Generati dalla preghiera di Cristo per essere nel mondo germe di vita nuova – SANTI SIMONE E GIUDA
Generati dalla preghiera di Cristo per essere nel mondo germe di vita nuova – SANTI SIMONE E GIUDA
Ef 2,19-22 Sal 18
Simone viene chiamato «lo zelota» (Lc 6, ı5; At ı, ı3) o, in aramaico, «il cananeo» (Mt 10, 4; Mc 3, 18) per la sua probabile appartenenza al gruppo degli zeloti, caratterizzati da un nazionalismo militante all’interno del giudaismo. Simone fa parte del gruppo dei Dodici, così come Giuda figlio di Giacomo (Lc 6, 16; At 1, 13; chiamato Taddeo in Mt 10, 3 e Mc 3, 18) il quale rivolge a Gesù la domanda: «Signore, come è accaduto che devi manifestarti a noi, e non al mondo?». Gesù gli risponde che chiunque accoglie la sua parola diventa, egli stesso, dimora di Dio (cf. Gv 14, 22-23). La festa comune di questi due apostoli è ricordata il 28 ottobre nel Martirologio geronimiano (sec. V-VI).

O Dio, che per mezzo degli apostoli
ci hai fatto giungere alla conoscenza del tuo nome,
per l’intercessione dei santi Simone e Giuda
concedi alla tua Chiesa di crescere sempre
con l’adesione di nuovi popoli alla fede.
Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio,
e vive e regna con te, nell’unità dello Spirito Santo,
per tutti i secoli dei secoli.
Dalla lettera di san Paolo apostolo agli Efesìni Ef 2,19-22
Edificati sopra il fondamento degli apostoli.
Fratelli, voi non siete più stranieri né ospiti, ma siete concittadini dei santi e familiari di Dio, edificati sopra il fondamento degli apostoli e dei profeti, avendo come pietra d’angolo lo stesso Cristo Gesù.
In lui tutta la costruzione cresce ben ordinata per essere tempio santo nel Signore; in lui anche voi venite edificati insieme per diventare abitazione di Dio per mezzo dello Spirito.
Il nuovo tempio di Dio costruito dalla mano di Dio
Quando Erode il grande, che non era ebreo ma pagano, volle mettere mano al tempio di Gerusalemme per farne una delle meraviglie del mondo pensò di creare un ampio cortile affinché anche i “Gentili” potessero ammirare lo splendore di quell’edificio sacro. Tra il cortile aperto ai pagani e l’area riservata ai soli Israeliti e poi verso quella ancora più interna, ad esclusivo uso dei sacerdoti, c’erano muri che separavano le persone. C’era anche un velo che divideva l’ambiente chiamato «Santo» da quello denominato «Santo dei Santi» in cui poteva accedere solo il Sommo Sacerdote una volta all’anno. I vangeli narrano che al momento della morte di Gesù questa cortina si lacerò in due, da cima a fondo come se una mano invisibile avesse strappato il velo aprendo definitivamente l’accesso a tutti. Dunque con il sacrificio di Gesù sulla croce non solo Dio e l’uomo non sono più “separati in casa” ma anche tra chi abita il tempio non ci sono più distinzioni e separazioni, proibizioni e limitazioni. Cristo Gesù ha eliminato la Legge, che discrimina, per scrivere, col dito dello Spirito Santo, la Legge dell’amore nel cuore di ciascuno. In tal modo, lo stesso Spirito fa di chiunque lo riceva con fede, a prescindere dalla lingua, cultura e censo, un familiare di Dio, pietra viva. Dio edifica il suo Tempio affinché la Chiesa non sia una istituzione fredda e rigida, destinata a crollare, ma una comunità familiare in cui si respira la gioia della fraternità solidale.
Salmo responsoriale Sal 18
Per tutta la terra si diffonde il loro annuncio.
I cieli narrano la gloria di Dio,
l’opera delle sue mani annuncia il firmamento.
Il giorno al giorno ne affida il racconto
e la notte alla notte ne trasmette notizia.
Senza linguaggio, senza parole,
senza che si oda la loro voce,
per tutta la terra si diffonde il loro annuncio
e ai confini del mondo il loro messaggio.
