Relazioni familiari – Martedì della XVI settimana del Tempo Ordinario (Anno pari)

Relazioni familiari – Martedì della XVI settimana del Tempo Ordinario (Anno pari)

18 Luglio 2026 0 Di Pasquale Giordano

Martedì della XVI settimana del Tempo Ordinario (Anno pari)
Mi 7,14-15.18-20 Sal 84

Sii propizio a noi tuoi fedeli, o Signore,
e donaci in abbondanza i tesori della tua grazia,
perché, ardenti di speranza, fede e carità,
restiamo sempre vigilanti nel custodire i tuoi comandamenti.
Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio,
e vive e regna con te, nell’unità dello Spirito Santo,
per tutti i secoli dei secoli.

Dal libro del profeta Michèa Mi 7,14-15.18-20
Getterà in fondo al mare tutti i nostri peccati.

Pasci il tuo popolo con la tua verga,
il gregge della tua eredità,
che sta solitario nella foresta
tra fertili campagne;
pascolino in Basan e in Gàlaad
come nei tempi antichi.
Come quando sei uscito dalla terra d’Egitto,
mostraci cose prodigiose.
Quale dio è come te,
che toglie l’iniquità e perdona il peccato
al resto della sua eredità?
Egli non serba per sempre la sua ira,
ma si compiace di manifestare il suo amore.
Egli tornerà ad avere pietà di noi,
calpesterà le nostre colpe.
Tu getterai in fondo al mare tutti i nostri peccati.
Conserverai a Giacobbe la tua fedeltà,
ad Abramo il tuo amore,
come hai giurato ai nostri padri
fin dai tempi antichi.

Il Dio che immerge il peccato nella misericordia
Michèa conclude la sua profezia contemplando un Dio incomparabile, che non si compiace dell’ira ma dell’amore. Egli ritorna verso il suo popolo come pastore, lo raduna, lo nutre e lo guida verso pascoli abbondanti. Le colpe non sono semplicemente ignorate: Dio le calpesta e le getta «in fondo al mare», là dove non possono più accusare né opprimere. Il perdono divino apre così un futuro nuovo, perché la misericordia di Dio rimane fedele alle promesse fatte ai padri.

Salmo responsoriale Sal 84
Mostraci, Signore, la tua misericordia.

Sei stato buono, Signore, con la tua terra,
hai ristabilito la sorte di Giacobbe.
Hai perdonato la colpa del tuo popolo,
hai coperto ogni loro peccato.
Ritorna a noi, Dio nostra salvezza,
e placa il tuo sdegno verso di noi.
Forse per sempre sarai adirato con noi,
di generazione in generazione riverserai la tua ira?
Non tornerai tu a ridarci la vita,
perché in te gioisca il tuo popolo?
Mostraci, Signore, la tua misericordia
e donaci la tua salvezza.
Ridonaci la gioia della salvezza
Il salmo nasce dalla memoria del perdono ricevuto e diventa invocazione fiduciosa. Il popolo, provato dalle conseguenze del peccato, domanda al Signore di tornare, di placare il suo sdegno e di ridonargli la vita. La misericordia non è soltanto cancellazione della colpa, ma forza che risolleva, ricrea la comunione e restituisce la gioia. Chi prega: «Mostraci, Signore, la tua misericordia» riconosce di non potersi salvare da solo e affida alla fedeltà di Dio la possibilità di ricominciare.

Dal Vangelo secondo Matteo Mt 12,46-50
Tendendo la mano verso i suoi discepoli, disse: «Ecco mia madre e i miei fratelli!».

In quel tempo, mentre Gesù parlava ancora alla folla, ecco, sua madre e i suoi fratelli stavano fuori e cercavano di parlargli.
Qualcuno gli disse: «Ecco, tua madre e i tuoi fratelli stanno fuori e cercano di parlarti».
Ed egli, rispondendo a chi gli parlava, disse: «Chi è mia madre e chi sono i miei fratelli?».
Poi, tendendo la mano verso i suoi discepoli, disse: «Ecco mia madre e i miei fratelli! Perché chiunque fa la volontà del Padre mio che è nei cieli, egli è per me fratello, sorella e madre».
Relazioni familiari
Mentre Gesù parla alla folla giungono i suoi familiari che, rimanendo fuori, cercano di parlargli. Gesù sembra non notarli. Si incarica un tale ad informarlo al quale il Maestro replica indicando nei discepoli che sono con lui la sua famiglia. Colpisce il fatto che nella narrazione il verbo parlare appare riferito a Gesù, ai suoi familiari e all’informatore. Parlare vuol dire instaurare una relazione attraverso cui due o più persone dialogano. Dapprima è Gesù ad intrattenersi con la folla che ascolta il suo insegnamento, al contrario di quello che accade quando i suoi detrattori si avvicinano a lui per provocarlo e per innescare la polemica. Tra coloro che cercano un contatto con Gesù ci sono anche la madre e i suoi fratelli, i quali però non riescono a parlare perché rimangono fuori. Il loro intento di parlare con Gesù non trova possibilità di attuazione. Non si coinvolgono né con la folla che ascolta, né con i discepoli che sono più vicini a Gesù. Sembrano bloccati nel ruolo di spettatori che mantengono le distanze ma che al tempo stesso vorrebbero instaurare un dialogo. I familiari di Gesù sono coloro che vivono la fede come un fattore culturale ereditato dalla famiglia. Non avviene un reale contatto con Gesù perché ci si ferma all’intenzione o al desiderio senza fare un passo avanti che permetta un’esperienza integrale tale da poter entrare in una reale intimità con lui. Non sappiamo cosa frena la madre e fratelli di Gesù. Fatto sta che questo avviene anche a noi e senza rendercene conto. Capita di rimanere ai margini della chiesa e di astenerci dalla pratica sacramentale perché frenati da paure, da pregiudizi, da pigrizia, dagli affanni della vita e da sensi di colpa. Come i familiari di Gesù sentiamo il bisogno di comunicare con Dio, ma ci lasciamo vincere da quelle resistenze interiori che ci impediscono di attuare il nostro intento. Eppure, la volontà di Dio si rivela proprio a partire da quelle idee che ci motivano a fare delle scelte in una determinata direzione e che ci mettono in cammino per raggiungere l’obbiettivo. Tuttavia, la volontà di Dio si dispiega in tutta la sua bellezza man mano che, credendo in sé stessi, si attuano i desideri che Dio stesso ha messo nel cuore. Come posso capire se le intenzioni sono giuste o meno? Sono ispirati da Dio quei desideri che si attuano attraverso il servizio ai fratelli; al contrario, non vengono da Dio quelle idee che alimentano il pregiudizio e ci inducono a mantenere le distanze dagli altri.
Preghiamo
Signore Gesù, Figlio di Dio e fratello di ogni uomo, ispirami intenzioni rette e giuste e aiutami ad attuarle superando la barriera del pregiudizio e della paura. Tu che ci chiami amici perché ci apri i tesori della sapienza del Padre, spalanca per noi la porta della sua casa e introducici all’intimità con Lui per poterla abitare come familiari di Dio e concittadini dei santi. Fammi crescere nel rapporto con Te affinché, attraverso il dialogo della preghiera e mediante lo Spirito, offra la mia volontà a Dio ponendola nelle sue mani di Padre e Madre.