d’incontrarti e sperimentare la gioia di essere amato da Dio. Tu prepari per noi il banchetto e ci inviti alle nozze; donami la grazia di partecipare al convito eucaristico perché impari a fare comunione con i fratelli e, sul tuo esempio, ad amarli fino a dare la mia vita per loro. Amen.