La regalità di Gesù tra la tentazione di salvarsi e la volontà di donarsi- XXXIV DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO C)

La regalità di Gesù tra la tentazione di salvarsi e la volontà di donarsi- XXXIV DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO C)

24 Novembre 2019 Off Di Pasquale Giordano

XXXIV DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO(ANNO C)

Nostro Signore Gesù Cristo Re dell’Universo

2Sam 5,1-3   Sal 121   Col 1,12-20   

+ Dal Vangelo secondo Luca (Lc 23,35-43)

Signore, ricordarti di me quando entrerai nel tuo regno.

In quel tempo, [dopo che ebbero crocifisso Gesù,] il popolo stava a vedere; i capi invece deridevano Gesù dicendo: «Ha salvato altri! Salvi se stesso, se è lui il Cristo di Dio, l’eletto». 

Anche i soldati lo deridevano, gli si accostavano per porgergli dell’aceto e dicevano: «Se tu sei il re dei Giudei, salva te stesso». Sopra di lui c’era anche una scritta: «Costui è il re dei Giudei».

Uno dei malfattori appesi alla croce lo insultava: «Non sei tu il Cristo? Salva te stesso e noi!». L’altro invece lo rimproverava dicendo: «Non hai alcun timore di Dio, tu che sei condannato alla stessa pena? Noi, giustamente, perché riceviamo quello che abbiamo meritato per le nostre azioni; egli invece non ha fatto nulla di male».

E disse: «Gesù, ricordati di me quando entrerai nel tuo regno». Gli rispose: «In verità io ti dico: oggi con me sarai nel paradiso».

La regalità di Gesù tra la tentazione di salvarsi e la volontà di donarsi

Al centro del brano evangelico di questa domenica c’è la scritta: “Costui è il re dei Giudei”. Questa espressione racchiude tante verità quanti sono i punti di vista da cui osservare l’evento. C’è chi, come il popolo assiste inerte, senza prendere una posizione, subendo gli eventi. Le autorità deridono Gesù e uno dei malfattori, crocifisso anche lui, lo insulta. Poi c’è un altro condannato a morte che prima rimprovera il suo compagno perché si associa al coro di chi schernisce Gesù, poi si rivolge a lui riconoscendolo come il re. Gesù non replica a coloro che lo insultano ma a colui che, partecipando al dolore, chiede anche di condividere la gioia della vittoria. 

Ciascuna delle espressioni davanti al Crocifisso rivela il cuore di chi le pronuncia. I capi non parlano direttamente a Gesù ma cercano di convincere la gente che assiste che Gesù se non salva sé stesso non è il Cristo di Dio. I soldati spronano il Crocifisso a salvare sé stesso, il malfattore che lo insulta, quasi in atto di sfida, gli chiede di salvarsi e salvarlo. 

Gesù è disprezzato perché non interpreta i desideri di potere, anzi li mortifica. Gesù non compie azioni strabilianti tali da essere un vincente e in modo da poter salire sul suo carro trionfante. Gesù non usa strategie per imporsi. Gesù è deriso perché agli occhi di chi cerca il potere, la ricchezza e l’affermazione di sé, appare come un inutile perdente. La rabbia contro Gesù si motiva solamente a partire da un forte senso di frustrazione che affligge i capi e i soldati. I capi e i soldati credono di non aver bisogno di salvezza perché si sentono in una posizione di forza. Gridano “salva te stesso” perché considerano la croce come qualcosa da cui essere liberati.

Neanche il malfattore che insulta Gesù ha una prospettiva più ampia delle altre due categorie di uomini. Agli occhi dell’altro malfattore Gesù appare il vero vincitore, colui che apre le porte del regno. 

Sul Golgota si ripropone per Gesù la tentazione per eccellenza: l’auto-salvezza. 

Da una parte c’è chi vede nella croce qualcosa da cui fuggire, un peso di cui liberarsi, dall’altra come la forma più alta di libertà e di solidarietà con i più piccoli. Uno dei due malfattori crocifissi riconosce nell’innocenza di Gesù la sua regalità. Senza alcuna colpa Egli sta soffrendo e morendo in croce. Se non è lì per una colpa, è lì solamente per un amore. Un amore umano non sarebbe mai giunto a quei livelli, ma quello divino certamente sì. 

“Ricordati di me nel tuo regno”. Questa richiesta del buon ladrone può essere parafrasata con le parole dei capi delle tribù che vanno da Davide per affermare la loro appartenenza al suo corpo. Regna su di noi. Sìì il nostro pastore, la nostra guida, colui che si prende cura di noi. Credere, in quanto affidarsi alla cura di Dio è il contrario del salvarsi.

Il primo battezzato è quel ladro che vede più lontano rispetto agli altri. Pur riconoscendo la propria colpa e la giusta sofferenza ad essa conseguente, tuttavia comprende che la via della salvezza è aperta per lui dietro Gesù. Non chiede di essere salvato dalla croce ma di essere accolto tra i suoi compagni. Salvarsi non significa liberarsi da qualcosa o qualcuno, ma darsi in una relazione d’amore. Il buon ladrone comprende che la salvezza sta nella relazione con Gesù attraverso la quale diventerà una persona nuova. 

La regalità di Gesù non è emancipazione da un’autorità superiore. Al nazionalismo sovranista egli oppone un governo, a partire da sé stessi, basato sull’obbedienza intesa come ascolto e accoglienza benevola. Gesù non è venuto per farsi servire ma per servire e dare la propria vita per il riscatto della nostra schiavitù.

Il buon ladrone ottiene la benedizione di Gesù: “Oggi sarai con me in paradiso”. La salvezza è nella relazione e nella comunione che si vive nell’oggi. Con Gesù la luce di pieno giorno della risurrezione irrompe anche nella notte del dolore più duro e irrora di speranza l’umanità assetata di libertà. 

 Auguro a tutti una serena giornata e vi benedico di cuore!