Dio pianta nel campo della Sua Chiesa guide illuminate e illuminanti – Martedì della XVIII settimana del Tempo Ordinario (Anno pari) – San Giovanni Maria Vianney
Martedì della XVIII settimana del Tempo Ordinario (Anno pari) – San Giovanni Maria Vianney
Ger 30, 1-2.12-15.18-22 Sal 101

Dio onnipotente e misericordioso,
che hai fatto di san Giovanni Maria [Vianney]
un pastore mirabile per lo zelo apostolico,
per la sua intercessione e il suo esempio
fa’ che con la nostra carità guadagniamo a Cristo i fratelli e godiamo,
insieme con loro, la gloria senza fine.
Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio,
e vive e regna con te, nell’unità dello Spirito Santo,
per tutti i secoli dei secoli.
Dal libro del profeta Geremìa Ger 30,1-2.12-15.18-22
Ti ho trattato così per la tua grande iniquità. Cambierò la sorte delle tende di Giacobbe.
Parola rivolta a Geremìa da parte del Signore:
«Così dice il Signore, Dio d’Israele: Scriviti in un libro tutte le cose che ti ho detto.
Così dice il Signore:
La tua ferita è incurabile,
la tua piaga è molto grave.
Nessuno ti fa giustizia;
per un’ulcera vi sono rimedi,
ma non c’è guarigione per te.
Ti hanno dimenticato tutti i tuoi amanti,
non ti cercano più;
poiché ti ho colpito come colpisce un nemico,
con un castigo spietato,
per la tua grande iniquità,
perché sono cresciuti i tuoi peccati.
Perché gridi per la tua ferita?
Incurabile è la tua piaga.
Ti ho trattato così
per la tua grande iniquità,
perché sono cresciuti i tuoi peccati.
Così dice il Signore:
Ecco, cambierò la sorte delle tende di Giacobbe
e avrò compassione delle sue dimore.
Sulle sue rovine sarà ricostruita la città
e il palazzo sorgerà al suo giusto posto.
Vi risuoneranno inni di lode,
voci di gente in festa.
Li farò crescere e non diminuiranno,
li onorerò e non saranno disprezzati;
i loro figli saranno come un tempo,
la loro assemblea sarà stabile dinanzi a me,
mentre punirò tutti i loro oppressori.
Avranno come capo uno di loro,
un sovrano uscito dal loro popolo;
io lo farò avvicinare a me ed egli si accosterà.
Altrimenti chi rischierebbe la vita
per avvicinarsi a me?
Oracolo del Signore.
Voi sarete il mio popolo
e io sarò il vostro Dio».
La ferita riconosciuta diventa principio di guarigione
Geremia contempla la condizione di Giuda attraverso l’immagine di una ferita incurabile. Il peccato ha prodotto conseguenze profonde: il popolo è abbandonato dagli alleati nei quali aveva confidato, la città è in rovina e ogni sicurezza umana è venuta meno. Il giudizio di Dio non è però l’ultima parola. Proprio quando la piaga appare senza rimedio, il Signore annuncia: «Cambierò la sorte delle tende di Giacobbe». La salvezza non consiste nel nascondere il male o nel negarne la gravità, ma nel lasciarsi ricostruire dalla compassione di Dio. Egli rialza la città dalle rovine, restituisce stabilità alla comunità e rinnova l’alleanza: «Voi sarete il mio popolo e io sarò il vostro Dio». Anche la figura del sovrano, scelto tra il popolo e ammesso alla presenza divina, alimenta l’attesa di un mediatore capace di riavvicinare l’umanità a Dio. La speranza nasce dunque dalla fedeltà del Signore, che trasforma il castigo in purificazione e le rovine in luogo di una nuova comunione.
Salmo responsoriale Sal 101
Il Signore ha ricostruito Sion ed è apparso in tutto il suo splendore.
Le genti temeranno il nome del Signore
e tutti i re della terra la tua gloria,
quando il Signore avrà ricostruito Sion
e sarà apparso in tutto il suo splendore.
Egli si volge alla preghiera dei derelitti,
non disprezza la loro preghiera.
Questo si scriva per la generazione futura
e un popolo, da lui creato, darà lode al Signore:
«Il Signore si è affacciato dall’alto del suo santuario,
dal cielo ha guardato la terra,
per ascoltare il sospiro del prigioniero,
per liberare i condannati a morte.
I figli dei tuoi servi avranno una dimora,
la loro stirpe vivrà sicura alla tua presenza.
Perché si proclami in Sion il nome del Signore
e la sua lode in Gerusalemme,
quando si raduneranno insieme i popoli
e i regni per servire il Signore.
Dio ascolta il sospiro dei prigionieri
Il Salmo 101 è la supplica di un uomo afflitto, la cui sofferenza personale si intreccia con quella di Gerusalemme distrutta. Nel suo sviluppo, il lamento si apre progressivamente alla speranza. Il salmista comprende che Dio non rimane indifferente, ma si china sulla preghiera dei derelitti, ascolta il gemito dei prigionieri e prepara la ricostruzione di Sion. Il salmo riprende così il movimento della prima lettura: dalla ferita alla guarigione, dalle rovine alla città ricostruita, dalla dispersione alla dimora sicura. L’invito a mettere per iscritto queste opere per le generazioni future richiama il comando rivolto a Geremia di raccogliere in un libro le parole del Signore. La memoria della salvezza diventa testimonianza e motivo di lode, perché altri possano riconoscere che Dio ascolta il dolore, libera dalla morte e crea un popolo nuovo. La ricostruzione di Sion assume infine un respiro universale: popoli e regni si raduneranno per servire il Signore. La misericordia che risolleva Israele lo rende segno della gloria di Dio per tutte le genti.
