Nelle crisi s’impara a pregare – Lunedì della XVIII settimana del Tempo Ordinario (Anno pari)

Nelle crisi s’impara a pregare – Lunedì della XVIII settimana del Tempo Ordinario (Anno pari)

2 Agosto 2026 0 Di Pasquale Giordano

Lunedì della XVIII settimana del Tempo Ordinario (Anno pari)
Ger 28,1-17 Sal 118

Mostra la tua continua benevolenza, o Padre,
e assisti il tuo popolo,
che ti riconosce creatore e guida;
rinnova l’opera della tua creazione
e custodisci ciò che hai rinnovato.
Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio,
e vive e regna con te, nell’unità dello Spirito Santo,
per tutti i secoli dei secoli.

Dal libro del profeta Geremìa Ger 28,1-17
Ananìa, il Signore non ti ha mandato e tu induci questo popolo a confidare nella menzogna.

In quell’anno, all’inizio del regno di Sedecìa, re di Giuda, nell’anno quarto, nel quinto mese, Ananìa, figlio di Azzur, il profeta di Gàbaon, mi riferì nel tempio del Signore sotto gli occhi dei sacerdoti e di tutto il popolo: «Così dice il Signore degli eserciti, Dio d’Israele: Io romperò il giogo del re di Babilonia! Entro due anni farò ritornare in questo luogo tutti gli arredi del tempio del Signore che Nabucodònosor, re di Babilonia, prese da questo luogo e portò in Babilonia. Farò ritornare in questo luogo – oracolo del Signore – Ieconìa, figlio di Ioiakìm, re di Giuda, con tutti i deportati di Giuda che andarono a Babilonia, poiché romperò il giogo del re di Babilonia».
Il profeta Geremìa rispose al profeta Ananìa, sotto gli occhi dei sacerdoti e di tutto il popolo, che stavano nel tempio del Signore. Il profeta Geremìa disse: «Così sia! Così faccia il Signore! Voglia il Signore realizzare le cose che hai profetizzato, facendo ritornare gli arredi nel tempio e da Babilonia tutti i deportati. Tuttavia ascolta ora la parola che sto per dire a te e a tutto il popolo. I profeti che furono prima di me e di te dai tempi antichissimi profetizzarono guerra, fame e peste contro molti paesi e regni potenti. Il profeta invece che profetizza la pace sarà riconosciuto come profeta mandato veramente dal Signore soltanto quando la sua parola si realizzerà».
Allora il profeta Ananìa strappò il giogo dal collo del profeta Geremìa, lo ruppe e disse a tutto il popolo: «Così dice il Signore: A questo modo io romperò il giogo di Nabucodònosor, re di Babilonia, entro due anni, sul collo di tutte le nazioni». Il profeta Geremìa se ne andò per la sua strada.
Dopo che il profeta Ananìa ebbe rotto il giogo che il profeta Geremìa portava sul collo, fu rivolta a Geremìa questa parola del Signore: «Va’ e riferisci ad Ananìa: Così dice il Signore: Tu hai rotto un giogo di legno, ma io, al suo posto, ne farò uno di ferro. Infatti, dice il Signore degli eserciti, Dio d’Israele: Pongo un giogo di ferro sul collo di tutte queste nazioni perché siano soggette a Nabucodònosor, re di Babilonia, e lo servano; persino le bestie selvatiche gli consegno».
Allora il profeta Geremìa disse al profeta Ananìa: «Ascolta, Ananìa! Il Signore non ti ha mandato e tu induci questo popolo a confidare nella menzogna; perciò dice il Signore: Ecco, ti faccio sparire dalla faccia della terra; quest’anno tu morirai, perché hai predicato la ribellione al Signore». In quello stesso anno, nel settimo mese, il profeta Ananìa morì.

