Parole senza sguardi sono parole mute – Venerdì della XXX settimana del Tempo Ordinario

Parole senza sguardi sono parole mute – Venerdì della XXX settimana del Tempo Ordinario

29 Ottobre 2026 0 Di Pasquale Giordano

Venerdì della XXX settimana del Tempo Ordinario (Anno pari)
Fil 1,1-11 Sal 110

Dio onnipotente ed eterno,
accresci in noi la fede, la speranza e la carità,
e perché possiamo ottenere ciò che prometti,
fa’ che amiamo ciò che comandi.
Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio,
e vive e regna con te, nell’unità dello Spirito Santo,
per tutti i secoli dei secoli.

Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Filippési Fil 1,1-11
Colui il quale ha iniziato in voi quest’opera buona, la porterà a compimento fino al giorno di Cristo Gesù.

Paolo e Timòteo, servi di Cristo Gesù, a tutti i santi in Cristo Gesù che sono a Filippi, con i vescovi e i diaconi: grazia a voi e pace da Dio, Padre nostro, e dal Signore Gesù Cristo.
Rendo grazie al mio Dio ogni volta che mi ricordo di voi. Sempre, quando prego per tutti voi, lo faccio con gioia a motivo della vostra cooperazione per il Vangelo, dal primo giorno fino al presente. Sono persuaso che colui il quale ha iniziato in voi quest’opera buona, la porterà a compimento fino al giorno di Cristo Gesù.
È giusto, del resto, che io provi questi sentimenti per tutti voi, perché vi porto nel cuore, sia quando sono in prigionia, sia quando difendo e confermo il Vangelo, voi che con me siete tutti partecipi della grazia. Infatti Dio mi è testimone del vivo desiderio che nutro per tutti voi nell’amore di Cristo Gesù.
E perciò prego che la vostra carità cresca sempre più in conoscenza e in pieno discernimento, perché possiate distinguere ciò che è meglio ed essere integri e irreprensibili per il giorno di Cristo, ricolmi di quel frutto di giustizia che si ottiene per mezzo di Gesù Cristo, a gloria e lode di Dio.

La comunione fraterna è il frutto della grazia
L’inizio della Lettera ai Filippesi rivela il legame profondo che unisce Paolo alla comunità cristiana di Filippi. Il ringraziamento dell’apostolo non nasce semplicemente dalla soddisfazione per il lavoro svolto, ma dal riconoscimento dell’opera che Dio sta compiendo nei credenti. La comunione fraterna è il segno visibile della grazia che rende tutti partecipi della medesima missione evangelizzatrice. Anche la prigionia di Paolo non interrompe questa relazione, perché la fraternità generata dal Vangelo supera le distanze e trasforma la sofferenza in occasione di testimonianza. La preghiera dell’apostolo rivela che la crescita della carità richiede conoscenza e discernimento. Non basta amare con generosità: occorre imparare a riconoscere ciò che è veramente buono e conforme alla volontà di Dio. La maturità cristiana consiste nel lasciarsi continuamente educare dall’amore di Cristo affinché la fede diventi feconda di opere di giustizia.

Salmo responsoriale Sal 110
Grandi sono le opere del Signore.

Renderò grazie al Signore con tutto il cuore,
tra gli uomini retti riuniti in assemblea.
Grandi sono le opere del Signore:
le ricerchino coloro che le amano.

Il suo agire è splendido e maestoso,
la sua giustizia rimane per sempre.
Ha lasciato un ricordo delle sue meraviglie:
misericordioso e pietoso è il Signore.

Egli dà il cibo a chi lo teme,
si ricorda sempre della sua alleanza.
Mostrò al suo popolo la potenza delle sue opere,
gli diede l’eredità delle genti.

Fare memoria delle opere di Dio per crescere nella carità
Il Salmo 110 è un inno alfabetico di lode che celebra le opere del Signore nella storia della salvezza. Appartenente al gruppo dei salmi alleluiatici, presenta la preghiera come memoria riconoscente delle meraviglie compiute da Dio a favore del suo popolo. La contemplazione delle sue opere rivela il volto di un Dio misericordioso e fedele, che non dimentica l’alleanza e continua a prendersi cura di coloro che confidano in lui. Il ricordo diventa così il fondamento della gratitudine e alimenta la fedeltà del credente. Nella prima lettura (Fil 1,1-11), Paolo assume lo stesso atteggiamento spirituale del salmista: rende grazie a Dio perché riconosce nella fede e nella collaborazione dei Filippesi i segni della sua azione salvifica. L’opera buona che Dio ha iniziato nella comunità non è ancora compiuta, ma cresce attraverso la carità, la conoscenza e il discernimento. La memoria delle opere divine non serve dunque soltanto a celebrare il passato, ma a riconoscere la presenza operante del Signore nel presente. Chi contempla con gratitudine il bene ricevuto impara a collaborare con Dio perché la sua misericordia continui a generare frutti di giustizia e di comunione.

Dal Vangelo secondo Luca Lc 14,1-6
Chi di voi, se un figlio o un bue gli cade nel pozzo, non lo tirerà fuori subito in giorno di sabato?

Un sabato Gesù si recò a casa di uno dei capi dei farisei per pranzare ed essi stavano a osservarlo. Ed ecco, davanti a lui vi era un uomo malato di idropisìa.
Rivolgendosi ai dottori della Legge e ai farisei, Gesù disse: «È lecito o no guarire di sabato?». Ma essi tacquero. Egli lo prese per mano, lo guarì e lo congedò.
Poi disse loro: «Chi di voi, se un figlio o un bue gli cade nel pozzo, non lo tirerà fuori subito in giorno di sabato?». E non potevano rispondere nulla a queste parole.

Parole senza sguardi sono parole mute
Il sabato è il comandamento con il quale viene messo un limite non tanto al lavoro quanto all’egoismo che ci disumanizza e ci rende schiavi degli idoli, opera delle nostre mani. Il rischio è quello di fare delle regole, anche di quelle divine, una realtà tanto fredda quanto rigida che da una parte ci dà la sensazione di appagamento e dall’altra ci rende incapaci di un vero contatto con la realtà e con l’umano che lo abita. L’osservanza del sabato dovrebbe educarci a non fermarci a giudicare il comportamento delle persone ma ad entrare in una relazione con esse in modo tale da poter sentire compassione di loro. Gesù prende consapevolezza di essere davanti ad un uomo malato del quale coglie il desiderio di essere guarito. Assumendo lo stesso sguardo di compassione di Gesù scopro il senso autentico del comandamento di Dio. Parole senza sguardi sono parole mute, come quelle dei dottori della legge e dei farisei. Lo sguardo di compassione permette che l’incontro diventi contatto, la relazione si riveli come esperienza di liberazione e la Parola di Dio acquisti il suo senso pieno e la sua efficacia.

Preghiera
Signore Gesù, Tu guardi con occhi di compassione ciascuno di noi e cogli il nostro desiderio più profondo di salvezza, insegnaci a non fermarci a giudicare l’apparenza e liberaci dall’ipocrisia di chi, attento più alle regole che alle persone, si nasconde dietro l’umana impotenza nel guarire i mali che affliggono l’uomo. Donaci il tuo stesso sguardo amorevole per renderci amabili agli occhi degli uomini, che solo in Dio possono trovare rifugio e salvezza. Mettiamo a servizio le nostre membra perché si compia la giustizia di Dio e rendi le nostre parole e i nostri gesti canali attraverso i quali possa passare la tua grazia che libera e sana.