Dalla voce della creazione all’annuncio del Vangelo
Il Salmo 18 è un inno alla rivelazione di Dio che si sviluppa in due grandi movimenti: la contemplazione della gloria divina manifestata nel creato (vv. 2-7) e la celebrazione della perfezione della Legge del Signore (vv. 8-15). Il cielo e il firmamento, pur non pronunciando parole, diventano testimoni universali della sapienza del Creatore. La loro voce silenziosa supera ogni confine geografico e linguistico, annunciando una verità destinata a raggiungere tutti gli uomini. Nella festa degli apostoli Simone e Giuda, la liturgia interpreta questo annuncio cosmico come figura della missione apostolica. La prima lettura (Ef 2,19-22) presenta infatti la Chiesa come un edificio spirituale fondato sulla testimonianza degli apostoli e dei profeti, di cui Cristo è la pietra angolare. Come la creazione rende visibile la gloria di Dio, così la comunità ecclesiale, edificata dallo Spirito, è chiamata a manifestare nel mondo il mistero della sua presenza. L’annuncio apostolico non consiste soltanto nella diffusione di un messaggio, ma nella generazione di una fraternità nella quale nessuno è più straniero o escluso. La Chiesa diventa parola viva del Vangelo quando la comunione tra i suoi membri rende riconoscibile l’amore universale di Dio.
Dal Vangelo secondo Luca Lc 6,12-19
Ne scelse dodici ai quali diede anche il nome di apostoli.
In quei giorni, Gesù se ne andò sul monte a pregare e passò tutta la notte pregando Dio. Quando fu giorno, chiamò a sé i suoi discepoli e ne scelse dodici, ai quali diede anche il nome di apostoli: Simone, al quale diede anche il nome di Pietro; Andrea, suo fratello; Giacomo, Giovanni, Filippo, Bartolomeo, Matteo, Tommaso; Giacomo, figlio di Alfeo; Simone, detto Zelota; Giuda, figlio di Giacomo; e Giuda Iscariota, che divenne il traditore.
Disceso con loro, si fermò in un luogo pianeggiante. C’era gran folla di suoi discepoli e gran moltitudine di gente da tutta la Giudea, da Gerusalemme e dal litorale di Tiro e di Sidòne, che erano venuti per ascoltarlo ed essere guariti dalle loro malattie; anche quelli che erano tormentati da spiriti impuri venivano guariti. Tutta la folla cercava di toccarlo, perché da lui usciva una forza che guariva tutti.
Generati dalla preghiera di Cristo per essere nel mondo germe di vita nuova
La fede è essenzialmente esperienza di chiamata e risposta, proposta e adesione personale. Il Signore, come per i Dodici, chiama ciascuno di noi per nome e in alcuni casi lo cambia per indicare che il rapporto con Lui, quando è autentico, e rimane in piedi nonostante le crisi, ci trasforma intimamente, ci rende donne e uomini nuovi. La preghiera è relazione intima, dialogo d’amore nel quale maturano le scelte importanti delle quali una è certamente la creazione della prima comunità. La elezione dei Dodici scaturisce dalla preghiera come da grembo nasce una nuova creatura. La Chiesa nasce dal cuore di Cristo. Gesù chiama a sé sul monte e coinvolge gli apostoli perché imparino a partecipare della sua intimità col Padre e al tempo stesso a coinvolgersi con passione nelle vicende umane.
Pur rimanendo con la propria identità, ma disponibili a lasciarsi convertire, chi accoglie la chiamata di Dio accetta una comune missione apostolica che ciascuno interpreta secondo la sua personalità. Ognuno è originale e la vocazione non mortifica le peculiarità proprie ma, al contrario, le esalta, come la luce fa brillare meglio i diversi colori. La comune origine e la medesima missione apostolica si coniugano con l’impegno a comporre in armonia le varie differenze perché esse siano orientate tutte al servizio all’uomo, in particolare a quello infermo e debole. Gesù non ci uniforma in un cliché ma ci conforma a Lui.
Dire che la fede si poggia su quella degli apostoli significa prendere come modello di vita personale e comunitaria, sia essa la famiglia o un gruppo in cui si milita, la comunità apostolica. Gesù, scegliendoci, ci mette insieme non semplicemente per fare numero, ma perché, uniti a Lui possiamo essere solidali tra noi come le membra di un corpo connessi dalle giunture. La vocazione diventa missione apostolica quando, come discepoli di Cristo, “facciamo rete”: non una recinzione protettiva che separa e che ci farebbe diventare una setta, ma quella che, gettata nel mare del mondo, “pesca”, attrae, riunisce. Se è vero che l’appartenenza a Dio prima che essere una scelta personale è un dono suo, essa si realizza quando, rinunciando a giudicare e selezionare i fratelli da amare, li accogliamo con benevolenza e scegliamo di servirli con tenerezza.
Preghiera
Signore Gesù, insegnaci a pregare come te rivolgendo al Padre i nostri occhi e aprendogli il cuore per ricevere in dono lo Spirito Santo. Lui ispiri scelte conformi alla volontà di Dio e non dettate da calcoli d’interesse utilitaristico. Fa che possiamo rimanere fedeli alla chiamata alla santità con una risposta pronta e generosa anche quando ci chiedi di seguirti lì dove abbiamo paura di andare, di servirti in chi non ha nulla da ricambiare e di amarti anche nei fratelli che abbiamo difficoltà a riconoscere come tali. Amen.
