Adorazione eucaristica  – Donare di più, non dare il di più – XXXII domenica del T. O. (anno B)

Adorazione eucaristica – Donare di più, non dare il di più – XXXII domenica del T. O. (anno B)

9 Novembre 2018 Off Di Pasquale Giordano

ADORAZIONE EUCARISTICA

CON LE LETTURE DELLA XXXII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO B)

Donare di più, non dare il di più

Mi introduco nella preghiera con la liturgia delle ore del giorno

 

Preghiamo

O Dio, Padre degli orfani e delle vedove, rifugio agli stranieri, giustizia agli oppressi, sostieni la speranza del povero che confida nel tuo amore, perché mai venga a mancare la libertà e il pane che tu provvedi, e tutti impariamo a donare sull’esempio di colui che ha donato se stesso, Gesù Cristo nostro Signore. Egli è Dio, e vive e regna con te…

 

Dal primo libro dei Re (1Re 17,10-16)

 La vedova fece con la sua farina una piccola focaccia e la portò a Elia.

 

In quei giorni, il profeta Elia si alzò e andò a Sarèpta. Arrivato alla porta della città, ecco una vedova che raccoglieva legna. La chiamò e le disse: «Prendimi un po’ d’acqua in un vaso, perché io possa bere». Mentre quella andava a prenderla, le gridò: «Per favore, prendimi anche un pezzo di pane». Quella rispose: «Per la vita del Signore, tuo Dio, non ho nulla di cotto, ma solo un pugno di farina nella giara e un po’ d’olio nell’orcio; ora raccolgo due pezzi di legna, dopo andrò a prepararla per me e per mio figlio: la mangeremo e poi moriremo». Elia le disse: «Non temere; va’ a fare come hai detto. Prima però prepara una piccola focaccia per me e portamela; quindi ne preparerai per te e per tuo figlio, poiché così dice il Signore, Dio d’Israele: “La farina della giara non si esaurirà e l’orcio dell’olio non diminuirà fino al giorno in cui il Signore manderà la pioggia sulla faccia della terra”». Quella andò e fece come aveva detto Elia; poi mangiarono lei, lui e la casa di lei per diversi giorni. La farina della giara non venne meno e l’orcio dell’olio non diminuì, secondo la parola che il Signore aveva pronunciato per mezzo di Elia. Parola di Dio

 

La richiesta di Elia, l’uomo di Dio, alla vedova sembra essere una provocazione: prima prepara una piccola focaccia per me. Quello che chiede Elia è un atto di fede! L’atto di fede consiste nell’offrire tutto quello che si ha per vivere per indicare che il valore della vita non è dato da quello che posseggo, ma da quello che dono. L’offerta fatta con fiducia nella parola dell’uomo di Dio garantisce la vita di quella donna e della sua casa.

 

Quale valore dò alla mia vita? Quanto di quello che do è un dono, cioè un offerta che nasce dalla fiducia verso l’altro?

 

 

 

 

 

SALMO RESPONSORIALE (Sal 145)

 Rit: Loda il Signore, anima mia.

 

Il Signore rimane fedele per sempre

rende giustizia agli oppressi,

dà il pane agli affamati.

 

Il Signore libera i prigionieri.

Il Signore ridona la vista ai ciechi,

il Signore rialza chi è caduto,

il Signore ama i giusti,

il Signore protegge i forestieri.

 

Egli sostiene l’orfano e la vedova,

ma sconvolge le vie dei malvagi.

Il Signore regna per sempre,

il tuo Dio, o Sion,

di generazione in generazione.

 

Dalla lettera agli Ebrei(Eb 9,24-28)

Cristo si è offerto una volta per tutte per togliere i peccati di molti.

 

Cristo non è entrato in un santuario fatto da mani d’uomo, figura di quello vero, ma nel cielo stesso, per comparire ora al cospetto di Dio in nostro favore. E non deve offrire se stesso più volte, come il sommo sacerdote che entra nel santuario ogni anno con sangue altrui: in questo caso egli, fin dalla fondazione del mondo, avrebbe dovuto soffrire molte volte. Invece ora, una volta sola, nella pienezza dei tempi, egli è apparso per annullare il peccato mediante il sacrificio di se stesso. E come per gli uomini è stabilito che muoiano una sola volta, dopo di che viene il giudizio, così Cristo, dopo essersi offerto una sola volta per togliere il peccato di molti, apparirà una seconda volta, senza alcuna relazione con il peccato, a coloro che l’aspettano per la loro salvezza. Parola di Dio

 

Cristo Gesù muore, come ogni uomo, una volta sola per indicare che è un evento che non può ripetersi. La morte di Gesù è tuttavia diversa dalla morte degli altri uomini perché essa è l’offerta di sé attraverso la quale l’uomo è liberato dalla schiavitù del peccato. Il dono di Dio, l’offerta di sé nella morte, dice l’irrevocabilità della scelta di Dio di amare l’uomo. Questa scelta è stata fatta una volta per tutte perché è una scelta di amore.

 

Le mie scelte sono dettate dall’amore autentico che trova in Dio la sua fonte? Il mio amore si attua in scelte che mirano a liberare e far crescere colui/colei che amo?

