Il digiuno gradito a Dio

Il digiuno gradito a Dio

7 Marzo 2019 Off Di Pasquale Giordano

Il digiuno gradito a Dio – Venerdì dopo le Ceneri

Is 58,1-9   Sal 50  

+ Dal Vangelo secondo Matteo(Mt 9,14-15)

Quando lo sposo sarà loro tolto, allora digiuneranno.

 

In quel tempo, si avvicinarono a Gesù i discepoli di Giovanni e gli dissero: «Perché noi e i farisei digiuniamo molte volte, mentre i tuoi discepoli non digiunano?».

E Gesù disse loro: «Possono forse gli invitati a nozze essere in lutto finché lo sposo è con loro? Ma verranno giorni quando lo sposo sarà loro tolto, e allora digiuneranno».

Oggi, primo venerdì di quaresima il vangelo ci propone una riflessione circa il digiuno. A Gesù viene chiesto di giustificare il fatto che i suoi discepoli non digiunano con la stessa frequenza dei discepoli di Giovanni Battista e dei farisei. Il digiuno era una pratica penitenziale attraverso la quale ci si preparava all’arrivo del Messia il cui avvento era avvolto nel mistero. L’astensione dal cibo in alcuni giorni predisponeva alla sobrietà per poter riconoscere il Cristo nel momento della sua venuta e seguirlo. Col tempo pratiche come queste avevano assunto un’importanza identitaria perdendo molto del loro significato originale. Quando la relazione con il Signore è sostituita dalle pratiche devozionali in cui di fede c’è poco o niente, ma in compenso c’è tanta superstizione, allora, come nella prima lettura tratta dal profeta Isaia (58, 1-9a), emerge la domanda: perché digiunare? Persino nella nostra cultura del ben-apparire piuttosto che del ben-essere il digiuno è consigliato dai nutrizionisti per purificarsi, eliminando così quelle sostanze tossiche che, in vario modo e per vari motivi, contaminano il corpo. Questo consiglio rimane utile nella misura in cui all’attenzione doverosa del proprio corpo esteriore si coniuga la cura del corpo interiore, l’igiene del cuore, inteso come la sede ideale dei pensieri, dei progetti, della volontà. Per Gesù il digiuno non è tanto una pratica formale quanto l’esperienza di sentire dolore per la mancanza di una parte importante di se. La sua assenza è un vuoto dentro cui si può sprofondare, ma che può essere colmato con la carità. Il digiuno, inteso come una forma ascetica per temprare il corpo e rafforzare la volontà, esclude il rapporto con il Signore o al massimo lo relega in un ambito periferico della vita. Il digiuno fatto per amore allo Sposo nei momenti più duri, quando ci sentiamo soli o persino lasciati da Dio, ha il compito di riportare al cuore della nostra vita la necessità di relazioni d’amore grato e gratuito con Dio e i fratelli. Digiunare ci fa avvertire la fame, cioè il bisogno, di umanità, di tenerezza, di fraternità. L’impegno di questa giornata è quello di prenderci del tempo per stare con una persona parlando con lei guardandola negli occhi o stringendole la mano.

 

Signore Gesù, mi insegni che il digiuno è un atto d’amore a colui che, assente fisicamente, è presente nel ricordo del cuore e nei fratelli più poveri. Nel cammino della vita a volte, per aver voluto lasciare la tua mano, mi son trovato nel deserto della solitudine dove si è tentati di vivere isolati gli uni dagli altri, misurandoci e giudicandoci vicendevolmente. La rinuncia al cibo sia il simbolo del rifiuto a ogni tentativo di appropriarmi di tutto e di ridurre tutto al mio io. Che il digiuno mi faccia sentire fame di Te, della tua parola, della Tua presenza. Fa che possa cercarti desiderandoti, che possa trovarti cercandoti, che possa amarti incontrandoti.

 

Auguro a tutti una serena giornata e vi benedico di cuore!