Portare il giogo dell’obbedienza
Il tentativo di ribellione al re di Babilonia da parte del re di Giuda comporta l’intervento di Nabucodonor che assedia Gerusalemme, la invade, deporta il re e una parte degli abitanti e nomina Sedecia il quale pronuncia il suo giuramento di vassallaggio. Il monarca babilonese consolida il suo impero ma i re vassalli, soprattutto quelli più periferici dell’impero, sfruttano i momenti di debolezza per liberarsi dal giogo. Non mancavano anche in Giuda gente che attizzava il malcontento, lo spirito di ribellione e le vane speranze del popolo. Tra i più strenui assertori della ribellione per l’agognata autonomia erano i profeti funzionari che Geremia cerca di smascherare. L’uomo di Dio predica l’accettazione del vassallaggio politico come unico mezzo di sopravvivenza. Quella era l’ora di Nabucodonosor, il quale a sua volta, suo malgrado, era servo e vassallo di Dio. Geremia affermava che il servizio del Signore passava in quel momento storico attraverso la sottomissione a re di Babilonia. Il messaggio del profeta era quello di accettare anche la situazione ingiusta non con un atteggiamento rassegnato ma di speranza. Dall’ora delle tenebre non si fugge ma si abita da pellegrini della speranza perché si ha fede che Dio metterà un limite all’ingiustizia e al suo tempo.
Tra i profeti funzionari c’è Ananìa che predice la prossima fine della schiavitù simboleggiata dal giogo che viene rotto. Compiendo questo segno profetico Ananìa intende annunciare che il processo di liberazione e riscatto è iniziato ed è irreversibile. Geremia risponde evocando la tradizione codificata poi nel testo di Dt 18,22 che fornisce il criterio fondamentale per discernere il vero dal falso profeta. Nella storia ci sono stati profeti di sventura e di salvezza. Geremia è stato l’uno e l’altro, perché ha predicato la conversione quale deterrente affinché le conseguenze del peccato non siano disastrose. La ribellione all’autorità costituita rappresenta il modo più eclatante per non cogliere l’appello alla conversione. Geremia ama il popolo e vorrebbe che le parole di Ananìa si realizzassero ma sa che questo è possibile solo se l’uomo si converte a Dio e abbandona la sua condotta perversa che invece porta alla morte.
La posizione dei due profeti coincide nel desiderare il bene e la libertà ma divergono sul modo in cui si realizza la salvezza: senza conversione, Ananìa, con la conversione, Geremia. Quale delle due profezie è autentica? Quella che si realizza. Geremia predice la morte di Ananìa e avviene. La conferma con i fatti del suo annuncio di sventura attesta la vera profezia e la falsa parola, la vera speranza, che richiede la conversione, e la falsa fiducia che non ferma, ma addirittura è causa di morte.

Salmo responsoriale Sal 118
Insegnami, Signore, i tuoi decreti.

Tieni lontana da me la via della menzogna,
donami la grazia della tua legge.
Non togliere dalla mia bocca la parola vera,
perché spero nei tuoi giudizi.

Si volgano a me quelli che ti temono
e che conoscono i tuoi insegnamenti.
Sia integro il mio cuore nei tuoi decreti,
perché non debba vergognarmi.

I malvagi sperano di rovinarmi;
io presto attenzione ai tuoi insegnamenti.
Non mi allontano dai tuoi giudizi,
perché sei tu a istruirmi.

La Parola vera custodisce nella speranza
Il Salmo 118 è una lunga meditazione sapienziale sulla legge del Signore, celebrata come una parola che illumina il cammino, educa il cuore e custodisce nella fedeltà. Il salmista, circondato dalla menzogna e minacciato dai malvagi, chiede a Dio di essere istruito nei suoi decreti, perché soltanto la verità della sua parola impedisce di smarrirsi e di affidarsi a false sicurezze. La preghiera si collega direttamente allo scontro tra Geremia e Ananìa. Il falso profeta annuncia una liberazione facile e immediata, alimentando nel popolo una speranza priva di conversione; Geremia, invece, rimane obbediente alla parola ricevuta, anche quando essa è dura, impopolare e dolorosa. Per questo il ritornello, «Insegnami, Signore, i tuoi decreti», diventa invocazione di discernimento; non basta ascoltare parole rassicuranti, occorre riconoscere quella parola vera che conduce all’obbedienza, purifica il cuore e genera una speranza autentica. Chi si lascia istruire da Dio non fugge dalla prova mediante illusioni, ma la attraversa confidando che il Signore rimane fedele e pone un limite al male.

Dal Vangelo secondo Matteo Mt 14,22-36
Comandami di venire verso di te sulle acque.

