Chi trova l’amico Gesù, trova un tesoro … da condividere

Chi trova l’amico Gesù, trova un tesoro … da condividere

4 Gennaio 2019 Off Di Pasquale Giordano

Chi trova l’amico Gesù, trova un tesoro … da condividere – Feria propria del 4 Gennaio

1Gv 3,7-10   Sal 97

 

+ Dal Vangelo secondo Giovanni(Gv 1,35-42)

Abbiamo trovato il Messia.

 

In quel tempo, Giovanni stava con due dei suoi discepoli e, fissando lo sguardo su Gesù che passava, disse: «Ecco l’agnello di Dio!». E i suoi due discepoli, sentendolo parlare così, seguirono Gesù.

Gesù allora si voltò e, osservando che essi lo seguivano, disse loro: «Che cosa cercate?». Gli risposero: «Rabbì – che, tradotto, significa maestro –, dove dimori?». Disse loro: «Venite e vedrete». Andarono dunque e videro dove egli dimorava e quel giorno rimasero con lui; erano circa le quattro del pomeriggio.

Uno dei due che avevano udito le parole di Giovanni e lo avevano seguito, era Andrea, fratello di Simon Pietro. Egli incontrò per primo suo fratello Simone e gli disse: «Abbiamo trovato il Messia» – che si traduce Cristo – e lo condusse da Gesù. Fissando lo sguardo su di lui, Gesù disse: «Tu sei Simone, il figlio di Giovanni; sarai chiamato Cefa» – che significa Pietro.

 

L’amicizia dei primi discepoli con Gesù è iniziata non in seguito a qualche suo discorso o a un miracolo operato da lui, ma semplicemente grazie al modo con il quale Giovanni Battista parlava di lui. Le parole del Battista che appella Gesù come l’agnello di Dio, non sono un’astratta formula teologica, ma un’esclamazione gioiosa che nasce dal cuore che arde di riconoscenza per Dio e il suo grande amore per l’uomo. La professione di fede del Battista è conseguenza del fatto che egli guarda Gesù con gli occhi della fede, riconoscendo in lui il Messia, l’Agnello di Dio. I due discepoli del Battista seguono Gesù spinti dalla forza dell’entusiasmo di Giovanni piuttosto che da una personale convinzione.

La domanda di Gesù: cosa cercate? Invita coloro che lo seguono a interrogare il proprio cuore circa i loro desideri, le loro speranze. Gesù non è la risposta ad ogni attesa, soprattutto se di carattere mondano. L’interrogativo di Gesù induce a purificare le attese perché siano in linea con la sua missione: egli infatti è l’Agnello di Dio che viene portare la pace e a liberare dal peccato. Mi domando allora, cosa cerca il mio cuore? Cerco il volto di Dio, cioè una relazione personale con lui o la soddisfazione dei miei bisogni?

La proposta di Gesù ai discepoli viene solo dopo che essi hanno esplicitato il desiderio del cuore: dove dimori? È importante dare voce al bisogno del cuore di relazioni stabili, non provvisorie e interessate. Questa vocazione diventa invocazione: Vieni Signore, ad abitare la mia vita, perché io faccia casa con te.

Una relazione d’amore si costruisce poco alla volta alimentata dall’esperienza dell’abitare insieme, meglio, dell’ospitarsi reciprocamente. Stare con una persona non significa solo condividere uno stesso spazio, ma condividere il proprio vissuto perché ognuno con l’altro si senta a casa, si senta l’uno parte dell’altro.

Inizia così l’amicizia con Gesù! Quando questa è autentica non la si vive nascondendola o vivendola in maniera privatistica, ma si sente l’esigenza di allargare gli spazi dell’amicizia includendo in quell’abbraccio anche altri. Andrea comunica la scoperta del Messia a suo fratello Pietro; nelle sue parole traspare lo stesso entusiasmo di Giovanni Battista. Se Simone non avesse colto nel volto e nelle parole del fratello una novità inedita non si sarebbe mosso per andare da Gesù, il quale vedendolo al di là delle apparenze, gli rivela la sua vocazione contenuta nel nome nuovo: Cefa che significa Pietra. Gesù non dà a Pietro un incarico, ma gli rivela la sua vocazione e la sua missione nella comunità apostolica: garante di relazioni stabili e durature perché fedeli.

 

Signore Gesù, che ti fai prossimo in ogni vicenda lieta e triste della vita, che io possa riconoscerti vicino e seguirti, non per ottenere la risoluzione di particolari problemi ma per crescere nell’amicizia con te. Quando la mia fede si sbiadisce e diventa monotona come le formule biascicate meccanicamente, ravviva in me il desiderio di cercarti, donami la grazia di trovarti e l’entusiasmo di condividere la tua amicizia con i miei fratelli.

 

Auguro a tutti una serena giornata e vi benedico di cuore!