La crisi non disperde i credenti ma li sparge come seme fecondo perché il Vangelo fruttifichi – Mercoledì III settimana di Pasqua

La crisi non disperde i credenti ma li sparge come seme fecondo perché il Vangelo fruttifichi – Mercoledì III settimana di Pasqua

18 Aprile 2018 Off Di Pasquale Giordano

Dagli Atti degli Apostoli (At 8, 1-8)

 

In quel giorno scoppiò una violenta persecuzione contro la Chiesa di Gerusalemme; tutti, ad eccezione degli apostoli, si dispersero nelle regioni della Giudea e della Samarìa.

Uomini pii seppellirono Stefano e fecero un grande lutto per lui. Sàulo intanto cercava di distruggere la Chiesa: entrava nelle case, prendeva uomini e donne e li faceva mettere in carcere.

Quelli però che si erano dispersi andarono di luogo in luogo, annunciando la Parola.

Filippo, sceso in una città della Samarìa, predicava loro il Cristo. E le folle, unanimi, prestavano attenzione alle parole di Filippo, sentendolo parlare e vedendo i segni che egli compiva. Infatti da molti indemoniati uscivano spiriti impuri, emettendo alte grida, e molti paralitici e storpi furono guariti. E vi fu grande gioia in quella città.

 

Tertulliano, teologo dei primi secoli del cristianesimo, affermava: il sangue dei martiri è seme di nuovi cristiani. Infatti la persecuzione contro i cristiani diventa un’occasione per essi di essere “disseminati” in altri luoghi, proprio come la parabola del seminatore suggerisce. Un atto violento finalizzato a disperdere i nemici viene trasformato dal Signore in una seminagione della Parola oltre i confini di Gerusalemme. Durante l’attacco dei nemici gli apostoli rimangono a Gerusalemme quale presidio e fondamento della comunità; essi non fuggono davanti al lupo che attacca il gregge per distruggerlo. Coloro che lasciano Gerusalemme non sono vigliacchi, ma comprendono che è giunto il tempo di annunciare la parola anche in altri luoghi che non sono migliori o più sicuri di Gerusalemme. Gli apostoli fungono da punto fermo, base solida per la comunità provata dalle persecuzioni, gli altri membri della comunità, che potremmo chiamare anche “laici” vivono la vocazione e la missione coniugandola e adattandola alle mutate situazioni. Essi intravedono anche in questa esperienza di emigrazione e precarietà la possibilità di condividere il tesoro della fede che hanno ricevuto e trasmettere il vangelo, quella parola che libera dalle forze del male, guarisce dalle infermità del corpo e dello spirito e dona grande gioia.

Auguro una serena giornata e vi benedico di cuore!