Dal Vangelo secondo Matteo Mt 15,1-2.10-14
Ogni pianta, che non è stata piantata dal Padre mio celeste, verrà sradicata.
In quel tempo alcuni farisei e alcuni scribi, venuti da Gerusalemme, si avvicinarono a Gesù e gli dissero: «Perché i tuoi discepoli trasgrediscono la tradizione degli antichi? Infatti quando prendono cibo non si lavano le mani!».
Riunita la folla, Gesù disse loro: «Ascoltate e comprendete bene! Non ciò che entra nella bocca rende impuro l’uomo; ciò che esce dalla bocca, questo rende impuro l’uomo!».
Allora i discepoli si avvicinarono per dirgli: «Sai che i farisei, a sentire questa parola, si sono scandalizzati?».
Ed egli rispose: «Ogni pianta, che non è stata piantata dal Padre mio celeste, verrà sradicata. Lasciateli stare! Sono ciechi e guide di ciechi. E quando un cieco guida un altro cieco, tutti e due cadranno in un fosso!».
Dio pianta nel campo della Sua Chiesa guide illuminate e illuminanti
La traversata del lago ha rivelato agli apostoli che erano sulla barca senza Gesù, simbolo della comunità cristiana dopo la risurrezione del Signore, che egli anche se non è immediatamente visibile rimane sempre con la sua Chiesa. Dio viene incontro ai suoi per salvarli. Attraverso il comando dato a Pietro di raggiungerlo camminando sull’acqua a piedi nudi, Gesù trasmette agli apostoli la facoltà e il potere di combattere contro la morte e vincerla, a patto di mantenere il contatto con Lui. L’uomo con le sue sole forze non riesce a gestire la vita che spesso è contrastata da prove e difficoltà. Di frequente si affaccia la tentazione di fare da sé allontanandosi dalla riva che simboleggia i punti fermi di una regola di vita che mantiene viva una relazione. Abbiamo l’illusione di saper gestire in autonomia i venti dei sentimenti e delle emozioni, ma in realtà, quando diventano troppo forti, siamo travolti e ci blocchiamo.
La pretesa di autonomia porta all’autoreferenzialità e ad imporre la propria idea su quella degli altri proponendosi come leader. Dio ci pianta in mezzo al campo del mondo e nel terreno della Chiesa non per essere guide autoritarie che fanno leva sulle leggi e le norme, ma per farci compagni di strada con i fratelli con i quali condividiamo la sequela dell’unico Maestro, Gesù Cristo.
Anche se il Risorto non è visibile egli rimane nella Chiesa facendo udire la sua parola che non può essere sostituita con le personali interpretazioni. Le guide nella Chiesa sono chiamate a evangelizzare sempre, cioè a far risuonare dovunque e comunque la Parola di Dio. Le guide illuminate sono quelle che, ispirate dalla Parola di Dio, aiutano a camminare sui sentieri della vita anche se impervi. Le prove possono diminuire la lucidità, ed è in quei momenti che dobbiamo chiedere aiuto e chi è posto da Dio nella Chiesa come guida deve essere pronto ad accogliere, ascoltare e accompagnare.
La guida illuminata non tenderà a sedurre e sfruttare la situazione per avere un atteggiamento dominante, ma si porrà con pazienza accanto commisurando i suoi passi sulla effettiva capacità di colui che guida. L’alta missione educativa affidata ai discepoli, siano essi genitori, educatori, insegnanti, ha successo solo se, guidati dalla Parola di Dio, in costante contatto con Lui, poniamo al centro dell’azione educativa la persona, soprattutto quella più fragile e povera e non noi stessi o la norma nella quale si nasconde il culto della propria personalità.
Dio ci offre l’intelligenza per discernere la giusta guida. Essa non sarà quella che mi darà le risposte e soluzioni a ogni problema, né quella che sembra essere immune dall’errore e dalla debolezza. Il segreto di una guida saggia e illuminata è la parola «insieme», pronunciata e realizzata. Incontro, ascolto, accoglienza, accompagnamento, attenzione senza imposizione, sono atteggiamenti tipici della guida avveduta che non trascina con la forza della legge o del personale carisma, ma partecipa con gli altri dello stesso cammino verso Dio per la piena comunione con Lui.
Preghiamo
Signore Gesù, Pastore e guida delle nostre anime, purifica il nostro cuore perché da esso sgorghino parole di verità e di carità. Sradica dalla tua Chiesa ciò che il Padre non ha piantato e liberaci dalla cecità dell’orgoglio e dalla durezza delle nostre tradizioni. Illumina quanti hai posto come guide del tuo popolo, perché sappiano ascoltare, accogliere e accompagnare con pazienza i più fragili. Donaci di camminare insieme, docili alla tua Parola e attenti gli uni agli altri, finché tutti giungiamo alla piena comunione con te. Amen.