 

+ Dal Vangelo secondo Marco(Mc 12,38-44)

Questa vedova, nella sua povertà, ha dato tutto quello che aveva.

 

In quel tempo, Gesù [nel tempio] diceva alla folla nel suo insegnamento: «Guardatevi dagli scribi, che amano passeggiare in lunghe vesti, ricevere saluti nelle piazze, avere i primi seggi nelle sinagoghe e i primi posti nei banchetti. Divorano le case delle vedove e pregano a lungo per farsi vedere. Essi riceveranno una condanna più severa». Seduto di fronte al tesoro, osservava come la folla vi gettava monete. Tanti ricchi ne gettavano molte. Ma, venuta una vedova povera, vi gettò due monetine, che fanno un soldo. Allora, chiamati a sé i suoi discepoli, disse loro: «In verità io vi dico: questa vedova, così povera, ha gettato nel tesoro più di tutti gli altri. Tutti infatti hanno gettato parte del loro superfluo. Lei invece, nella sua miseria, vi ha gettato tutto quello che aveva, tutto quanto aveva per vivere». Parola del Signore.

 

Guardatevi dagli scribi: Gli scribi erano i custodi e gli interpreti dei testi sacri. Avevano una funzione giuridica ed emettevano le sentenze nelle controversie in base all’interpretazione della Scrittura. La loro funzione importante era inficiata da alcuni atteggiamenti. Il primo atteggiamento da evitare è il distinguersi dagli altri per ricevere onori, privilegi, benefici. Il secondo atteggiamento denuncia un peccato più grave: speculare sul bisogno delle persone più fragili. Al danno si aggiunge la beffa di pratiche religiose false.

 

Il bene che faccio quale fine ha? La Parola di Dio che ascolto mi spinge a trovare i modi per colmare le distanze con chi sento diverso da me o per rimarcarla di più? Invoco lo Spirito di Dio perché questa Parola sia luce sul mio cammino, cioè sui miei modi di pensare. Mi pongo nei confronti degli altri facendo pesare i loro limiti, mettendoli su un piano inferiore a me, o mi faccio compagno nel portare il peso della loro povertà? La mia preghiera è veramente incontro d’amore con Dio e con i fratelli e sorelle, soprattutto quelli che sono più diversi delle mie attese?

 

Seduto … osservava … una vedova povera … che ha offerto tutto (tutta la sua vita).

La contemplazione è guardare con gli occhi di Dio, guardare da dentro, guardare con amore, guardare l’essenziale. Dio non guarda e apprezza non “il quanto” ma il “come”. I ricchi danno “il di più” mentre la povera vedova “dà di più” perché non dona il superfluo, ma offre il necessario. Il dono della povera vedova è un atto di fede innanzitutto perché tutto attende, pronta ad accogliere tutto da Dio, la vita. La condizione di vedovanza e di povertà per quella donna significava essere vulnerabile, indifesa. Non ha altro da offrire al Signore se non la sua povertà, le sue lacrime, il suo dolore, la sua rabbia, tutto ciò che agli occhi degli uomini è senza valore, è disprezzabile, Dio lo accoglie come un dono perché è tutto quello che la donna è.

 

Il mio atto di fede è il dono della mia povertà, delle mie mancanze, dei miei peccati, dei miei limiti, delle mie debolezze, i miei fallimenti, le mie paure? Le tante cose che faccio per gli altri sono un modo per nascondere a me stesso, a Dio e agli altri la mia fragilità, o è il modo con il quale condivido con gioia la mia povertà, cioè che non basto a me stesso e che per vivere ho bisogno di amore?

 

Preghiera dei fedeli
Fratelli e sorelle, entrando in questa chiesa ci siamo messi sotto lo sguardo di Dio. Egli guarda il nostro cuore e vede in realtà quello che siamo. Preghiamo perché trasformi il nostro desiderio di ostentazione in umiltà, il nostro attaccamento al denaro in carità generosa e umile.
Preghiamo insieme e diciamo: Ascoltaci, o Signore.

1. Per coloro che nella Chiesa hanno posti di responsabilità: con la parola e con l’esempio insegnino a tutti e non cercare incarichi di prestigio, ma di servizio umile e fecondo a tutti gli uomini, preghiamo.
2. Per le vedove e gli orfani, perché trovino nelle comunità cristiane sostegno e solidarietà, preghiamo.
3. Per gli educatori, gli insegnanti, i catechisti e i genitori: animino dello spirito del Vangelo la loro attività educativa, offrendo ai più piccoli i giusti modelli di vita per la loro crescita, preghiamo.
4. Per la nostra comunità cristiana: si unisca al sacrificio di Cristo, per rinnovare la volontà di servire i più poveri, preghiamo.

Padre nostro

Signore Gesù, che per venire a salvarci hai scelto la strada dell’umiltà e del nascondimento e hai avuto attenzione verso tutti, ma in special modo verso i poveri, aiutaci a camminare per la stessa tua strada, in umiltà e condivisione. Tu che vivi e regni nei secoli dei secoli.

XXXII T.O. (anno B) adorazione