Figlio dell’uomo si nasce per diventare Figlio di Dio – Venerdì della IX settimana del Tempo Ordinario (Anno pari) – San Bonifacio
Venerdì della IX settimana del Tempo Ordinario (Anno pari) – San Bonifacio
2Tm 3,10-16 Sal 118

Interceda per noi, o Signore, il santo martire Bonifacio,
perché custodiamo con fermezza e professiamo con coraggio
la fede che egli ha insegnato con la parola
e testimoniato con il sangue.
Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio,
e vive e regna con te, nell’unità dello Spirito Santo,
per tutti i secoli dei secoli.
Dalla seconda lettera di san Paolo apostolo a Timòteo 2Tm 3,10-16
Tutti quelli che vogliono rettamente vivere in Cristo Gesù saranno perseguitati.
Figlio mio, tu mi hai seguito da vicino nell’insegnamento, nel modo di vivere, nei progetti, nella fede, nella magnanimità, nella carità, nella pazienza, nelle persecuzioni, nelle sofferenze. Quali cose mi accaddero ad Antiòchia, a Icònio e a Listra! Quali persecuzioni ho sofferto! Ma da tutte mi ha liberato il Signore! E tutti quelli che vogliono rettamente vivere in Cristo Gesù saranno perseguitati. Ma i malvagi e gli impostori andranno sempre di male in peggio, ingannando gli altri e ingannati essi stessi.
Tu però rimani saldo in quello che hai imparato e che credi fermamente. Conosci coloro da cui lo hai appreso e conosci le sacre Scritture fin dall’infanzia: queste possono istruirti per la salvezza, che si ottiene mediante la fede in Cristo Gesù. Tutta la Scrittura, ispirata da Dio, è anche utile per insegnare, convincere, correggere ed educare nella giustizia, perché l’uomo di Dio sia completo e ben preparato per ogni opera buona.
La Parola che guida il discepolo nella fedeltà
Questo brano appartiene alla parte conclusiva della Seconda Lettera a Timoteo, il testamento spirituale di Paolo scritto mentre si trova in prigionia e avverte ormai vicino il compimento della sua missione apostolica. L’apostolo richiama il cammino condiviso con Timoteo, ricordando non soltanto il proprio insegnamento, ma anche le persecuzioni e le sofferenze affrontate per il Vangelo. In tal modo egli presenta la vita cristiana come una sequela autentica di Cristo, nella quale la fedeltà alla verità comporta inevitabilmente la prova e la contraddizione. Il cuore teologico del brano è costituito dal riferimento alle Sacre Scritture, capaci di comunicare la sapienza che conduce alla salvezza mediante la fede in Cristo Gesù. Paolo afferma che tutta la Scrittura è ispirata da Dio e possiede una funzione educativa: insegna, corregge, forma e prepara il credente a ogni opera buona. L’Apostolo invita la comunità a riconoscere nella Parola di Dio il fondamento della propria fede e il criterio sicuro per discernere il cammino della vita cristiana. La perseveranza nelle prove e la fedeltà al Vangelo nascono infatti dall’ascolto assiduo della Parola che Dio continua a rivolgere alla sua Chiesa.
Salmo responsoriale Sal 118
Grande pace, Signore, per chi ama la tua legge.
Molti mi perseguitano e mi affliggono,
ma io non abbandono i tuoi insegnamenti.
La verità è fondamento della tua parola,
ogni tuo giusto giudizio dura in eterno.
I potenti mi perseguitano senza motivo,
ma il mio cuore teme solo le tue parole.
Grande pace per chi ama la tua legge:
nel suo cammino non trova inciampo.
Aspetto da te la salvezza, Signore,
e metto in pratica i tuoi comandi.
Osservo i tuoi precetti e i tuoi insegnamenti:
davanti a te sono tutte le mie vie.
La luce della Parola di Dio nella prova
Il Salmo 118 è il più lungo di tutto il Salterio e rappresenta una delle più alte meditazioni bibliche sulla Torah, la Parola di Dio. Attraverso una struttura alfabetica sapientemente costruita, il salmista contempla la legge del Signore come sorgente di sapienza, libertà, gioia e sicurezza. Non si tratta di una semplice osservanza esteriore di precetti, ma dell’esperienza di chi scopre nella volontà di Dio il cammino autentico della vita. Mentre l’apostolo esalta il valore salvifico delle Scritture, il salmista testimonia concretamente gli effetti di quella Parola nella vita del credente: essa dona pace, sostiene nelle persecuzioni, illumina le scelte e preserva dal male. Paolo insegna che la Scrittura rende l’uomo di Dio «completo e ben preparato per ogni opera buona»; il salmo mostra il volto di questo credente formato dalla Parola. Anche quando è perseguitato e afflitto, egli non abbandona gli insegnamenti del Signore, perché sa che in essi si trova la vera pace. La liturgia unisce così l’insegnamento apostolico e la preghiera del Salterio in un’unica professione di fede: chi ama la Parola di Dio trova in essa la forza per perseverare, la luce per discernere e la pace per attraversare ogni prova.