[Dopo che la folla ebbe mangiato], subito Gesù costrinse i discepoli a salire sulla barca e a precederlo sull’altra riva, finché non avesse congedato la folla. Congedata la folla, salì sul monte, in disparte, a pregare. Venuta la sera, egli se ne stava lassù, da solo.
La barca intanto distava già molte miglia da terra ed era agitata dalle onde: il vento infatti era contrario. Sul finire della notte egli andò verso di loro camminando sul mare. Vedendolo camminare sul mare, i discepoli furono sconvolti e dissero: «È un fantasma!» e gridarono dalla paura. Ma subito Gesù parlò loro dicendo: «Coraggio, sono io, non abbiate paura!».
Pietro allora gli rispose: «Signore, se sei tu, comandami di venire verso di te sulle acque». Ed egli disse: «Vieni!». Pietro scese dalla barca, si mise a camminare sulle acque e andò verso Gesù. Ma, vedendo che il vento era forte, s’impaurì e, cominciando ad affondare, gridò: «Signore, salvami!». E subito Gesù tese la mano, lo afferrò e gli disse: «Uomo di poca fede, perché hai dubitato?».
Appena saliti sulla barca, il vento cessò. Quelli che erano sulla barca si prostrarono davanti a lui, dicendo: «Davvero tu sei Figlio di Dio!».
Compiuta la traversata, approdarono a Gennèsaret. E la gente del luogo, riconosciuto Gesù, diffuse la notizia in tutta la regione; gli portarono tutti i malati e lo pregavano di poter toccare almeno il lembo del suo mantello. E quanti lo toccarono furono guariti.

Nelle crisi s’impara a pregare
Gesù cerca la solitudine per pregare. Ci sono momenti nei quali si avverte maggiormente il bisogno di una relazione più intima con Dio per trovare conforto e incoraggiamento nel continuare la propria missione in mezzo al mondo. Non sono state poche le resistenze interiori che Gesù ha incontrato nel suo cammino. Anche lui ha avuto paura, e chi non l’avrebbe avuta presagendo la propria morte violenta, come era accaduto a Giovanni Battista. La paura fa tremare il cuore e più insidiosa si fa la tentazione di abbandonare il campo. Mentre gli apostoli combattono contro il vento Gesù cammina incontro a loro. Questa immagine comunica al lettore la determinazione di Gesù di affrontare la morte non andando contro ma camminando verso i suoi discepoli. Gli apostoli nella barca in mezzo al mare fanno la medesima esperienza di Gesù che resiste al vento contrario della paura e dello scoraggiamento. Dalla preghiera nasce la determinazione di farsi prossimo agli altri nelle loro difficoltà, condividendole e affrontandole con fede. La fiducia che Gesù nutre nei confronti del Padre matura nella preghiera e da essa scaturisce la misericordia con la quale egli va verso gli uomini e si fa loro compagno di cammino. La paura distorce la percezione della realtà e gli apostoli rimangono sconvolti alla vista di Gesù che cammina sulle acque. La paura ci afferra quando la realtà supera la nostra immaginazione abituati, come siamo, a incasellare ogni cosa nei nostri schemi mentali. Sebbene si creda nel Dio dell’impossibile, il dubbio rivela la debolezza o l’inconsistenza della nostra fede a volte ridotta a idea oppure ad utopia. La fede è l’esperienza che contraddice le nostre idee e destruttura le nostre certezze per conformarle alla realtà di Dio il cui amore supera di gran lunga le attese e le pretese umane. È in mezzo alle crisi che si matura nella fede e, attraversando le prove della vita, s’impara a pregare. Nel mezzo di una crisi Pietro rivolge a Gesù due preghiere. La prima, anche se sembra quasi una sfida, mostra la sua fede nella parola del Signore. L’impossibile può diventare possibile anche a lui se Gesù gli comanda di andargli incontro camminando sulle acque. La seconda preghiera è una supplica che rivela la fede nella potenza salvifica di Gesù. La vita ci testimonia continuamente che se interloquiamo con la paura, e ci lasciamo dominare da essa, sprofondiamo nella disperazione, se invece ricorriamo alla preghiera e da essa ci lasciamo trasformare, in modo da non andare contro ma camminare verso Dio avendo lo sguardo fisso su di Lui, allora sperimentiamo la sua salvezza.

Preghiamo
Signore Gesù, Dio dell’impossibile, insegnami a pregare per rimanere saldo nella fede quando la paura fa tremare il cuore. Tu che sulla croce hai pregato per me e, offrendo la tua vita al Padre, mi sei venuto incontro per porgermi la tua mano, aiutami ad affrontare le prove della vita con la stessa fiducia con la quale hai compiuto la volontà di Dio. Accresci in me la fede, alimenta la speranza, vivifica la carità perché nella missione di ogni giorno non mi lasci vincere dallo scoraggiamento ma nella tua parola possa trovare forza e coraggio per attuare il comandamento dell’amore.