Scrivi umiltà e leggi umanità – Sabato della XV settimana del Tempo Ordinario (Anno dispari)
Sabato della XV settimana del Tempo Ordinario (Anno dispari)

O Dio, che mostri agli erranti la luce della tua verità
perché possano tornare sulla retta via,
concedi a tutti coloro che si professano cristiani
di respingere ciò che è contrario a questo nome
e di seguire ciò che gli è conforme.
Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio,
e vive e regna con te, nell’unità dello Spirito Santo,
per tutti i secoli dei secoli.
Dal libro dell’Èsodo Es 12,37-42
Notte di veglia fu questa per il Signore per farli uscire dalla terra d’Egitto.
In quei giorni, gli Israeliti partirono da Ramses alla volta di Succot, in numero di seicentomila uomini adulti, senza contare i bambini. Inoltre una grande massa di gente promiscua partì con loro e greggi e armenti in mandrie molto grandi.
Fecero cuocere la pasta che avevano portato dall’Egitto in forma di focacce àzzime, perché non era lievitata: infatti erano stati scacciati dall’Egitto e non avevano potuto indugiare; neppure si erano procurati provviste per il viaggio.
La permanenza degli Israeliti in Egitto fu di quattrocentotrent’anni. Al termine dei quattrocentotrent’anni, proprio in quel giorno, tutte le schiere del Signore uscirono dalla terra d’Egitto.
Notte di veglia fu questa per il Signore per farli uscire dalla terra d’Egitto. Questa sarà una notte di veglia in onore del Signore per tutti gli Israeliti, di generazione in generazione.
La veglia pasquale
È giunto finalmente il momento del grande viaggio. L’esodo è un passaggio di vita definitivo che non permette passi indietro. L’autore sottolinea che non si tratta di un viaggio di singoli pellegrini e pianificato ma è un cammino di popolo che si avvia su una strada sconosciuta e che con fiducia segue le indicazioni della sua guida. Come avviene per il parto, il tutto accade “in fretta”. I pani azzimi sono il segno del breve tempo che gli Israeliti hanno avuto per organizzarsi con le derrate alimentari. Chi li guida, chi si prende cura di loro? La notte è il tempo delle domande più intime e dei desideri più profondi, le une e gli altri affidati al cielo stellato. Dio è colui che veglia, ovvero ascolta e si prende cura di coloro che riconosce figli bisognosi del suo amore di padre e madre. Vegliare vuol dire «tenere gli occhi aperti» come una sentinella, avere attenzione per coloro che si consegnano o vengono affidate alle proprie cure. Quella notte vigiliare viene iscritta indelebilmente nella memoria storica d’Israele che ogni anno è chiamato nel rito a rinnovare la speranza e la fiducia, che animarono i loro padri e le loro madri nell’intraprendere il cammino dell’Esodo.
Dal Vangelo secondo Matteo Mt 12,14-21
Impose loro di non divulgarlo, perché si compisse ciò che era stato detto.
In quel tempo, i farisei uscirono e tennero consiglio contro Gesù per farlo morire. Gesù però, avendolo saputo, si allontanò di là. Molti lo seguirono ed egli li guarì tutti e impose loro di non divulgarlo, perché si compisse ciò che era stato detto per mezzo del profeta Isaìa:
«Ecco il mio servo, che io ho scelto;
il mio amato, nel quale ho posto il mio compiacimento.
Porrò il mio spirito sopra di lui
e annuncerà alle nazioni la giustizia.
Non contesterà né griderà
né si udrà nelle piazze la sua voce.
Non spezzerà una canna già incrinata,
non spegnerà una fiamma smorta,
finché non abbia fatto trionfare la giustizia;
nel suo nome spereranno le nazioni».
Scrivi umiltà e leggi umanità
Da una parte i farisei si appartano per riunirsi e decidere come far morire Gesù, dall’atra ci sono quelli che lo seguono e che vengono guariti. Gesù né scende a compromessi, né tanto meno rimane a contestare e a lottare contro i suoi detrattori, ma si allontana per continuare la missione che il Padre gli ha affidato. Chiunque lo segue sperimenta la potenza della guarigione operata da Dio. I farisei, accecati dall’invidia non hanno compreso che, opponendosi a Gesù, non hanno cercato di fermare solo un folle rivoluzionario, ma hanno rifiutato il servo di Dio attraverso cui il Signore opera la salvezza. Essi, immaginando Dio secondo categorie proprie dei regni mondani, ma estranei al suo cuore, hanno rimosso dalla loro memoria quelle pagine della Scrittura, in particolare quelle profetiche, nelle quali il Signore prometteva l’invio del Messia la cui caratteristica principale sarebbe stata l’umiltà.
L’umiltà non è un titolo da vantare ma è come il profumo la cui fragranza puoi gustare ma di cui non puoi descrivere a parole le sue proprietà se non narrare gli effetti che produce in chi ne sente l’odore. L’umiltà è il profumo dello Spirito Santo con il quale Dio unge colui che sceglie per fargli portare nel mondo la giustizia e la pace. L’umile lo riconosci non perché si confonde con la massa ma perché brilla nella notte degli affetti e della ragione. Proprio come Gesù che nelle tenebre della cattiveria splende di quella luce che può venire solamente dal Cielo. L’umile lo riconosci perché la sua voce non sovrasta quella degli altri ma è capace d’imporsi per la verità della quale si fa ministra. L’umile lo riconosci perché non alimenta la critica sterile che nella foga distrugge quello che incontra sul suo cammino e spegne ogni speranza di rinnovamento, al contrario, egli indica una via sulla quale lui stesso si fa compagno per uscire insieme dalle crisi.
L’umile non è un modello facile da imitare perché nel suo cammino non incontra apprezzamenti e successi, tuttavia, la scelta di consacrarsi a Dio, è l’unica capace di vincere ogni resistenza alla vita, persino quella della morte.
Preghiamo
Signore Gesù, scelto dal Padre e consacrato con il crisma dell’umiltà dallo Spirito, fa che seguendoti sulla via del servizio possa sperimentare la potenza della Grazia che guarisce dal peccato dell’invidia, della gelosia, dell’orgoglio che uccide. La gioia d’incontrarti e di essere sanato dal tuo perdono non sia affidata solo alle parole ma si effonda come profumo della Carità attraverso gesti di umanità e tenerezza.