Dal Vangelo secondo Marco Mc 12,35-37
Come mai dicono che il Cristo è figlio di Davide?
In quel tempo, insegnando nel tempio, Gesù diceva: «Come mai gli scribi dicono che il Cristo è figlio di Davide? Disse infatti Davide stesso, mosso dallo Spirito Santo:
“Disse il Signore al mio Signore:
Siedi alla mia destra,
finché io ponga i tuoi nemici
sotto i tuoi piedi”.
Davide stesso lo chiama Signore: da dove risulta che è suo figlio?».
E la folla numerosa lo ascoltava volentieri.
Figlio dell’uomo si nasce per diventare Figlio di Dio
Insegnando nel tempio Gesù pone la questione della identità del Messia e del suo legame con il re Davide. Riprendendo il nome «figlio di Davide», con il quale Bartimeo lo aveva chiamato, sottolinea che esso è il titolo che aiuta a capire chi sia veramente il Cristo, il Messia atteso. Gli stessi scribi, profondi conoscitori e interpreti della Scrittura, avevano identificato il Cristo con il «figlio di Davide», ovvero il personaggio nel quale avrebbe trovato compimento la promessa che Dio aveva fatto al re di una discendenza, il cui regno non avrebbe visto la fine. Tuttavia, nel Salmo 110, la cui composizione la tradizione attribuisce al re stesso, Davide parla del Cristo chiamandolo Signore, cioè Dio. Davide aveva profetizzato nel salmo che il Signore Dio sarebbe venuto a instaurare il suo regno con la potenza del suo Cristo. La storia d’Israele aveva dimostrato che tutti i regnanti, posti da Dio per guidare il suo popolo e che si erano allontanati da Lui disobbedendo alla sua parola, erano stati la causa di disastri. Pur presentandosi come inviati di Dio, avevano tradito la missione ricevuta da Lui con la consacrazione regale consegnando la nazione alla distruzione. Gesù conferma l’insegnamento degli scribi tuttavia, partendo dalla Scrittura, traccia un profilo del Messia che va oltre le aspettative politiche della gente che pensano al Cristo avendo in mente il modello dei governanti di questo mondo.
Le caratteristiche del Messia, il «Figlio di Davide», sono l’umiltà e l’obbedienza a Dio, peculiarità proprie del re, di cui Davide rappresenta l’esempio più alto. L’obbedienza consiste nell’ascoltare il comando di Dio e nel metterlo in pratica. Davide non è scelto come re per le sue capacità, ma per la sua piccolezza e l’umiltà del cuore. Ciò che fa di Gesù il Cristo e Signore non è l’autorità fondata sulla violenza, ma la gloria che riceve dal Padre quando offre sé stesso sulla croce. Gesù è il Cristo, «Figlio di Davide», e Signore perché non si contrappone alle altre autorità umane e neanche a Dio, ma, da vero uomo quale è, obbedendo al comando di Dio in qualità di Figlio del Padre, risponde al suo amore facendosi servo dei fratelli.
Il cristiano è nel mondo un altro Cristo, Signore perché figlio di Dio e Servo in quanto fratello degli uomini. Egli non lotta contro qualcuno ma a favore di Dio e per la sua giustizia. Cristo Gesù non è venuto a spodestare i potenti dai troni, perché essi stessi decadono facendosi la guerra tra loro; in verità viene a rovesciare la scala dei valori mondani, che pone in cima il potere e il piacere egoistico e in fondo il sacrificio e l’amore al prossimo, per instaurare il regno del Padre che ha come regola fondamentale la misericordia e la giustizia.
Preghiamo
Signore Gesù, Tu che salendo sulla croce e offrendo la tua vita per la nostra salvezza hai ricevuto dal Padre la corona regale, fammi partecipe della tua gloria e aprimi le porte del tuo Regno. Tu che hai compassione dei tuoi fratelli che sono nel dolore e ti prendi cura di noi tuoi discepoli imperfetti e duri di cuore, cambia il mio modo di pensare e orienta la mia speranza al fine di compiere la tua volontà e di contribuire a costruire una società più giusta e più equa. Smaschera le illusioni mondane che alimentano discordie, gelosie, contrapposizioni, e accendi in me il desiderio della comunione fraterna che ispiri scelte di servizio concreto.